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Viterbo - La minaccia al ristoratore che ha fatto arrestare quattro persone per estorsione col metodo mafioso - Uno è il fratello di Ismail Rebeshi, in carcere al 41bis

“Ti ammazzo la famiglia”

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Carabinieri

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Viterbo – “Ti ammazzo la famiglia”. 

Sarebbe questa una delle minacce rivolte al ristoratore che ha fatto finire in arresto quattro persone per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Uno è David Hima, fratello di Ismail Rebeshi, ritenuto tra i capi della mafia viterbese sgominata dall’operazione Erostrato e in carcere a Cuneo al 41bis. Hima è il cognome che David Rebeshi ha assunto dopo il matrimonio. Gli altri tre, tutti di nazionalità albanese, sono H.F., K.A. e L.M.. 

Sono stati arrestati giovedì, “incastrati” da un ristoratore che ha detto ai carabinieri che il gruppo voleva prima 4mila euro, poi 5700. Una specie di risarcimento, secondo le indagini, perché il ristoratore aveva fatto comprare una macchina che non funzionava a Ismail Rebeshi. Il fratello David avrebbe voluto indietro i soldi. Ma quando è andato a prenderli ha trovato i carabinieri. 

Ieri, i quattro hanno negato ogni addebito davanti al gip Savina Poli. La frase minacciosa, secondo la difesa, sarebbe stata pronunciata in albanese e sentita da un testimone nel ristorante della vittima. “È tradotta male – spiega l’avvocato Remigio Sicilia, che assiste tre arrestati su quattro -. Lo abbiamo spiegato al gip e lo faremo anche ricorrendo al tribunale del Riesame, dove speriamo si chiarisca ogni passaggio di questa vicenda, che è sostanzialmente una vicenda di debiti, più che di estorsione col metodo mafioso. Se Rebeshi ha il fratello in carcere per mafia non è detto che debba andare in carcere anche lui…”.  

Gli investigatori, invece, un legame tra l’estorsione denunciata dal ristoratore e “il sistema” di intimidazioni messo in piedi, tra gli altri, da Ismail Rebeshi, lo vedono. Contestano il metodo mafioso perché, nella loro ottica, la nuova estorsione, se non direttamente commissionata dal carcere da Ismail Rebeshi (che per questo episodio non è indagato), rientrerebbe comunque nell’ambito più generale di ordini di gestione dei propri affari dal carcere. 

Lo dicono gli investigatori stessi, nella nota diramata ieri dal comando provinciale di Viterbo, dopo la convalida dei quattro arresti: “I carabinieri – si legge – hanno appurato che i malviventi hanno agito su chiare indicazioni dategli dal capo detenuto dell’organizzazione criminale. Il danaro estorto sarebbe dovuto servire, in realtà, a sostenere le spese legali di alcuni degli arrestati che erano stati arrestati con l’operazione Erostrato”. Quella che, a gennaio, ha portato in carcere tredici persone per associazione a delinquere di stampo mafioso. Una “cupola” individuata a Viterbo per la prima volta. 


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8 dicembre, 2019

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