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Viterbo - Lo stato del carcere nel rapporto Ue: "Al 41bis telecamere e fori di osservazione persino nei bagni" - Il Comitato antitortura: "Niente dentista e non rispettate le esigenze alimentari dei musulmani" - Le condizioni di detenuti disabili, con disturbi mentali e a rischio suicidio

“A Mammagialla pareti umide e con muffa, celle opprimenti e fredde”

di Raffaele Strocchia
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Viterbo - Il carcere di Mammagialla

Viterbo – Il carcere di Mammagialla

Viterbo – A Mammagialla c’è un sovraffollamento di 183 detenuti. La capienza massima è di 432, ma ne vengono ospitati ben 615. Quarantasette dei quali al 41-bis, ovvero al carcere duro. E vivono in celle di dieci metri quadrati. “Sono adeguatamente attrezzate – riporta il Comitato europeo antitortura dopo il sopralluogo dello scorso marzo – e hanno un bagno annesso completamente chiuso, con lavandino e gabinetto. La ventilazione nelle celle è sufficiente, ma la luce naturale è compromessa. Il sistema di ventilazione nei bagni, invece, non funziona e le docce condivise sono danneggiate. Mentre nelle sale comuni l’illuminazione artificiale funziona male e diverse sedie sono rotte”. Ma secondo l’amministrazione di Mammagialla la maggior parte delle problematiche sono già state superate: le sedie sarebbero state sostituite e le luci ripristinate, mentre l’illuminazione naturale sarebbe conforme ai parametri stabiliti dalla Asl e le docce in funzione sarebbero solo due per motivi di sicurezza e di privacy dei carcerati.

La delegazione avrebbe però riscontrato condizioni peggiori nelle aree riservate del 41-bis, che sono una sorta di super carcere duro perlopiù per i grandi boss mafiosi. “Le celle sono decisamente opprimenti – scrive il Comitato antitortura del consiglio d’Europa -. La luce naturale è poca, a causa di inferriate poste davanti alle finestre. Qualsiasi tipo di privacy è compromessa per la presenza di telecamere a circuito chiuso e di fori di osservazione sia nelle celle che nei bagni”. 
Durante la visita al 41-bis sono stati incontrati anche due detenuti disabili, “uno dei quali – riferisce il rapporto – per più di un anno non è potuto andare in cortile per l’assenza di una piattaforma elevatrice”. Negli ultimi mesi, però, sarebbe stato costruito uno scivolo.

Il comitato definisce “ampie” le “restrizioni imposte ai detenuti al 41-bis” e “invite le autorità italiane a riflettere seriamente sull’attuale configurazione del carcere duro, fornendo ai prigionieri una gamma maggiore di attività e aumentando il diritto alle visite e alle telefonate”. Inoltre “ritiene che il collocamento nelle aree riservate debba essere limitato nel tempo alla luce delle loro condizioni molto restrittive”.

La delegazione ha fatto visita pure ai “detenuti al 41-bis affetti da gravi disturbi mentali. A uno – riporta – è stato diagnosticato un disturbo bipolare e mostra chiari segni di depressione e instabilità emotiva, oltre a manifestare difficoltà nel far fronte a un regime così duro”. Il comitato chiede se sia “necessario che continui a essere detenuto al 41-bis invece che in un ambiente protetto più idoneo ai suo bisogni”, pur tuttavia avendo riscontrato che “non ci sono posti disponibili nelle sezioni psichiatriche specializzate del carcere”. Prigionieri con disturbi mentali sarebbero stati “detenuti per lunghi periodi e in cattive condizioni nell’infermeria. Uno – evidenzia il rapporto – è in attesa di essere trasferito da più di due anni e nella sua cartella clinica è riportato che la sua salute mentale sta peggiorando”.

