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Montefiascone - Al centro un fabbricato con vista sul lago di Bolsena - Tra gli indagati il dirigente Angelo Cecchetti e Massimo Ceccarelli nelle sue vesti di assessore

No ai sigilli al cantiere di via Bertina, bocciato dalla cassazione il ricorso della procura

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Massimo Ceccarelli

Massimo Ceccarelli

Montefiascone – Il cantiere sequestrato in via Bertina

Montefiascone – Il cantiere sequestrato in via Bertina

Montefiascone - Il cantiere sequestrato in via Bertina

Montefiascone – Il cantiere sequestrato in via Bertina

Montefiascone - Il cantiere sequestrato in via Bertina

Montefiascone – Il cantiere sequestrato in via Bertina

Montefiascone – (sil.co.) – Non torneranno i sigilli al cantiere di via Bertina, sequestrato due volte e due volte dissequestrato nel giro di pochi mesi, a agosto 2018 e poi di nuovo a aprile 2019. La corte di cassazione ha bocciato il ricorso della procura.

Si è chiuso così il braccio di ferro tra accusa e difesa sui lavori in corso a Montefiascone per la realizzazione di un fabbricato residenziale unifamiliare affacciato sul lago di Bolsena su un terremo sottoposto a vincolo di particoalre interesse paesaggistico.

Una vicenda nell’ambito della quale sono stati iscritti a vario titolo nel registro degli indagati, per presunti abusi edilizi in concorso, l’assessore all’urbanistica Massimo Ceccarelli nelle sue vesti di costruttore, il dirigente del settore urbanistica Angelo Cecchetti, la proprietaria dell’immobile, il progettista e direttore dei lavori.

I sigilli erano stati apposti una prima volta all’inizio di agosto 2018 e poi tolti a settembre dopo il ricorso al riesame da parte del difensore Enrico Valentini, concorde lo stesso pubblico ministero, in seguito a una relazione del geometra incaricato dal Comune.

Una relazione poi smentita dalla polizia giudiziaria sulla scorta di una carta tecnica regionale per cui il pm Franco Pacifici, dopo avere sentito il dirigente Angelo Cecchetti, il 19 ottobre 2018 e il 31 gennaio 2019, ha affidato due consulenze tecniche a un proprio geometra, depositate il 28 febbraio, secondo cui: “I lavori hanno comportato uno stravolgimento dell’ambiente circostante, con un corpo di fabbrica quasi totalmente fuori terra, costruito nel disprezzo totale delle norme urbanistiche e paesaggistiche vigenti, tentando poi di mascherare l’innalzamento del fabbricato con l’uso del terreno riportato”. Sempre il 28 febbraio è stata sentita a sommarie informazioni la funzionaria della Soprintendenza di Roma che aveva istruito la pratica, secondo cui “quanto realizzato era difforme da quanto autorizzato”

Risale al 23 maggio l’ultimo tassello, che ha definitivamente convinto il pm di essere nel giusto, quando la funzionaria della Soprintendenza ai beni paesaggistici, su richiesta di Pacifici, ha effettuato un sopralluogo sul cantiere, confermando “una forte difformità tra le altezze rappresentate in progetto per l’intero fabbricato e le strutture edificate, con un evidente potenziale incremento di impatto paesaggistico sull’intero contesto”.

L’ultima parola alla corte di cassazione, che ha rigettato in queste ore il ricorso della procura. 


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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29 novembre, 2019

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