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Viterbo - L'assessore regionale al lavoro Claudio Di Berardino ha presentato ieri gli aspetti principali della legge contro il caporalato approvata dalla Pisana - FOTO E VIDEO

“Trasporti pubblici gratuiti per accompagnare i braccianti al lavoro”

di Daniele Camilli

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Viterbo – Trasporti, incrocio tra domanda e offerta di lavoro, emergenza casa e indici di congruità. Quattro pilastri, quattro novità fondamentali della legge per contrastare il fenomeno del lavoro irregolare e dello sfruttamento dei lavoratori in agricoltura. Una vera e propria filiera di contrasto allo sfruttamento dei caporali. Impiego, trasporto, casa e diritti. La legge è stata presentata ieri al complesso di Santa Maria in Gradi dell’Unitus a Viterbo.

Una legge regionale, la numero 18 del 14 agosto 2019, che arriva esattamente 130 dopo l’abolizione dello stato feudale voluta, con tanto di decreto dell’assemblea costituente, dalla rivoluzione francese l’8 agosto 1789. “E’ abolito per sempre lo stato feudale”. La formula utilizzata dai rivoluzionari d’oltralpe. Centotrentanni dopo, però, il caporalato è ancora una piaga. Anche nel Lazio. Anche nella Tuscia, “dove recentemente – come ha ricordato il nuovo rettore dell’Unitus – sono state arrestate delle persone che tenevano una ventina di lavoratori in condizioni a dir poco barbare”.


Viterbo - L'assessore Claudio Di Berardino

Viterbo – L’assessore Claudio Di Berardino


Eppure, ieri pomeriggio, all’aula magna dell’università degli studi della Tuscia c’erano pochissime persone. I rappresentanti delle organizzazioni sindacali, Massimiliano Venanzi della Cgil, Fortunato Mannino e Claudio Tomarelli della Cisl, Giancarlo Turchetti e Antonio Biagioli della Uil. Con loro il presidente della Camera di commercio di Viterbo Domenico Merlani. Al tavolo della presidenza, oltre al rettore e all’assessore regionale al lavoro Claudio Di Berardino che presentava la legge, erano seduti il sindaco di Viterbo Giovanni Arena, gli assessori regionali all’agricoltura e alle politiche sociali, rispettivamente Enrica Onorati e Alessandra Troncarelli, il consigliere regionale Daniele Ognibene e l’ex rettore Alessandro Ruggieri. Per il resto, soprattutto giornalisti.


Viterbo - La presentazione della legge regionale contro il caporalato

Viterbo – La presentazione della legge regionale contro il caporalato


Il primo punto che affronta la legge riguarda i trasporti. “E’ lì – ha spiegato subito Di Berardino – che si annida il caporalato. Proprio nei trasporti”. Il caporale ha infatti il vantaggio di assicurare ai lavoratori il trasporto dalla città dove vivono alla campagna dove devono andare a lavorare. E’ un suo punto di forza. Se non c’è un trasporto, il lavoratore, soprattutto migrante, resta a piedi. Quindi, senza la possibilità di lavorare e mettere insieme il pranzo con la cena. Dunque è ricattabile da chi, il caporale, sfrutta e opprime i lavoratori in nome e per conto del padrone della terra. Controllandoli e reprimendo, innanzitutto con la perdita del lavoro, chi intende alzare la testa e protestare contro i ritmi di lavoro e le misere paghe che questo pezzo di mercato economico garantisce.

“Per contrastare il fenomeno del caporalato – ha detto Di Berardino – la legge regionale prevede, attraverso il Cotral e il Tpl, trasporti gratuiti per i braccianti dal posto dove vivono a quello di lavoro. L’obiettivo è anche quello di modificare tratte e orari per evitare che nessuno resti escluso”.

Non solo, ma il trasporto pubblico dei lavoratori eviterebbe anche il via vai di braccianti in bicicletta, senza luce e, bene che vada, con una casacca catarifrangente addosso, lungo le strade che portano in campagna.

Certo, il rischio, se non ci sono controlli adeguati, è che il lavoratore che si avvale del trasporto pubblico non venga poi fatto entrare una volta arrivato ai cancelli dell’azienda, preferendo invece il lavoratore che ha preso il pulmino messo a disposizione e guidato dal caporale. 


