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Bilanci 2019 - Cronaca - Il comandante provinciale dei carabinieri Andrea Antonazzo fa il punto su lavoro nero, mafia, droghe e la questione del quartiere San Faustino

“Caporalato in crescita nella Tuscia, viene sfruttato chi si trova in condizioni di difficoltà”

di Elisa Cappelli
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Il colonnello Andrea Antonazzo, comandante provinciale dei carabinieri di Viterbo

Il colonnello Andrea Antonazzo, comandante provinciale dei carabinieri di Viterbo

Viterbo – “Caporalato in crescita nella Tuscia, viene sfruttato chi si trova in condizioni di difficoltà”. Lavoro in nero, mafia viterbese, droga e la situazione di degrado del quartiere San Faustino. Il comandante provinciale dei carabinieri Andrea Antonazzo traccia un quadro completo di Viterbo e provincia.

Ci sono state situazioni più critiche come l’operazione Erostrato o la scoperta degli autori degli omicidi Arcuri e Fedeli, ma nella Tuscia, assicura Antonazzo, rimangono dei fenomeni sporadici e la provincia non soffre un’emergenza di criminalità.

Lei è al comando del provinciale di Viterbo da settembre. Come stanno andando questi primi mesi?
“I primi mesi a Viterbo stanno andando molto bene, è una bella realtà, una società che è sostanzialmente sana. Con piccole realtà dove ogni tanto maturano delle criticità. E’ molto bello il rapporto tra le istituzioni che sono particolarmente orientate al cittadino, c’è dialogo, c’è molta intesa su tutto ciò che c’è da fare. In particolare c’è un buonissimo rapporto con la prefettura e con la procura della Repubblica. E i rapporti con le altre froze di polizia sono veramente amichevoli”.

Viterbo è veramente una città sicura? A volte i cittadini non sembrano avere questa percezione…
“Qui dobbiamo ammettere forse una nostra minore capacità di comunicare ai cittadini quello che noi percepiamo. La nostra attività ovviamente è intensa, Viterbo non è una città che patisce un’emergenza criminali, siamo molto lontani da quelle realtà. Però possiamo fare qualcosa per fare sentire il cittadino più sicuro oppure fare in modo che al cittadino venga trasmessa la nostra visione – molto tecnica – relativa alla criminalità. Ci sono situazioni critiche periodiche, come i furti che spesso preoccupano e infastidiscono i cittadini, però questo dà anche la misura del livello di sicurezza. In una città in cui ci si preoccupa dei furti come un’emergenza e non si vedono altre emergenze, significa che tutto sommato questo è il livello della criminalità viterbese”.

Il quartiere di San Faustino sta diventando un caso negli ultimi tempi. L’omicidio Fedeli, i disordini continui, le risse. Cosa si può fare?
“Premesso che per la nostra attività di polizia si può sempre fare di più perché c’è sempre la possibilità di migliorare gravitando maggiormente su San Faustino, però devo dire nei tre mesi in cui sono qui, in sinergia con la Questura, su San Faustino abbiamo posto un’attenzione veramente particolare, penso che non passi giorno in cui non si vede una delle nostre macchine o non ci sia uno dei nostri servizi a San Faustino. Per esempio ieri sera (20 dicembre, ndr), abbiamo controllato con i cani e i nostri reparti speciali i locali di San Faustino. Adesso c’è anche l’ordinanza del sindaco dell’antibivacco che ci dà qualche strumento in più per gestire la situazione del quartiere. Però parlare di vera e propria emergenza criminale non me la sento perché la quantità e la qualità dei reati che lì avvengono non è tale da farli considerare così. Certo ci sono delle criticità. Al di là delle cose che sono successe, le risse, le aggressioni, ci sono state attività con arresti e droga sequestrata. La nostra presenza scoraggia il bivacco anche se è molto difficile da scongiurare perché San Faustino è un quartiere dove c’è una densa popolazione, mentre nel resto del centro storico ci sono alcune aree in cui molte case non sono abitate”.

