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Infortunio mortale nei boschi di Soriano nel Cimino - Davanti al tribunale del riesame Dante Presciutti e Zekir Mahmudov - Sono stati arrestati a novembre con l'accusa di omicidio colposo in concorso per il decesso di Botan Dumitru

Operaio schiacciato dal trattore, chiedono di tornare in libertà i datori di lavoro

di Silvana Cortignani

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Botan Dumitru

Botan Dumitru

Soriano nel Cimino - Incidente mortale sul lavoro - I carabinieri sul posto

Soriano nel Cimino – Incidente mortale sul lavoro – I carabinieri sul posto

Viterbo – Operaio schiacciato dal trattore, chiedono la revoca dell’arresto i datori di lavoro Presciutti e Mahmudov.

Hanno fatto ricorso al tribunale del riesame i difensori di Dante Presciutti e Zekir Mahmudov –  difesi rispettivamente dallo studio Massatani e dall’avvocato Samuele De Santis – ai domiciliari dal 13 novembre con l’accusa di omicidio colposo per la morte di Botan Dumitru, il padre di famiglia 29enne d’origine romena vittima di un infortunio sul lavoro avvenuto nei boschi di Soriano nel Cimino lo scorso 19 giugno. 

I giudici del tribunale della libertà capitolino si sono riservati di decidere sulla richiesta di revoca o alleggerimento della misura di custodia cautelare avanzata dai legali dei due indagati. A chiedere l’arresto, un mese fa, erano stati il pubblico ministero Stefano d’Arma e il procuratore capo Paolo Auriemma. 


La vittima era padre di due bimbi in tenerissima età

Dumitru, residente a Vetralla, sposato e con due figli di due anni e mezzo e sei mesi, è deceduto sul colpo a causa del ribaltamento del mezzo che stava guidando in un bosco impervio in zona Piangoli-Acquaspasa, dove stava caricando la legna tagliata dagli altri operai. Sbalzato a terra dalla cabina di guida, è stato travolto dal trattore rotolato lungo un tratto scosceso di 70 metri fino al fondovalle, aggravato da due pale caricatrici. 


Chi sono Presciutti e Mahmudov

Dante Presciutti, imprenditore 45enne di Vetralla, era il titolare dell’omonima azienda di legname fallita l’anno scorso. Zekir Mahmudov, 42enne d’origine macedone residente a Latera, è il vicepresidente della cooperativa Agripro di Caprarola il cui vero dominus sarebbe stato lo stesso Presciutti. Quest’ultima sorta sulle ceneri della precedente ditta, della quale dopo il crac ha assorbito anche i lavoratori, tra i quali Botan Dumitru.

Presciutti, secondo l’accusa, si serviva del prestanome, J.C.K. – indagato a piede libero, così come la moglie di Presciutti – essendo stata dichiarata fallita la sua ditta individuale l’8 marzo 2018, con “trasmigrazione dei dipendenti nella Agripro”. J.K.C., in particolare, un operaio agricolo 31enne anche lui d’origine romena, sarebbe diventato il prestanome di Presciutti dopo un infortunio sul lavoro denunciato come caduta accidentale ai sanitari di Belcolle, analogo a quello in cui ha perso la vita Dumitri Botan, ovvero il ribaltamento di un trattore, avvenuto il 22 settembre 2018 a Castel Giorgio, tra Lazio e Umbria, in provincia di Terni. 


“E’ stata una disgrazia, una tragedia inevitabile”

“Non c’entriamo con la morte di Botan Dumitru”, sostengono Presciutti e Mahmudov. “Aveva il patentino, l’infortunio e la sua morte sono stati una disgrazia, una tragedia inevitabile”, hanno detto al gip Francesco Rigato durante l’interrogatorio di garanzia. “Conoscevo Botan fin da bambino e quando lavorava per me ha fatto formazione, tutte le visite mediche ed era provvisto di regolare patentino”, si è difeso Presciutti. “Era tutto in mano al consulente del lavoro, Botan Dumitru aveva il libretto ed era in regola.Il lavoro nei boschi è pericoloso, siamo dispiaciuti, ma è stata una tragedia, una tragedia inevitabile”, ha detto Mahmudov al giudice per le indagini preliminari lo scoro 14 novembre.


“Spregio verso le più elementari norme antinfortunistiche”

Oltre che di omicidio colposo in concorso, per cui sono stati arrestati a distanza di cinque mesi dalla tragedia, Mahmudov e Presciutti sono accusati anche di innumerevoli violazioni della normativa sul lavoro.

Il gip Rigato parla di “imperterrita prosecuzione dell’attività della cooperativa nelle medesime precedenti condizioni di trascuratezza delle minime condizioni di sicurezza dei lavoratori” e “assoluto spregio dimostrato dagli indagati anche verso le più elementari norme antinfortunistiche, anche in considerazione della continuazione dell’attività lavorativa da parte della Agipro”.

Decisivi i tanti infortuni in cui sono rimasti coinvolti operai della Agripro emersi nel prosieguo delle indagini e l’ispezione effettuata lo scorso 24 settembre dalla Asl di Civita Castellana e dai carabinieri forestali di Soriano nel Cimino nel medesimo bosco in località Acquaspasa in cui alle 11 circa del 19 giugno si è verificato l’incidente costato la vita a Dumitru Botan. 

“Gli indagati – si legge nell’ordinanza – sembrano agire come se la normativa antinfortunistica non esistesse e appaiono del tutto incuranti delle possibili conseguenze che ciò può determinare in relazione alla stessa incolumità dei lavoratori, in un settore in cui molteplici sono i pericoli, in relazione a strumenti come mezzi meccanici, motoseghe e via dicendo e alla conformazione dei luoghi in cui operano, costituiti da boschi spesso collocati in zone impervie”. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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6 dicembre, 2019

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