--
    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Roma - I dati del centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie e dell'ufficio regionale dell'organizzazione mondiale della sanità per l’Europa

“Allarme rosso sull’Aids, per le donne la diagnosi arriva troppo tardi”

Bassano-Presepe-19-560x60

Condividi la notizia:

Il 1 dicembre Giornata mondiale contro l'Aids

Il 1 dicembre Giornata mondiale contro l’Aids

Roma – “Allarme rosso sull’Aids, per le donne la diagnosi arriva troppo tardi”. Questo è quanto emerge dai dati diffusi dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) e dall’ufficio regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per l’Europa. L’occasione è la giornata internazionale di lotta all’Aids, che si celebra oggi. 

La diagnosi dell’aids, secondo il rapporto, arriva in ritardo per una donna europea su due. Secondo i dati del 2018, nei 53 paesi della regione europea ci sono state oltre 140mila nuove diagnosi di infezione da Hiv, di cui più di 26mila nella Ue.

La diagnosi è tardiva. Ad alimentare infatti l’Hiv in Europa è un problema persistente di diagnosi tardiva che caratterizza il 54% dei casi noti tra le donne.

I dati sarebbero in linea con quelli del rapporto dell’Istituto superiore di sanità che afferma che “se per la prima volta si registra una diminuzione di circa il 20% delle nuove diagnosi, lo scorso anno il 57% delle persone ha scoperto di essere sieropositiva molti anni dopo essersi infettata e si stima che circa 15mila persone abbiano contratto il virus dell’Hiv senza saperlo”.

La malattia sarebbe poi sottovalutata dai ragazzi. Questo dato emerge da una ricerca di Skuola.net, per sondare la conoscenza dei millennials sulla malattia. La ricerca è stata svolta consultando 5534 ragazzi, tra gli 11 e 25 anni. Una delle false credenze dei ragazzi è il fatto di “non accettare che il virus dell’Hiv possa contagiare tutti quanti, indipendentemente dallo stile vita. Solo il 68% del campione è consapevole di ciò. Mentre quasi 1 su 3 associa il rischio di contrarre la malattia a determinati comportamenti: rapporti con molti partner, tossicodipendenza e omosessualità”.


Condividi la notizia:
1 dicembre, 2019

    • Altri articoli

    • Articoli recenti

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR