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Giustizia - Il presidente della camera penale Roberto Alabiso parla alla "maratona oratoria" in corso davanti alla cassazione

“Contro lo stop alla prescrizione, portiamo i cittadini a vedere le udienze penali”

di Silvana Cortignani

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Roberto Alabiso

Roma – Roberto Alabiso parla alla maratona oratoria 

Roma - Maratona oratoria contro lo stop alla prescrizione

Roma – Maratona oratoria contro lo stop alla prescrizione

Viterbo – Contro lo stop alla prescrizione, prosegue la protesta degli avvocati penalisti.

Oltre ad astenersi per tutta la settimana dalle udienza, da tutta Italia stanno prendendo parte alla “maratona oratoria” promossa dall’Unione delle camere penali italiane, in corso fino all’8 dicembre, tutti i giorni dalle 9 alle 20, in piazza Cavour a Roma, davanti alla corte di cassazione.  “Per raccontare all’opinione pubblica la verità sulle cause della durata irragionevole dei processi e su come diventeremo tutti ostaggi a vita dello Stato con l’abolizione della prescrizione”, così scrive l’Unione delle camere penali italiane. Nella capitale da Viterbo gli avvocati Andrea e Sergio Racioppa, Marco Russo e Roberto Alabiso, presidente della camera penale “Ettore Mangani Camilli”. 


“I magistrati si spoglino dell’abito di Dio”

Il presidente della camera penale di Viterbo, Roberto Alabiso, prendendo parte alla maratona oratoria di Roma, ha ricordato il congresso di Taormina, intitolato non a caso “Imputato per sempre”: “E’ proprio il senso di quanto stiamo per avere nella nostra vita neanche tanto lontana, partendo dal primo gennaio 2020”.

“Io vengo da un piccolo tribunale, che è il tribunale di Viterbo – ha proseguito – e anche in provincia, anche dove operiamo noi, siamo in situazioni che nulla hanno a che vedere con la prossima legislazione sulla prescrizione, hanno a che vedere con la disorganizzazione totale della struttura. Se si pensa che da noi cinque giorni alla settimana i giudici monocratici  e il collegio tengono udienze con ruoli  di 40-45 processi cadauno e molti di questi vengono rinviati, io credo che non sia l’abolizione della prescrizione quella che corregge questa patologia, ma sia la struttura e l’organizzazione degli uffici giudiziari. A partire dai magistrati, che devono spogliarsi dell’abito di Dio. Come diceva Sartre, ‘assolutamente noi, prima di fare i magistrati ci dobbiamo toglier gli abiti di Dio’, che invece sembrano essere indossati con una certa facilità dalla maggior parte di questi”.


“L’avvocato è quello che indossa la toga per difendere gli uni e gli altri”

“Noi abbiamo sicuramente la necessità di fare la nostra battaglia per il diritto penale liberale del giusto processo, che ha la sua base di partenza proprio sulle esigenze difensive di noi avvocati, tanto quando assistiamo l’imputato/indagato che quando assistiamo la parte offesa, perché veniamo additati dall’opinione pubblica con un senso di fastidio per una ignoranza basilare, cioè che siamo gli unici che a volte stiamo dalla parte dell’imputato e a volte stiamo dalla parte della parte offesa. Noi siamo sempre descritti come la parte accomodante, la parte soggetta all’imbroglio, all’escamotage. Guardate le fiction che fanno ora in tivvù. Speriamo che le vedano poche persone, ma se vediamo quelle, cominciando da quella cosa orribile che fanno sul ‘processo’, dove c’é la pm che è bravissima e l’avvocato che è un imbroglione, la gente abbocca a questi discorsi. E purtroppo pensa, da Manzoni in qua, che noi siamo tutti ‘Azzeccagarbugli'”.

“Il 26 gennaio sono 40 anni che faccio l’avvocato, dal 26 gennaio 1980, e io adoro la mia toga, non la presto nemmeno ai colleghi di studio, scusate se sono così vanitoso. Però oggi ce la stanno distruggendo la toga, stanno trasformando il lavoro degli avvocati riducendoli in aiutanti degli ufficiali giudiziari, custodi di pignoramenti e di fallimenti. Ma l’avvocato è quello con la toga, l’avvocato è quello che indossa la toga e difende l’una o l’altra parte, come dicevo prima, perché noi assistiamo tanto gli uni quanto gli altri”.

“Purtroppo sui media siamo interpretati, additati e avvistati, anche nelle situazioni più banali e più semplici, come ‘c’è di mezzo l’avvocato, c’è di mezzo qualche imbroglietto’, qualche cosa che si può aggiustare fuori dalle regole”, ha sottolineato il èresidente della camera penale di Viterbo. 


“Stare sotto processo significa l’iscrizione del carico pendente”

“C’è infine un aspetto civilistico da non dimenticare. Essere sotto processo comporta l’iscrizione del carico pendente, ovviamente. Fare l’industriale, fare il commerciante, fare l’imprenditore, significa dover produrre un certificato in determinati casi. E se tu stai sotto processo venti anni, ti sarà automaticamente impedito di partecipare alle gare di appalto, ti sarà impedito di rinnovare il passaporto, se non dopo una pietosissima istanza al giudice competente o all’ufficio della questura competente a rinnovare il tuo passaporto”.


“Portiamo i cittadini a vedere le udienze penali”

“Dobbiamo assolutamente batterci nelle piazze, però io vi invito a un’altra cosa ancora. Portiamo le persone e i cittadini a vedere le udienze penali, facciamogli vedere perché vengono rinviati i processi, facciamogli vedere come veniamo trattati, giovani e meno giovani, dal signore che sta sullo scranno o da quello che siede, in teoria, vicino a noi, ma che il codice del 1989 non lo conosce nemmeno e quindi continua a fare l’inquisitore. Grazie, viva la battaglia libera, viva il nostro processo penale e soprattutto viva l’Unione delle camere penali”.

Silvana Cortignani


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3 dicembre, 2019

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