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Tribunale - Hanno patteggiato la caposala e un dipendente - La Asl parte civile al processo - Prescrizione per un medico da tempo in pensione

Furbetti del cartellino a Belcolle, otto rinvii a giudizio

di Silvana Cortignani

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Il pubblico ministero Paola Conti

Il pubblico ministero Paola Conti

Tiziana Riscaldati

Tiziana Riscaldati

L'avvocato Manlio Morcella

L’avvocato Manlio Morcella

Viterbo – Furbetti del cartellino in ospedale, otto rinvii a giudizio. Parte civile al processo la Asl. 

Si è chiusa alle 14,30 di ieri, dopo due ore di camera di consiglio, e distanza di quasi tre anni da quando il caso è esploso, l’udienza preliminare per undici degli indagati della maxinchiesta del sostituto procuratore Paola Conti sui dipendenti del servizio di medicina trasfusionale di Belcolle. 

Le principali irregolarità avrebbero riguardato le timbrature dei cartellini. Sono accusati, a vario titolo, di falso e truffa.

Il gup Rita Cialoni ha accolto le richieste di patteggiamento della caposala 49enne Stefania Gemini  e dell’impiegato 65enne Renato Mastrocola. Con lo sconto di un terzo della pena previsto dal rito, sono stati condannati a un anno e otto mesi di reclusione la Gemini e a otto mesi Mastrocola, con sospensione per entrambi della pena e pagamento delle spese di costituzione di parte civile alla Asl.

Mastrocola fu sospeso per sei mesi in seguito all’indagine. Stefania Gemini, che era l’addetta alla predisposizione della liquidazione dell’unità operativa, fu sospesa cautelarmente dal servizio con l’accusa di truffa e falso, e poi licenziata. 

Fuori dal processo il dottor Basilio Radini, per il quale il reato è stato dichiarato estinto per prescriziome, essendo il capo d’imputazione relativo a presunte condotte risalenti al 2011. 

A processo il 14 aprile 2020 davanti al giudice monocratico Roberto Colonnello andranno in otto, tra i quali la dottoressa Tiziana Riscaldati, ex dirigente del servizio di medicina trasfusionale di Belcolle.

Pronto a dare battaglia il difensore della dirigente, l’avvocato Manlio Morcella, del foro di Terni, secondo il quale le cose non stanno come dedotto dagli investigatori. La dirigente è stata sospesa dal lavoro il 27 gennaio 2017 e licenziata senza preavviso il successivo 31 marzo, che in poco più di un mese non si sarebbe presentata sul posto di lavoro per decine e decine di ore. Seppur non tenuta all’orario di lavoro perché dirigente, avrebbe utilizzato il badge “per attestare la presenza sul posto di lavoro per ottenere un vantaggio economico in maniera fraudolenta”. 

Sono stati inoltre rinviati a giudizio, a vario titolo, Teresa De Siena, Maurizio Trenta, Raffaele Pellecchia, Maria Rita Guitarrini, Rosaria Amato, Laura Taschini e Luana Benedetti. 

Era la fine di gennaio di quasi tre anni fa, del 2017, quando venne resa nota la maxinchiesta della procura della repubblica di Viterbo sfociata in 23 indagati presso il reparto di medicina trasfusionale di Belcolle.

Dodici tra medici e infermieri avrebbero gonfiato i propri stipendi: secondo l’accusa – ma la pensano diversamente i difensori degli imputati –  per un importo complessivo di un milione e 300mila euro nell’arco di cinque anni. 

Silvana Cortignani


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11 dicembre, 2019

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