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Carabinieri - I soldi dovevano servire per pagare le spese legali ad alcuni degli arrestati della cupola viterbese, disarticolata con l'operazione Erostrato

Estorsione con metodo mafioso, arrestato il fratello di Ismail Rebeshi

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Mafia a Viterbo - Ismail Rebeshi

Ismail Rebeshi

Viterbo – L’ombra della mafia torna sulla città. 

C’è anche David Hima tra gli arrestati dai carabinieri di Viterbo per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Un nome che apparentemente non dice nulla, ma solo perché il trentenne albanese lo ha cambiato dopo il matrimonio. Il suo cognome originario era Rebeshi. Ed è il fratello di quell’Ismail Rebeshi arrestato il 24 gennaio a Viterbo per mafia. 

Secondo una nota diramata stamattina dai carabinieri, David Hima/Rebeshi sarebbe andato a estorcere soldi a un ristoratore, una delle vittime della mafia viterbese, disarticolata dal blitz “Erostrato” di gennaio. Al titolare del ristorante era stata bruciata l’automobile l’anno scorso.

Stando alle indagini, Ismail Rebeshi, ritenuto a capo dell’organizzazione criminale, aveva comprato una macchina da un amico del ristoratore. Macchina che, però, non avrebbe funzionato bene. Da qui il pretesto per il tentativo di estorsione: il fratello di Rebeshi e tre suoi connazionali pretendevano 4mila euro dal ristoratore a titolo di risarcimento. Soldi che l’uomo non ha voluto dare, ma i quattro hanno continuato a fargli pressioni e intimidirlo, alzando la cifra a 5mila 700 euro. Se non avesse provveduto avrebbero ucciso lui e la sua famiglia. 

“L’esercente – riporta la nota dei carabinieri – già nel dicembre del 2018 aveva subito l’incendio della sua macchina a opera dell’organizzazione oggetto dell’operazione Erostrato. Presa consapevolezza della pericolosità dei soggetti in questione, ma soprattutto dell’impossibilità di soddisfare le crescenti pretese dei malfattori, ha deciso di rivolgersi ai carabinieri per ottenere protezione”. L’arresto è scattato in flagranza, con i militari appostati ad assistere a una consegna dei soldi simulata, al solo scopo di tendere al gruppo una trappola. 

“I carabinieri – continua la nota dell’Arma – hanno appurato che i malviventi hanno agito su chiare indicazioni dategli dal capo detenuto dell’organizzazione criminale”. Cioè Ismail Rebeshi, in prigione a Cuneo al 41bis. Gli atti dell’indagine sull’episodio di estorsione sono stati trasmessi alla Dda di Roma, che dovrà valutare se Ismail ha avuto un ruolo in qualità di mandante. Per ora l’episodio è contestato solo al fratello e ai tre connazionali albanesi.  

Una misura, quella del carcere duro a Ismail Rebeshi, che non gli era stata applicata subito dopo l’arresto a gennaio, ma solo quando gli investigatori si sono accorti che continuava a gestire i suoi affari dalla cella. “Il danaro estorto – secondo i carabinieri – sarebbe dovuto servire, in realtà, a sostenere le spese legali di alcuni degli arrestati dell’operazione Erostrato, in vista dell’udienza che si terrà al tribunale di Roma per decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Direzione distrettuale antimafia”.

David Hima/Rebeshi non è mai stato coinvolto nel blitz sulla mafia viterbese. Ma era comunque un sorvegliato speciale delle forze dell’ordine. Dal 3 febbraio 2017 era ai domiciliari per essere stato trovato con 38 chili di droga. A maggio, tornato in libertà da poco, i carabinieri gli hanno sequestrato 22mila euro, ritenuti provento di attività criminali. 


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7 dicembre, 2019

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