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Mafia viterbese - Lo dice Dervishi ai pm della Dda: "L'arma era nascosta in una siepe al Paradiso, vicino casa di Trovato" - E ancora: "Ismail controllava gli spacciatori di cocaina albanesi di Bagnaia"

“La pistola della banda la puliva il barista Forieri con l’olio da fucili”

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Mafia a Viterbo - Sokol Dervishi

Mafia a Viterbo – Sokol Dervishi

Mafia a Viterbo - Luigi Forieri

Mafia a Viterbo – Luigi Forieri

Viterbo – (sil.co.) – A novembre 2018, pochi giorni prima dell’arresto per narcotraffico, il sodalizio ha messo in vendita presso l’autosalone di Ismail Rebeshi le vetture usate dai corrieri della droga dopo avere trovato una microspia su una Volvo. Ciononostante non erano consapevoli fino in fondo di quanto fossero ormai incastrati. Il blitz antimafia coi 13 arresti dell’operazione Erostrato è scattato appena due mesi dopo, il 25 gennaio 2019.

Per giorni Giuseppe Trovato, Sokol Dervishi, Gabriele Laezza, Shkezen e Spartak Patozi hanno cercato invano una pistola sparita dal nascondiglio dove l’avevano occultata, ignari che fosse finita nelle mani dei carabinieri.

La pistola, provento di un furto a Lamezia Terme, l’avrebbe procurata a Trovato un cugino calabrese per cui aveva organizzato una “raccolta fondi” per pagargli le spese legali, cui aveva contribuito anche il barista Luigi Forieri, quando il parente era in carcere per mafia.

Trovato, che abitava al Paradiso, in una stradina laterale tra via Monfalcone e viale Trieste, avrebbe tenuto l’arma nascosta in una siepe vicino casa. “Il problema era che essendo la pistola esposta alle intemperie, si arrugginiva. Gliela ripuliva il barista Forieri usando l’olio per i fucili”, ha detto Dervishi.

Il gruppo “incendi” messo insieme dal presunto boss Giuseppe Trovato per sbaragliare la concorrenza degli altri compro oro era composto da Sokol Dervishi e dai fratelli Spartak e Shkezen Patozi.

Gabriele Laezza ci si sarebbe trovato in mezzo per un ingente debito di droga di 20mila euro con Ismail Rebeshi per forniture di cocaina. Trovato avrebbe fatto da mediatore, convincendolo a fare la sua parte nel sodalizio.

Da debitore a addetto al recupero crediti. “Con Laezza sono andato a Bagnaia per tentare di recuperare 2500 euro da un albanese, cliente di Laezza e Rebeshi. Ismail, già nel 2016, forniva cocaina al gruppo di albanesi di Bagnaia, tra i quali due fratelli, che commerciavano anche vestiti”, ha detto il pentito Dervishi ai pm Fabrizio Tucci e Giovanni Musarò della Dda di Roma.

Gas Gurguri, il più recalcitrante a obbedire agli ordini dei boss, facendo spesso arrabbiare Trovato, sarebbe stato inizialmente un semplice avventore della discoteca Range Club di Rebeshi. Un piccolo spacciatore fai da te all’epoca, non piu di 5-10 grammi a volta. Rebeshi avrebbe puntato a ottenere il totale controllo del mercato della cocaina su Viterbo, gestito da due distinte bande composte da albanesi, concorrenti tra loro.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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30 dicembre, 2019

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  105. "Io ti sbudello, io me la prendo anche con un bambino"
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  107. "Grazie alle forze dell’ordine che lavorano per garantire sicurezza"
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