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Morte di Maria Sestina Arcuri, al via il processo al fidanzato per omicidio

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Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri [3]

Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Andrea Landolfi con la nonna Mirella Iezzi [4]

Andrea Landolfi con la nonna Mirella Iezzi

Giallo di Ronciglione - L'avvocato Vincezo Luccisano [5]

L’avvocato Vincezo Luccisano

L'avvocato Giacomo Marini [6]

L’avvocato Giacomo Marini

Ronciglione – Delitto di Maria Sestina Arcuri, al via il processo al fidanzato per omicidio . 

Il pugile trentenne Andrea Landolfi Cudia, che non ha mai confessato, comparirà oggi davanti alla corte d’assise del tribunale di Viterbo per la prima udienza del processo. Vittima una 26enne originaria della provincia di Cosenza che, salita a Roma per cercare fortuna, ha invece trovato la morte.

Pronti a costituirsi parte civile, assistiti dall’avvocato Vincenzo Luccisano, quattro familiari della vittima: i genitori e i due fratelli di Maria Sestina. L’imputato è difeso da pochi giorni da un nuovo avvocato, Giacomo Marini del foro di Roma. 

Avrebbe depositato analoga richiesta anche un’associazione contro la violenza di genere. Analogo tentativo era stato fatto da due associazioni nazionali nel processo per lo stupro al pub di una 36enne da parte di due ventenni, celebrato il 15 novembre, ma la costituzione di parte civile era stata rigettata per entrambe, in seguito all’eccezione delle difese relativa al mancato radicamento sul territorio. 


Il processo dovrà stabilire se si sia trattato di omicidio o incidente 

Il pugile e operatore sociosanitario romano, che si è sempre proclamato innocente, comparirà oggi davanti alla corte d’assise del tribunale di Viterbo per la prima udienza del processo in cui è imputato di omicidio volontario per la morte della giovane, che faceva la parrucchiera in un salone della capitale, con cui conviveva da tre mesi.

E’ accusato anche di lesioni aggravate alla nonna che, secondo la procura della repubblica, avrebbe colpito mentre tentava di soccorrere la ragazza, costringendola a uscire di casa da sola nel cuore della notte per recarsi in ospedale, per essere poi recuperata da un parente, mentre le condizioni di Maria Sestina, nell’appartamento di via Papirio Serangeli, si facevano via via sempre più gravi. 


La notte tra il 3 e il 4 febbraio la tragedia

La giovane, la notte tra il 3 e il 4 febbraio scorso, è precipitata dalle scale di casa della nonna di Landolfi, a Ronciglione, sul lago di Vico, dove la coppia stava trascorrendo il primo weekend di febbraio assieme al figlioletto di 5 anni dell’uomo, nato da una precedente relazione. Ricoverata a Belcolle la mattina successiva, Maria Sestina, gravemente ferita alla testa e giunta in ospedale priva di conoscenza, non si è più svegliata, nonostante sia stata sottoposta a un intervento chirurgico d’urgenza, decedendo il 6 febbraio. 


Unici testimoni la nonna ottantenne e il figlioletto di cinque anni

Unici testimoni della tragedia, la nonna ottantenne e il figlioletto di Landolfi. L’anziana, Mirella Iezzi, sostiene che il nipote e la fidanzata siano caduti insieme dalle scale e che la 26enne fosse lucida e cosciente dopo l’incidente, tanto da recarsi a letto, senza bisogno di ulteriori soccorsi. Il bimbo, sentito dal pm Franco Pacifici davanti a una psicologa, ma non nella forma dell’incidente probatorio, avrebbe invece mimato, con un pupazzo di Topo Gigio in mano, il padre che sollevava di peso e lanciava per le scale la 26enne.


Andrea Landolfi in carcere dopo sette mesi

Il trentenne, per cui la procura di Viterbo ha chiesto l’arresto dopo un mese, non appena depositato l’esito dell’autopsia, secondo cui la fidanzata è stata uccisa, è in carcere dal 25 settembre. Dal presunto delitto erano passati nel frattempo sette mesi, trascorsi dal giovane in una comunità sulla Cassia, tra Viterbo e la capitale, in seguito a una serie di ricorsi e controricorsi di accusa e difesa. Ricorsi che si sono conclusi due mesi e mezzo fa con il via libera definitivo alla misura di custodia cautelare in carcere da parte della corte di cassazione di Roma, la chiusura dell’inchiesta e la richiesta di giudizio immediato, subito accolta con fissazione al 9 dicembre della prima udienza del processo in corte d’assise. 

Silvana Cortignani


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