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Viterbo - Progetto scientifico presentato dalla professoressa Laura Selbmann, docente del Deb, approvato di recente e dunque finanziato dal Department of Energy Joint Genome Institute, DOE JGI

Unitus in prima linea nello studio di forme estreme

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Unitus in prima linea nello studio di forme estreme

Unitus in prima linea nello studio di forme estreme

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Un progetto scientifico presentato dalla professoressa Laura Selbmann, docente di Botanica e Micologia presso il Dipartimento di Scienze Ecologiche e Biologiche (DEB) dell’Università della Tuscia, è stato approvato di recente e dunque finanziato dal Department of Energy Joint Genome Institute, DOE JGI (Walnut Creek, California, USA) con il quale il DEB è in stretta collaborazione.

Il DOE JGI è una struttura finanziata da fondi federali e fornisce servizi che consentono approcci scientifici di altissimo livello al fine di far progredire la ricerca scientifica a sostegno degli obiettivi del DOE, quali comprendere i processi biologici che controllano l’accumulo di gas serra nell’atmosfera e chiarire i fattori chiave alla base del cambiamento climatico, finanziando progetti scelti esclusivamente in base al merito scientifico.

Il progetto presentato nella sezione Large-Scale, risultato vincitore insieme a soli altri 23 progetti da tutto il mondo ed è stato l’unico approvato a responsabilità italiana. Il progetto Stres “Shed Light in The daRk lineagES of the Fungal Tree Of Life (FTOL)”, vede come responsabile la professoressa Selbmann che coordinerà 19 gruppi di ricerca tra Stati Uniti, Canada, Messico, Cina e diversi Paesi europei.

Nel corso dei tre anni previsti dal progetto sarà studiato l’intero genoma di circa 600 microfunghi neri, microorganismi noti per essere tra gli organismi più estremo-tolleranti conosciuti ad oggi, specializzati a vivere negli ambienti più inospitali della Terra (deserti caldi, freddi, ambienti acidi o ad elevate salinità, contaminati da inquinanti chimici o radioattivi), dove pochissimi organismi riescono a sopravvivere (Fig. 1).

Questi organismi verranno selezionati tra le più importanti collezioni del mondo coinvolte nel progetto, inclusa la Culture Collection of Fungi From Extreme Environments (CCFEE), Sezione di Micologia del Museo Nazionale dell’Antartide, ospitata presso il DEB, UNITUS, di cui la professoressa Selbmann è responsabile, che conta ad oggi circa 1500 colture.

Gli organismi conservati nella CCFEE provengono per la gran parte dai deserti antartici, (Fig. 2) dove vivono esclusivamente all’interno di rocce porose dove trovano un ultimo rifugio dalle condizioni esterne che sono incompatibili con la vita (Fig. 3). Essi, quindi, si sono evoluti per milioni di anni in totale isolamento e sotto pressioni ambientali inimmaginabili e sono stati ottenuti nel corso di circa 30 anni di spedizioni in Antartide con costi logistici ed economici altissimi. Ogni coltura, pertanto, ha un valore economico e scientifico incalcolabile.

Con questo progetto si avrà la possibilità di effettuare analisi utilizzando tra gli approcci più innovativi che si possano applicare in questo campo che produrranno una mole di dati, da cui si potranno trarre informazioni fino a poco tempo fa inimmaginabili e con enormi potenzialità.

Il costo di queste analisi sarà tutto a carico del JGI che fornirà anche una prima elaborazione dei dati, e si aggirerà attorno agli 900mila euro.

I dati acquisiti saranno nuovi e serviranno da riferimento e base per la creazione di un database enciclopedico; si potrà far luce sull’evoluzione e l’ecologia di questi organismi e capire come la vita possa aver successo in ambienti estremi e possa adattarsi in un contesto di deterioramento ambientale dovuto al cambiamento climatico e all’inquinamento.

Avremo anche informazioni sulle loro possibili applicazioni, come ad esempio nel trattamento degli agenti inquinanti, nonché sulle misure preventive per la protezione dell’ambiente e dei materiali e il loro restauro (ad es. Patrimonio culturale).

Università della Tuscia


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11 novembre, 2019

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