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Viterbo - Tusciaweb lancia una campagna per la salvaguardia della loggetta e dei beni artistici e culturali della diocesi e chiede l'impegno del sindaco Arena, del governatore Zingaretti e del ministro Franceschini

Il Palazzo Papale si sta sfaldando…

di Carlo Galeotti

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Viterbo - Palazzo papale

Viterbo – Palazzo papale

Viterbo - Palazzo Papale

Viterbo – Palazzo Papale

Viterbo – “Problemi ben più complessi coinvolgono il famoso loggiato del palazzo papale, immagine stessa di Viterbo, che presenta uno stato di conservazione molto compromesso e per la valutazione del quale sono state da tempo avviate indagini approfondite che dovrebbero concludersi a breve. Dai primi esiti appare una grave compromissione degli elementi lapidei che si stanno sfaldando e quindi la necessità di intervenire nei termini che emergeranno dalle indagini in corso”.

Il primo settembre l’ufficio edilizia di culto e beni culturali della diocesi di Viterbo lanciava l’allarme. Dopo che due assessori comunali, in modo del tutto informale e nell’ambito di comunicazioni interne al comune e senza coinvolgere la città, avevano scritto che c’erano “crepe sui muri del duomo e parti pericolanti” e di “instabilità delle strutture ai lati della cattedrale (le fiaccole)”. Insomma gli assessori Marco De Carolis e Alessia Mancini si erano mossi con la consueta approssimazione e con il consueto stile politico. Come dire con nessuna idea di cosa voglia dire fare gli amministratori. Ma questa città ha ovviamente gli amministratori che si merita e “stranamente” nessuna voce si sollevò alla chiara descrizione del fatto che il simbolo della città dei papi si stesse sfaldando nei suoi elementi lapidei, con tutta probabilità si parlava delle colonnine della loggetta.

In pratica a nessuno frega nulla, a iniziare dal sindaco Giovanni Arena, che il simbolo della città si stia sfaldando. Insomma la diocesi si preoccupa e il sistema istituzionale fa orecchie da mercante. 

Va detto che un crollo della loggia non è affatto una ipotesi peregrina, visto che quella che si affacciava su valle Faul, identica all’attuale, è franata al suolo secoli fa. Nel 1277. Appena costruita.

E si badi bene che il nostro palazzo papale non è semplicemente simbolo della città, ma è stato uno dei crocevia della storia della chiesa universale e, diciamola tutta, del mondo occidentale se non del mondo intero.

Visto il silenzio assordante delle istituzioni e del sindaco in particolare che dovrebbe tutelare la sua città, i suoi cittadini, la storia e i beni culturali che ne sono il segno e il ricordo. Visto che a suo tempo l’unico a muoversi, dopo la diocesi, fu il prefetto Bruno che ha ordinato una ricognizione, che avverrà a dicembre. Vogliamo capire che cosa le varie istituzioni intendano fare per salvaguardare e mettere in sicurezza un bene culturale di questo livello. Per, questo come giornale, ci sentiamo obbligati ad avviare una campagna per la salvaguardia dei beni culturali della Tuscia, proprio a partire dal Palazzo Papale e dalla sua loggetta.  

Chiediamo di intervenire al sindaco Arena, al presidente della regione Nicola Zingaretti, per arrivare a l’interlocutore vero che è il ministro ai beni culturali Dario Franceschini. Che non può far finta di non capire.

Qui è in ballo il monumento all’interno del quale si tenne il primo conclave. O meglio si forgiò il termine stesso che poi avrebbe designato l’elezione del papa. Di lì è passata la storia e per questo va tutelato e vanno stanziati soldi per la sua sistemazione ad iniziare dal ministero, per passare per la regione e per finire con gli enti locali. Che non si può immaginare che la diocesi possa far da sola. Ovviamente ben vengano i privati.

La loggia dei papi non può non essere che l’inizio di un ragionamento istituzionale e politico che porti a interventi mirati su tutto il nostro patrimonio storico, artistico e culturale della chiesa. Proprio come chiesto dalla diocesi che scriveva, sempre il primo settembre: “È comunque opportuno effettuare una riflessione generale sugli edifici storici che sono di per sé organismi fragili e suscettibili di lesioni, in particolar modo quando sottoposti a vibrazioni di tipo sismico o sonoro. Queste sollecitazioni spesso producono crolli (vedi i terremoti), ma ben più spesso producono danni latenti, non immediatamente visibili e quantificabili, che provocano distacchi di affreschi o di pellicole pittoriche nei quadri (come non pensare alle importanti opere d’arte conservate in cattedrale e nel museo), oppure distacchi nei collegamenti tra elementi lapidei”.

Questo sempre che si voglia ragionare per i secoli futuri e non per le beghe delle prossime elezioni e per le beghe della piccola amministrazione locale. Ripetiamo: facciamo appello al sindaco Arena, all’assessora Laura Allegrini (l’unica che sembri dimostrare attenzione alla nostra città), al presidente della regione Zingaretti, al ministro Franceschini perché stanzino ciò che c’è da stanziare, progettino ciò che deve essere progettato, per salvare il Palazzo Papale e la sua meravigliosa loggetta. Un monumento di importanza nazionale e internazionale. 

Lo dobbiamo ai nostri nipoti e a tutte le generazioni future. 

Carlo Galeotti


 – L’ufficio edilizia della diocesi: “Più a rischio palazzo papale che il duomo”


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27 novembre, 2019

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