Problematiche sono state riscontrate anche per i detenuti a rischio suicidio. “Uno ad esempio – scrive il comitato – è stato trasferito in infermeria per essere sorvegliato a vista. Ma la sorveglianza a vista è stata sostituita con l’osservazione mediante telecamere a circuito chiuso. È in isolamento, senza la possibilità di svolgere attività (gli è stato proibito pure di accedere agli esercizi all’aperto) e non ha rapporti con gli altri prigionieri e quasi nessun contatto con il personale. Tale trattamento – sostiene il comitato – è completamente opposto all’assistenza richiesta per un soggetto vulnerabile. Chi è a rischio suicidio non dovrebbe mai trovarsi, di fatto, in una situazione di isolamento e dovrebbe, per quanto possibile, avere la possibilità di trascorrere gran parte della giornata fuori dalla cella ed essere impegnato in attività di varia natura”.

Ma tutto questo dipenderebbe anche dalla carenza di agenti di polizia penitenziaria ed educatori. Su una popolazione di 615 detenuti, i primi, che dovrebbero essere 540, sono solo 415, ovvero 125 in meno. I secondi, invece, sono cinque su sette. “Di conseguenza – sottolinea il rapporto – a ogni educatore sono stati affidati 120-150 detenuti, contro una media nazionale di circa 70. Ciò impedisce di proseguire quasi tutte le attività terapeutiche già avviate e la mancanza di educatori ha un impatto negativo sul numero di attività terapeutiche offerte: i contatti con i detenuti al 41-bis sono ad esempio inesistenti”. Il comitato “raccomanda di occupare con urgenza e in via prioritaria le posizioni vacanti degli educatori e dei poliziotti penitenziari”.

Eppure non è finita qui. “Nelle strutture all’aperto – rivela la relazione – gli attrezzi per il riposo sono insufficienti e i bagni spesso mal funzionanti. I cortili (circondati da pareti alte 4 metri e mezzo, ricoperti con reti metalliche e privi di decorazioni e vegetazione) non offrono alcuna visione orizzontale o adeguati stimoli visivi”. Mentre le celle standard doppie “offrono condizioni di detenzione accettabili. Ma – continua il rapporto – in diverse sezioni del padiglione le pareti mostrano segni di muffa e spesso non sono intonacate e le celle sono fredde e non adeguatamente isolate. Le docce comuni, inoltre, sono danneggiate (mancano i soffioni e il pavimento in legno è fatiscente) e le pareti sono pesantemente impregnate di umidità”. Per il rinnovo delle docce, i lavori sarebbero in corso e dovrebbero terminare a marzo: una ditta privata, supportata dai detenuti, ne sta costruendo alcune anche nelle celle. Mentre, secondo la direzione di Mammagialla, “l’accensione del riscaldamento rispetta i tempi previsti dalla legge. Tuttavia – assicura – saranno valutate possibili soluzioni tecniche per migliorare la potenza dei radiatori”.

La delegazione ha, infine, raccolto anche le lamentele di alcuni detenuti musulmani. “Le loro esigenze religiose – scrive nella relazione – non vengono prese adeguatamente in considerazione nella fornitura di cibo”. Altri carcerati, invece, hanno evidenziato problematiche per quanto riguarda le cure odontoiatriche. “La presenza di un dentista – conclude il rapporto – è insufficiente: cinque ore a settimana. Data la popolazione del carcere, la delegazione ha ricevuto numerosi reclami per ritardi di mesi per una visita”.

Raffaele Strocchia


Articoli: Lega: “Vogliamo rispetto per il corpo di polizia penitenziaria”  – Proietti (FI): “Solidarietà agli agenti di polizia penitenziaria di Mammagialla” – Sappe: “Dal Cpt ‘una sentenza’ superficiale e priva di contraddittorio” – Uspp: “A Mammagialla i torturati sono gli agenti penitenziari” – Costantino (Fns Cisl): “Nelle carceri si lavora male per sovraffollamento, strutture inadeguate e carenza di personale” – Capriccioli (+Eu): “Inquietante il rapporto su Mammagialla, intervenga il ministro Bonafede” – Il Cpt: “Pestaggi a Mammagialla, c’è una squadretta punitiva di poliziotti”“A Mammagialla detenuti pestati e maltrattati: a uno bruciati pure i piedi”


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23 gennaio, 2020

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