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Vetralla - L'iniziativa si chiama Solcare e in questi giorni ha festeggiato il suo primo anno di attività

Una rete di aziende per raccogliere la sfida dell’agricoltura sociale

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Un agricoltore

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Campagna

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Lavoro

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Vetralla – “SolCare”, un sogno sostenibile, che mette al centro il lavoro, la cura e l’attenzione verso chi fa più fatica a trovare la sua autonomia, attraverso un’agricoltura sostenibile ed attenta all’ambiente, che genera relazioni costruttive tra persone, organizzazioni e istituzioni, in vista del bene comune.

La creazione di un modello di agricoltura sociale sostenibile è la sfida accolta da 5 aziende della Tuscia viterbese, vincitrici del bando  “Coltiviamo agricoltura sociale 2018”, indetto da Confagricoltura e da Onlus Senior L’Età della Saggezza con il sostegno di Intesa San Paolo e la collaborazione della Rete Fattorie Sociali e dell’Università di Roma Tor Vergata.

Qualche giorno è stato festeggiato il primo anno della rete Solcare presso l’agriturismo Podere la Branda di Vetralla di Gioacchino e Antonella Sansoni.
 
L’agricoltura sociale entra in tutti i processi produttivi di un’impresa agricola multifunzionale e rappresenta il denominatore comune di fattoria Cupidi, BioAgriturismo Iob, podere La Branda BioResort, agriturismo Valentini e azienda agricola Volta la Terra, che costituiscono una rete variopinta dalle molteplici attività consolidate negli anni che vanno dalla orticoltura, olivicoltura, frutticoltura, cerealicoltura, fattoria didattica, trasformazione e vendita di prodotti, progetti di sviluppo e cooperazione internazionale, ristorazione di qualità, apicoltura e laboratori esperienziali.
 
Offre la sua visione di sistema complesso mirato ad offrire beni e servizi il Presidente di Confagricoltura Lazio, Alessio Trani. “Si stima – afferma il presidente di Confagricoltura Lazio Alessio Trani – che nel prossimo decennio la popolazione mondiale raggiungerà gli 8,5 miliardi di persone e tutte andranno sfamate. Questo problema, unito alle azioni di adattamento per ridurre l’impatto dei cambiamenti climatici, richiederanno strategie per razionalizzare la produzione e utilizzazione delle risorse. I diversi approcci all’agricoltura dovranno interagire e studiare un modello che comprenda tutto. Credo nell’uomo e sulle nostre terre ci dovranno essere gli uomini, gli animali, i trattori, i robot e le comunità di vita”.

“Nel trentesimo anniversario dalla caduta del muro di Berlino – ha ricordato Martino Rebonato della cooperativa sociale Kairos che ha curato e segue il progetto – la creazione di una rete può essere strumento di ibridazione tra diverse culture e modi di intendere, abbattendo muri e creando connessione tra istituzioni e imprese agricole, tra pubblico e privato, profit e no profit, demolendo la barriera del pressapochismo, perché solidale deve significare scambio reciproco di tecniche e professionalità”.

Di efficienza parla anche Marco Berardo Di Stefano, presidente della rete Fattorie Sociali, ma “sopratutto – ha detto – se si considerano i risultati incredibili sui sistemi integrati di welfare, produttività e salute rispetto agli investimenti dedicati all’agricoltura sociale. Basti pensare che ex detenuti che hanno usufruito di un percorso di agricoltura sociale hanno staticamente probabilità di recidiva minori,con un risparmio per il sistema carcerario e per la società che non subisce ulteriori atti dolosi”.

“L’agricoltura sociale italiana è leader in Europa – sottolinea Francesca Durastanti, agronoma responsabile del lavoro di valutazione dell’impatto sociale e imprenditoriale delle dinamiche di agricoltura sociale per le imprese agricole – perché abbiamo voluto fare un salto di qualità e intenderla come impresa di comunità. L’impresa agricola è un attore nuovo per i servizi sociali e, facendo finalmente conto sulla presenza di una normativa a riguardo, va costruita una strada nuova e nuovi ponti luoghi di dialogo e relazioni. L’agricoltura sociale ci educa all’azione e alla reazione: un anno fa Solcare si è costituita in rete, la giornata di oggi è la risposta, si è formata una comunità”.

“Una comunità – riflette Costanza Mestichelliper la Rete Solcare – dove le singole aziende crescono in modo sinergico alla rete, dove vivere in un luogo bello spinge a volerlo condividere e far rivivere così le nostre campagne. In un’era in cui domina l’economia globale, torniamo a guardarci intorno. Probabilmente non è la risposta per fronteggiare l’aumento della domanda di cibo, ma tornare ad un’agricoltura di prossimità, con una distribuzione locale, può aumentare l’efficienza, ridurre gli sprechi e l’impatto dei trasporti. Ed il furgone con cui portiamo i nostri prodotti nelle zone vicine, con una efficiente organizzazione, può diventare una flotta, con dei raggi di percorrenza brevi”.

“I nostri giovani – racconta poi Armando Dolcini, operatore sociale di Juppiter che stanno svolgendo un tirocinio presso Volta la Terra con il sostegno della Asl di Viterbo – stanno bene, all’aria aperta, il lavoro li tiene occupati e da Costanza si incontrano sempre belle persone. In associazione si mangia meglio da quando Dario e Ilario curano l’orto che ormai sentono loro e ci portano regolarmente le verdure fresche. Ci educano alla responsabilità con la semplicità della loro presenza. Solo chi c’è può prendersi cura della terra, degli altri e di se stessi”.
 
 
 
 
 
 
 


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17 novembre, 2019

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