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Procuratore antimafia pestato da boss - L'eccezione a sorpresa della difesa fa slittare la sentenza - Il giudice si è preso quindici giorni per sciogliere la riserva

“Il pm Musarò è alla Dda di Roma, il processo ai penitenziari va fatto a Perugia”

di Silvana Cortignani

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Il boss della 'ndrangheta Domenico Gallico

Il boss della ‘ndrangheta Domenico Gallico

Giovanni Musarò

Giovanni Musarò

L'avvocato Remigio Sicilia

L’avvocato Remigio Sicilia

La pm Eliana Dolce

La pm Eliana Dolce

Viterbo – “Il pm Musarò è alla Dda di Roma, il processo ai penitenziari va fatto a Perugia”. Lo hanno detto i difensori dei tre agenti di Mammagialla Mauro Ferrara, Luigi Di Filippo e Felice Costabile, imputati di violata consegna e falso ideologico.

Un’eccezione a sorpresa che ha fatto slittare di due settimane la sentenza, sempre che il processo resti a Viterbo.

Il colpo di scena ieri in tribunale, col giudice Silvia Mattei che ha rinviato al 18 novembre la discussione del processo ai tre poliziotti del carcere di Mammagialla che non avrebbero vigilato, il 7 novembre 2012, sul colloquio tra il boss Domenico Gallico, detenuto al 41-bis, e il procuratore antimafia Giovanni Musarò, all’epoca in forza alla Dda di Reggio Calabria. Gallico riuscì a sferrare un pugno in pieno volto a Musarò, essendo entrato da solo nella sala colloqui, e non scortato e con le mani dietro la schiena come chiesto dal procuratore antimafia che temeva un’aggressione.

Per i difensori, essendo stato nel frattempo il magistrato trasferito, nel 2014, alla Dda di Roma, la competenza territoriale non può essere del tribunale di Viterbo, bensì del tribunale della corte distrettuale di Perugia. “Nel malaugurato caso di condanna – ha fatto notare Sicilia – l’appello sarebbe a Roma, alla porta accanto a quella del magistrato”. 

“Eccezione infondata”, per il pubblico ministero Eliana Dolce, la quale ha fatto notare come il trasferimento a Roma di Musarò sia cosa nota da tempo e come l’eccezione della difesa sia da considerare fuori termine. “Senza contare che il procedimento connesso in cui Musarò era persona danneggiata è stato definito con l’immediato e Gallico è stato condannato già nel marzo 2014 a due anni e mezzo per lesioni aggravate”, ha concluso.  

Sentite le parti, il giudice Mattei si è presa due settimane, fino al prossimo 18 novembre, per sciogliere la riserva.

Nel frattempo ha accolto la richiesta dei difensori, qualora il processo debba chiudersi a Viterbo, di rivedere in quella data in aula il filmato della videosorveglianza del carcere prima di emettere la sentenza. 


Musarò davanti alla commissione parlamentare antimafia

Il 21 aprile 2015 il pm Giovanni Musarò ha riferito in merito all’aggressione a Mammagialla davanti alla commissione parlamentare antimafia presieduta da Rosy Bindi.

Il magistrato fu chiamato a riferire quanso si scoprì che pochi mesi dopo l’agguato del 7 novembre 2012 da parte di Domenico Gallico a Mammagialla, sarebbe dovuto rimanere vittima di una strage.

“Dovevate saltare in aria, voi e anche il dottore Prestipino, era già tutto deciso e pianificato”. Sul percorso che dall’autostrada porta al tribunale di Palmi, la ‘ndrangheta avrebbe voluto uccidere l’attuale procuratore aggiunto di Roma, Michele Prestipino e il sostituto Giovanni Musarò, anch’esso nel frattempo trasferito nella capitale.

Entrambi, tra il 2012 e il 2013, erano in servizio alla Dda di Reggio Calabria ed assieme facevano parte di quel gruppo di magistrati che negli anni ha inferto colpi durissimi alle “famiglie” della Piana di Gioia Tauro.

A rivelare il progetto di attentato fu un collaboratore di giustizia legato a uno dei clan pianoti, all’udienza del 12 marzo 2015 di un processo, in cui era applicato Musarò, sul progetto dei boss per far ritrattare una donna che, dopo aver accusato una cosca, venne costretta a fare marcia indietro e poi uccisa con l’acido muriatico.

“Stavano preparando un attentato per colpire il procuratore Michele Prestipino e lei, dottor Musarò. Avevano intenzione di farlo a Palmi, e avevano già chiesto e ottenuto il consenso della cosca Gallico”.

Secondo il collaboratore, l’attentato doveva essere eseguito, fra la fine del 2012 e il 2013, “con uomini armati e con bombe”

Un odio profondo quello dei “pianoti” verso i magistrati reggini, come dimostra anche l’aggressione subita nel 2012 da Musarò che venne aggredito e ferito in carcere dal boss di Palmi Domenico Gallico.  

Silvana Cortignani
 


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5 novembre, 2019

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