Viterbo - Stefano Ubertini

Viterbo – Stefano Ubertini


Il piano di intervento della legge contro il caporalato in agricoltura si pone inoltre l’obiettivo di costruire strumenti in favore dei lavoratori agricoli attraverso l’introduzione di meccanismi virtuosi che, a partire dalla presa in carico del soggetto da parte dei Centri per l’impiego (Cpi), garantiscano un corretto incrocio tra domanda e offerta di lavoro e mettano a disposizione delle aziende, che si avvalgono di tali servizi, e dei lavoratori, strumenti e misure di sostegno.

La legge regionale trae spunto da altre due normative. La prima, è la legge nazionale 199 del 2016 contro il caporalato. “Di questa – ha detto Di Berardino – abbiamo sviluppato soprattutto la parte riguardante la prevenzione”. La seconda è invece il protocollo firmato dalle Regione Lazio e le parti sociali, sindacali e sartoriali, l’8 gennaio di quest’anno. “Il protocollo – ha proseguito Di Berardino – affronta il tema dei trasporti da e per il luogo di lavoro, dell’emergenza abitativa e del ruolo del mediatore culturale. Con 500 mila euro stanziati nella legge di bilancio 2019 della Regione Lazio, il protocollo prevede l’avvio di una prima sperimentazione sul territorio di Latina dove si concentra un quarto delle aziende agricole regionali”. Sperimentazione che terminerà a dicembre.


Viterbo - Massimiliano Venanzi

Viterbo – Massimiliano Venanzi


Un’agricoltura spezzata in due. Sia quella viterbese che laziale. In mezzo una barricata. Fra uomini e donne. Stranieri e italiani. Tra chi comanda e chi invece può contare solo sulle proprie braccia. Nella Tuscia, secondo i dati Uil del 2018, oltre il 90% della forza lavoro agricola vive in condizioni di precariato. Il 58% dei lavoratori precari è di nazionalità straniera. Per poter aver accesso alla disoccupazione agricola un bracciante deve maturare almeno 102 giornate lavorative in due anni. Altrimenti non se ne fa niente. “E non sempre – ha spiegato Massimiliano Venanzi della Fai Cigl – questo avviene. Anzi. Peggio ancora, la situazione del bracciante è la peggiore in assoluto. Spesso, di qualsiasi altra categorie. Infatti, il suo è un lavoro precario per eccellenza, con tanto di sigillo di legge. Ed è difficile tutelare chi non è tutelato neanche dalla legge nazionale. Chi ha un contratto che per definizione è a scadenza. Pertanto, sempre appeso a un filo”.

I braccianti agricoli della regione Lazio sono oltre 43 mila. Il 90% di loro ha un contratto a tempo determinato (Otd, operai a tempo determinato). Precari. Tra loro, il 58% è di nazionalità straniera, il 42 italiana. Gli uomini rappresentano il 70% della forza lavoro, le donne il 30. 

Gli operai agricoli laziali con un contratto di lavoro a tempo indeterminato (Oti) rappresentano soltanto il 9% dei lavoratori. In tal caso però ad avere la sicurezza economica sono soprattutto gli italiani, oltreché gli uomini. Rispettivamente il 58 (stranieri 37%) e l’86%. 

Per quanto riguarda la Tuscia, i braccianti agricoli in provincia di Viterbo sono poco più di 9 mila. Il 94% di loro è precario. Tra il Otd, il 54% è italiano, il 46 straniero. Anche in tal caso, tra i precari dell’agricoltura prevalgono gli uomini con il 72%. Stessa situazione sul fronte contratti a tempo indeterminato. Il 71% dei contratti è stato infatti firmato da italiani, mentre soltanto il 29% degli stranieri ha un posto di lavoro fisso. Tra gli Oti, è inoltre netta la prevalenza degli uomini rispetto alle donne. L’82% contro il 12%.

Gli italiani sono maggioranza non solo tra i braccianti agricoli con un contratto a tempo indeterminato, nonostante la forza lavoro bracciantile sia per lo più straniera, ma anche tra i dirigenti (93% Lazio, 88% Viterbo), gli impiegati (97% Lazio, 98% Viterbo) e i quadri aziendali (93% Lazio, 100% Viterbo). 

Tra i braccianti stranieri, le etnie prevalenti nel Lazio sono nell’ordine di grandezza quelle indiana, romena, albanese, cingalese e marocchina. Sia tra gli Otd che tra gli Oti. In provincia di Viterbo, anche in tal caso per entrambe le categorie di lavoratori, le principali etnie sono invece quelle romena, macedone, albanese, indiana e tunisina.

