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Viterbo - Rapina in gioielleria - Davanti alla corte d'appello il capo della banda che ha assaltato il punto vendita di piazza del Teatro - Ridotta a quattro anni la pena per una delle donne che hanno fatto da palo

Colpo a mano armata da Bracci, confermati otto anni e 8 mesi di carcere a Ignazio Salone

di Silvana Cortignani
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Viterbo - Rapina alla gioielleria Bracci

I carabinieri alla gioielleria Bracci dopo il colpo

Viterbo - Rapina alla gioielleria Bracci

L’interno della gioielleria dopo la rapina

Viterbo - Rapina alla gioielleria Bracci

L’auto abbandonata per proseguire la fuga a piedi

Viterbo - Rapina alla gioielleria Bracci

L’Alfa Romeo 147 blu usata per il colpo

Viterbo - Rapina alla Gioielleria Bracci - I proprietari

I titolari della gioielleria 

Viterbo –  Colpo a mano armata alla gioielleria Bracci, confermati otto anni e 8 mesi di carcere per rapina aggravata a Ignazio Salone. 

Davanti alla corte d’appello di Roma il pregiudicato ed ex collaboratore di giustizia 47enne originario di Torre del Greco ma residente a Vetralla, considerato dagli inquirenti il capo della banda che il 14 marzo 2018 ha assaltato il punto vendita di piazza del Teatro. Una rapina che sarebbe potuta finire in tragedia, nel corso della quale c’è stata anche una sparatoria.

Salone era stato da poco rimesso in libertà, dopo avere scontato una condanna in carcere. A Viterbo è tuttora sotto processo con altri sei presunti componenti di una pericolosa banda di malviventi che, tra il 2004 e il 2010, avrebbero messo in ginocchio il litorale e la Maremma laziale, collezionando una cinquantina di colpi tra l’Alta Tuscia e altre province italiane.

In azione da Bracci due uomini e due donne, imparentati tra loro. Fuggiti in superstrada, sono stati intercettati dai carabinieri allo svincolo per Soriano nel Cimino, dove, braccati dai militari della stazione di Vitorchiano, hanno abbandonato la vettura e proseguito la fuga a piedi e poi in pullman fino al litorale. A tradirli la vettura usata per il colpo, grazie alla quale gli investigatori sono risaliti alla banda, arrestata il giorno successivo a casa di parenti di Salone, a Montalto di Castro. 

Confermata la condanna per Salone, è stata invece ridotta a quattro anni in appello la pena per una delle donne che hanno fatto da palo, la moglie del cognato del 47enne, Elena Grancea, una 22enne d’origine polacca, difesa dall’avvocato Domenico Gorziglia, condannata in primo grado a cinque anni e quattro mesi. Il processo, solo per loro, era stato celebrato col rito abbreviato davanti al gip Francesco Rigato il 5 novembre 2018.  

E’ stato invece condannato a 11 anni e mezzo di reclusione lo scorso 20 marzo, giudicato col rito ordinario davanti al collegio, Stefan Grancea, fratello della compagna di Salone e marito della 22enne polacca, un 23enne d’origine romena ma cresciuto in Germania.

I due uomini hanno fatto irruzione poco prima della pausa pranzo all’interno del negozio all’inizio di Corso Italia. Facevano da palo su un’Alfa Romeo 147 di colore blu parcheggiata sulla salita di Santa Rosa le rispettive compagne. Oltre a Elena Grancea, la sorella 33enne di Stefan Grancea e compagna di Salone, che era incinta all’epoca della rapina, per cui non fu arrestata ma denunciata a piede libero, in attesa di comparire davanti al giudice delle udienze preliminari. 


Scene da far west all’interno del negozio

Uno dei due uomini e la donna che si trovavano all’interno al momento dell’irruzione sono stati costretti a sedersi per terra, all’altro sono stati legati i polsi con del nastro adesivo. Per guadagnarsi l’uscita, Salone e Grancea, avrebbero quindi usato la donna come scudo umano, prendendola per il collo e poi scaraventandola senza scrupoli sul pavimento. 

Il titolare della gioielleria, in possesso di un’arma regolarmente detenuta, approfittando di un momento di distrazione, ha tentato di reagire sparando alcuni colpi in aria, venendo però bloccato da Salone, nel corso di una drammatica colluttazione, durante la quale il rapinatore ha tentato a sua volta di sparare. Senza riuscirci, perché fortunatamente l’arma si è inceppata e rimanendo lui stesso ferito alla mano sinistra da un colpo di pistola trapassante. 

Quindi hanno raggiunto a piedi le rispettive compagne, che facevano da palo a bordo dell’auto parcheggiata sulla salita di Santa Rosa pronta alla fuga. 

Silvana Cortignani


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6 dicembre, 2019

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