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Cassazione - Ma niente annullamento della sentenza

In taxi con mezzo chilo di coca, pena ridotta a due anni e otto mesi

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La cocaina sequestrata

La cocaina sequestrata

La cocaina sequestrata

La cocaina sequestrata

Orte – (sil.co.) – In taxi con mezzo chilo di cocaina “affogata al caffè”, condanna ridotta da a tre anni e mezzo a due anni e otto mesi di reclusione per un 51enne dominicano arrestato assieme a un connazionale di 45 anni dai carabinieri di Orte nella tarda serata di giovedì 18 settembre 2014.

Ma la cassazione non ha annullato in toto la sentenza, limitandosi a rideterminare la pena in due anni e otto mesi, in base alla più recente normativa sugli stupefacenti, ferma restando la medesima multa di 12mila euro. 

Niente da fare, invece, se il presunto complice si è preso fin dal principio tutte le colpe. E bene anche la traduzione in dominicano da parte di un detenuto invece che di un interprete durante l’udienza di convalida dell’arresto. 

La suprema corte ha accolto in parte il ricorso di Hernandez Jose Miguel Ceballo contro la sentenza con cui la corte d’appello di Roma, il 15 febbraio 2018, ha confermato la condanna di primo grado per detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti in concorso inflittagli dal gup del tribunale di Viterbo con lo sconto di un terzo del rito abbreviato. 

Ceballo, assieme al presunto complice Sandoval Hector Manuel Lugo – entrambi incensurati – fu trovato in possesso di tre involucri contenenti ben 494 grammi di cocaina nascosti nei bagagli, mentre viaggiavano a bordo di una Mercedes in servizio taxi appena transitata al casello autostradale. 


Articoli: Mezzo chilo di cocaina, i pusher non parlano – Beccati sul taxi con mezzo chilo di cocaina nelle valigie


Mezzo chilo di cocaina affogata al caffè nel riso precotto

I due provenivano in autobus dalla Spagna diretti a Terni, dove avevano pianificato di arrivare in treno da Roma Tiburtina. Un ritardo sulla tabella di marcia li ha costretti però a cambiare i loro piani e a prendere un taxi per l’ultima tratta del viaggio. Dentro le valigie, abilmente occultati in contenitori di plastica per uso alimentare pieni di riso già cotto, tre involucri termosaldati contenenti la sostanza stupefacente annegata nel caffè per sviare il fiuto dei cani antidroga.


Non conta che il complice si sia preso tutte le colpe

Nel ricorso spiccano due questioni, entrambe giudicate infondate dalla cassazione. Nella prima, la difesa ha fatto notare come non sia stato tenuto conto del fatto che Ceballo, durante l’udienza di convalida, si sia avvalso della facoltà di non rispondere, mentre Lugo si sia preso fin dall’inizio tutte le colpe, sostenendo di avere nascosto lui la droga nella valigia di Ceballo Hernandez, che sarebbe stato quindi ignaro di trasportare stupefacenti. Il suo comportamento alla vista dei carabinieri, che di conseguenza si sono insospettiti, non dà però adito a dubbi, secondo i carabinieri. 


Okay la traduzione di un detenuto invece che di un interprete

Sarebbe stata inoltre tradotta male in italiano – da un detenuto dominicano e non da un soggetto provvisto di qualifica professionale di interprete e iscritto all’albo nazionale – la spiegazione data da Lugo, il quale disse di avere spostato la droga dal proprio bagaglio a quello di Cebello perché “abultaba”. Termine che sarebbe stato tradotto come “pesante”, quando invece, secondo la difesa, si voleva intendere “sporgente”, situazione che avrebbe potuto destare sospetto. Per la suprema corte l’eccezione, semmai valida, sarebbe comunque esse dovuta stata sollevata nell’immediatezza.


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9 dicembre, 2019

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