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Viterbo - Prima di quello che è costato la vita a Botan Dumitru

Morto schiacciato dal trattore, altro incidente simile denunciato come caduta accidentale

di Silvana Cortignani
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Botan Dumitru

Botan Dumitru

Soriano nel Cimino - Incidente mortale sul lavoro - I carabinieri sul posto

Soriano nel Cimino – Incidente mortale sul lavoro – I carabinieri sul posto

Viterbo – Operaio agricolo morto schiacciato dal trattore nel tragico incidente avvenuto lo scorso 19 giugno in un bosco impervio di Soriano nel Cimino, prima dell’incidente mortale ci sono stati altri due infortuni sul lavoro. Vittime altri due operai degli stessi datori di lavoro arrestati ieri.

Uno si è ribaltato col trattore e denunciato come caduta accidentale e l’altro si è tagliato una gamba con la motosega. Il primo operai è poi diventato il prestanome del datore di lavoro e ora è indagato a piede libero.

Sono nel frattempo in attesa dell’interrogatorio di garanzia i due datori di lavoro della vittima, il 29enne Dumitru Botan, impiegato presso una cooperativa specializzata nel taglio dei boschi e nella raccolta della legna.

Agli arresti domiciliari sono finiti l’imprenditore 45enne di Vetralla Dante Presciutti (difeso dallo studio Massatani) e il suo braccio destro – nonché ex legale rappresentante e attuale vicepresidente della cooperativa Agripro di Caprarola – il macedone 42enne Zekir Mahmudov, residente a Latera.

Sono stati arrestati all’alba di ieri dai carabinieri, che hanno notificato loro la misura di custodia cautelare ai domiciliari disposta dal gip Francesco Rigato su richiesta del pm Stefano d’Arma e del procuratore capo Paolo Auriemma. Venerdì compariranno davanti al giudice delle indagini preliminari. 

La vittima, sbalzata dal trattore che si è ribaltato più volte precipitando lungo un tratto di oltre 70 metri fino a valle, non aveva neanche la patente e nessuna abilitazione alla conduzione di mezzi d’opera. 

Nonostante i dipendenti fossero all’oscuro dell’esistenza della cooperativa Agripro, ben conoscevano che a gestire l’attività in concreto erano Presciutti e Mahmudov, impartendo le direttive e corrispondendo le retribuzioni. Presciutti, secondo l’accusa, si serviva del prestanome, J.C.K. essendo stata dichiarata fallita la sua ditta individuale l’8 marzo 2018, con “trasmigrazione dei dipendenti nella Agripro”.

Due gli indagati a piede libero. Sono il prestanome J.C.K., un 31enne di nazionalità romena ufficialmente legale rappresentante di Agripro, e la moglie di Presciutti, E.F. di 36 anni. 

J.K.C., in particolare, è diventato il prestanome di Presciutti dopo un infortunio sul lavoro denunciato come caduta accidentale ai sanitari di Belcolle, analogo a quello in cui ha perso la vita Dumitri Botan, ovvero il ribaltamento di un trattore, avvenuto il 22 settembre 2018 a Castel Giorgio, tra Lazio e Umbria, in provincia di Terni. 


Una lunga scia di sangue

Oltre all’infortunio mortale  del 19 giugno e all’infortunio mai denunciato del 22 settembre 2018 a Castel Giorgio, quello di cui è stato vittima il futuro prestanome di Presciutti, J.K.C., ne è emerso un altro, avvenuto la primavera scorsa a Piansano, in cui la vittima, un operaio romeno 37enne, C.P., si è ferito con una motosega, riportando gravi lesioni.

“Riguardo al Presciutti si osserva che, al di là della sua formale incensuratezza scrive il gip Rigato – è gravato da plurimi procedimenti penali aventi ad oggetto anche violazioni della normativa in materia di sicurezza e salute sui posti di lavoro. Le esigenze cautelari vengono rese ancora più pressanti alla luce degli infortuni”.


“Era Presciutti il vero dominus della cooperativa”

“Che Presciutti fosse il vero dominus della cooperativa Agripro – scrivono gli investigatori – emerge anche dai tabulati relativi al traffico telefonico”. 

Mahmudov, che si occupava di dirigere gli operai sui luoghi di lavoro, era presente all’infortunio mortale occorso a Botan, testimone oculare del ribaltamento del trattore.

“Ancora prima di allertare i soccorsi si preoccupava di avvertire Presciutti, probabilmente per accordarsi sulla versione da dare”, si legge nelle 53 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare del gip Francesco Rigato. Solo un’ora dopo ha avvisato il prestanome J.C.K..


“Assoluto spregio verso le più elementari norme antinfortunistiche”

Non a caso gli arresti per omicidio colposo e innumerevoli violazioni della normativa sul lavoro sono scattati a distanza di cinque mesi.

Il gip Rigato parla di “imperterrita prosecuzione dell’attività della cooperativa nelle medesime precedenti condizioni di trascuratezza delle minime condizioni di sicurezza dei lavoratori” e “assoluto spregio dimostrato dagli indagati anche verso le più elementari norme antinfortunistiche, anche in considerazione della continuazione dell’attività lavorativa da parte della Agipro”.

Decisivi i tanti infortuni in cui sono rimasti coinvolti operai della Agripro emersi nel prosieguo delle indagini e l’ispezione effettuata lo scorso 24 settembre dalla Asl di Civita Castellana e dai carabinieri forestali di Soriano nel Cimino nel medesimo bosco in località Acquaspasa in cui alle 11 circa del 19 giugno si è verificato l’incidente costato la vita a Dumitru Botan. 

“Gli indagati – si legge nell’ordinanza – sembrano agire come se la normativa antinfortunistica non esistesse e appaiono del tutto incuranti delle possibili conseguenze che ciò può determinare in relazione alla stessa incolumità dei lavoratori, in un settore in cui molteplici sono i pericoli, in relazione a strumenti come mezzi meccanici, motoseghe e via dicendo e alla conformazione dei luoghi in cui operano, costituiti da boschi spesso collocati in zone impervie”. 

Silvana Cortignani


Articoli: “Messo alla guida di un trattore non idoneo e senza alcuna sicurezza” – Incidente mortale sul lavoro, due arresti per omicidio colposo – Stava recuperando legna col trattore quando si è ribaltato cadendo in un dirupo – Tre giovani vite spezzate in meno di due giorni


Presunzione di innocenza

Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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14 novembre, 2019

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