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Bassano in Teverina - Domenica 19 gennaio la passeggiata-racconto in viata del concorso fotografico ideato e indetto da Tusciaweb

Arriva “Pasolini e la Tuscia: lo sguardo e il paesaggio, tra cinema e scrittura”

di Antonello Ricci

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Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini

Bassano in Teverina

Bassano in Teverina

Antonello Ricci

Antonello Ricci

Bassano in Teverina – In vista della passeggiata-racconto “Pasolini e la Tuscia: lo sguardo e il paesaggio, tra cinema e scrittura” (domenica 19 gennaio), che si snoderà attraverso gli splendidi paesaggi e i sentieri che circondano il pittoresco borgo di Bassano in Teverina (ambienti costellati di luoghi e manufatti su cui “preclara” aleggia, ancor oggi, quella nobilissima umiltà quintessenza del pensiero paesistico pasoliniano), Antonello Ricci introduce i lettori al significato civile e al valore universale dell’iniziativa “Pier Paolo Pasolini, la forma della città”, l’inedito concorso fotografico ideato e indetto da Tusciaweb in collaborazione con il comune di Bassano e con l’associazione “Click!” e aperto a tutti i fotografi, dilettanti e professionisti.

Protagonista l’unicità, davvero esemplare, delle “città” dell’Alto Lazio, immerse nell’inesauribile bellezza del nostro paesaggio.

 Competenza in umiltà. Questa, secondo Contini, la “virtù preclara” – vale a dire: splendida in grado sommo – che proprio nella Tuscia, a dispetto d’altri dieci-cento-mille possibili-mirabili cieli-e-campanili, suggerì a Pier Paolo Pasolini di riconoscere ed eleggere un superlativo campione “dell’ideale di bellezza italiana”.

Qui-proprio-qui “nella non lontana regione di Viterbo”. Ai piedi dei Cimini, tra la bambocciante Papacqua sorianese e i bizzarri “mostri” di Bomarzo. Tra la solenne Teverina e la luce di Maremma. Al crocevia tra paesaggi millenari materialmente scolpiti nel territorio reale dal lavoro di artigiani e contadini (ergologia sapiente e umilissima, anonima e popolare) e certi panorami mentali, stilizzati fino all’inesausta perfezione dai grandi pittori di Umanesimo e Manierismo (tra Giotto e Masaccio, Pontormo e Rosso Fiorentino: tanto per capirci).

“Luoghi assoluti e desertici”. Insieme, certo, con i vicoli di Caserta Vecchia o con i ruderi romani disseminati sull’Appia Antica; insieme con le ventose pendici dell’Etna o con i sublimi Sassi di Matera. Soprattutto Alto Lazio, però: col suo appartato, dimentico e sublime paesaggio “povero, genuino, assoluto, ai limiti del deserto e dell’arsione vulcanica”.
 
Ma non finisce qui. Fu proprio tale vettore di penetrazione estetica infatti, che nella sua estrema stagione creativa permise a Pasolini di mettere-a-fuoco, di affinare a 360° (tra poesia e prosa giornalistica, tra cinema e parola “luterana”) una vera e propria poetica del paesaggio, inedita e illuminante. Imparare a sillabare-riconoscere in certi “oggetti retrocessi nel tempo, arcaici, retrospettivi” la forza d’una denuncia critica delle aberranti mutazioni antropologiche indotte dal presente consumista. Nostalgicamente ancorandosi a quell’Italia contadina che, dal Friuli alla Tuscia, s’era turbinosamente-inesorabilmente andata disgregando sotto i colpi inesorabili e incalzanti di un progresso-falso-progresso. Ma anche dall’India all’Africa, per tutto il Terzo Mondo.

Ed è proprio così, per “via negationis”, che Pasolini seppe riconoscere nello skyline di Orte il paesaggio da “Mille e una notte”, la memoria, il grido di allarme per la bellezza in pericolo delle mura di Sana’a, per la perfezione urbana di Al Muskalla e Katmandou; o la nobilissima-frugale sincerità del medioevo di Francesco d’Assisi a cospetto dei gioielli romanici di Tuscania; o sulle chiuse del torrente Castello la Palestina del Battesimo di Cristo (la Lucania di Carlo Levi); nel perimetro in rovina del maniero di Chia l’innocenza di una Torre ariostesca ma, al tempo stesso, il truce Castello di Sade; o ancora, fra le querce rosa, in un pomeriggio domenicale volgente al tramonto, col mormorio dei due piccoli fiumi che “si riuniscono là in fondo, come spiriti beati” sentir plausibilmente-deliziosamente risuonare l’inflessione materna del dialetto di Casarsa…
 
Di tutto questo (ma anche di molto, molto altro ancora) narrerò itinerando, con tutte e tutti voi che vorrete tenerci compagnia, la mattina di domenica 19 gennaio. Passeggiando per i pittoreschi sentieri CAI che circondano la bella Bassano in Teverina. Sentieri costellati di splendidi ruderi dal sapore squisitamente pasoliniano (una fornace, muri megalitici, i resti di un insediamento romano e i ruderi della stupefacente chiesa medievale di Pietramara).

Sarò affiancato dai fidi scudieri di sempre: Pietro Benedetti e Marco D’Aureli. In compagnia di Isabella e Simonetta, di Urbano e Rodolfo: degli amici, insomma, del Gruppo archeologico bassanese. Bassano in Teverina, ancora una volta, comunità narrante. Tutto ciò alla vigilia della chiusura dei termini per la partecipazione al concorso fotografico “Pier Paolo Pasolini, la forma della città”, ideato e indetto da Tusciaweb (scadenza 20 gennaio, vedi bando) in collaborazione con il comune della Teverina e con l’associazione culturale “Click!”

Antonello Ricci


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7 gennaio, 2020

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