Infine, nella Tuscia, oltre il 30% dei lavoratori agricoli non raggiunge le 51 giornate lavorative l’anno. Il 37% tra gli italiani, il 33 tra gli stranieri. Il 35% tra gli uomini e il 35 tra le donne.

Sul fronte del diritto alla casa, “la Regione – ha precisato Di Berardino – sta lavorando a un provvedimento con cui si invitano i proprietari di case sfitte ad affittarle ai braccianti con il sostegno regionale. Pensiamo infatti a un primo fondo di finanziamenti di un milione di euro”.


Viterbo - La vita del bracciante agricolo

Viterbo – La vita del bracciante agricolo


“Dal 14 agosto – ha sottolineato Di Berardino – con l’approvazione della legge regionale contro il caporalato in agricoltura, la Regione si è dotata di una normativa che mira a contrastare lo sfruttamento dei lavoratori, favorire l’emersione del lavoro irregolare e promuovere e valorizzare la legalità nel settore agricolo. La legge è frutto di un lavoro di riunificazione di due proposte di legge. L’una di iniziativa consiliare, l’altra di giunta. Una legge che rappresenta una battaglia di civiltà che restituisce dignità al lavoro e che farà bene all’economia di tutto il Lazio. Si tratta di una sfida importante per il cui successo occorre il contributo di tutti gli attori del settore”.

Un’altra importante novità della legge regionale sono gli Indici di congruità, “ossia – come ha dichiarato l’assessore Di Berardino – l’individuazione di criteri oggettivi che definiscono il fabbisogno di manodopera di ogni impresa in base a dimensione e tipo di produzione. Un lavoro che verrà compiuto di concerto con le organizzazioni sindacali e sartoriali comparativamente più rappresentative e per il cui esito potrà contare sul supporto tecnico e scientifico delle università e degli organi ispettivi”.


Viterbo - La vita del bracciante agricolo

Viterbo – La vita del bracciante agricolo


Vengono previsti dalla legge i Centri polifunzionali, per affiancare i braccianti stranieri nelle procedure burocratiche e nei rapporti con i servizi e le istituzioni, l’Osservatorio regionale sul lavoro in agricoltura’, vale a dire un organismo paritetico e plurale che ha il compito di monitorare i fenomeni legati al mercato del lavoro e al sistema produttivo del settore agricolo, le dinamiche della filiera agroalimentare e l’andamento dei prezzi dei prodotti, rilevare situazioni di lavoro sommerso, formulare proposte su progetti integrati di politiche di contrasto allo sfruttamento e al lavoro nero in agricoltura.

“Per il raggiungimento delle finalità della legge – ha ribadito Di Berardino – la giunta approverà pure un programma di interventi triennale. Si tratta di un’attività che vede sempre il concerto delle parti sociali e mira a stilare una programmazione con indicazione degli obiettivi e delle tempistiche per l’attuazione delle misure. Dal corretto incrocio tra domanda e offerta di lavoro, all’incentivare l’assunzione di lavoratori stagionali, all’agevolazione del trasporto pubblico dei lavoratori, alla mediazione culturale e l’orientamento ai servizi del territorio”.

Valore importante viene poi affidato alla campagna informativa per la sensibilizzazione, la conoscenza e l’informazione sulle problematiche riguardanti l’economia sommersa, con particolare riferimento al settore agricolo. La legge regionale può contare inoltre su un finanziamento di oltre 2,4 milioni di euro.


Viterbo - La vita del bracciante agricolo

Viterbo – La vita del bracciante agricolo


“Purtroppo – ha concluso infine Di Berardino – la piaga del caporalato non colpisce solo l’agricoltura. Per questa ragione, abbiamo anche introdotto una disposizione che impegna ad adottare una proposta di legge regionale per contrastare il lavoro irregolare e lo sfruttamento dei lavoratori anche negli altri settori produttivi, diversi da quello agricolo. Un primo ragionamento sarà avviato con riferimento al settore dell’edilizia, anch’esso caratterizzato dall’utilizzo promiscuo di manodopera a danno della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro e della qualità del lavoro stesso”.

 

Daniele Camilli


Multimedia: La vita del bracciante agricoloIl viaggio in biciclettaI ragazzi che vanno a lavorare in bicicletta a Castel d’Asso – Video: Stranieri a Viterbo

Articoli: “Serve una legge contro il caporalato capace di coinvolgere tutti i settori lavorativi”


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6 dicembre, 2019

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