Quanto è utile l’ordinanza antibivacco in centro?
“L’utilità dipende da come e quando l’ordinanza viene fatta rispettare, ovviamente. Su questo in primis, come concordato in prefettura, è la polizia locale il principale operatore perché stiamo parlando non tanto di un’emergenza criminale quanto di una situazione di degrado urbano. E l’amministrazione comunale ha delle capacità di intervento che sta attuando. Che sia uno strumento buono o cattivo la differenza la fa il modo in cui viene utilizzato”.

Prima si parlava di droga. Durante l’anno ci sono stati importanti sequestri di droga, tra cui lo shaboo. Sta crescendo il consumo di droga tra i giovanissimi?
“Non possiamo valutare questo dato perché la nostra attenzione è in primis sullo spaccio quindi noi vediamo una piccola parte del fenomeno. Siamo consapevoli di essere sempre alla rincorsa dello spacciatore, dello stupefacente. Sicuramente i nostri sequestri sono in crescita ma non so dire se perché siamo più bravi o perché ce n’è di più in giro. Il consumo inzia nell’adolescenza normalmente e devo dire che i target nelle conferenze contro l’uso delle droghe che facciamo nelle scuole vanno abbassandosi, siamo arrivati alla fine delle scuole medie. I consumatori possono essere adolescenti o maggiorenni ma il consumo dipende anche dal costo della sostanza. Ovviamente i più giovani difficilmente possono permettersi il consumo di cocaina o di shaboo, ma prediligono l’uso di hashsish o marijuana. Ci sono anche giovanissimi che consumano ecstasy che è spesso abbinata alla frequentazione di locali notturni perché lenisce il senso di stanchezza, è un’alternativa alla cocaina ed è meno costosa. Esiste questa abitudine tra i giovanissimi ma non è così diffusa”.

Si può fare qualcosa per prevenire? Prima parlava di incontri nelle scuole…
“Su tutta la provincia c’è un ottimo rapporto con i dirigenti scolastici, c’è un protocollo con il ministero della pubblica istruzione e ogni anno organizziamo più di 100 conferenze negli istituti superiori e nelle scuole medie. Tra i temi che trattiamo c’è il consumo degli stupefacenti. L’azione di prevenzione nelle scuole è fondamentale. L’argomento è inserito nell’ambito del tema della legalità, quindi tocchiamo anche argomenti che riguardano la sicurezza stradale e altri temi che possono riguardare i giovani. Ma la droga è l’aspetto in cui la prevenzione può veramente fare la differenza”.

A proposito di sicurezza stradale. Quest’anno 11 persone sono state segnalate all’autorità giudiziaria per omicidio stradale. Qual è la causa principale degli incidenti?
“La sicurezza stradale in minima parte è legata all’uso di droga e alcol, in parte preponderante al rispetto delle regole. L’uso del telefonino che metterei in cima alla lista, il rispetto dei limiti di velocità, il rispetto della segnaletica stradale, sono veramente le principali cause degli incidenti stradali. Almeno quelle dei mille incidenti che abbiamo rilevato nell’anno. E questo lo dimostra anche il fatto che nella provincia la maggior parte degli incidenti avvengono nella fascia pomeridiana, quella in cui alcuni automobilisti tendono ad essere più indulgenti con loro stessi nel rispetto delle regole”.

Parliamo dell’operazione Erostrato che ha scoperchiato un sistema mafioso a Viterbo. Può considerarsi un caso isolato?
“La mafia a Viterbo al momento lo considererei un caso isolato. Si tratta di una mafia autoctona, non ci sono infiltrazioni di soggetti che vengono qui a commettere reati. E’ una realtà che si è sviluppata sul territorio. Non escludo che ci possa essere qualche altra situazione ma non è un’organizzazione tipica della realtà della provincia di Viterbo. Che è un’eccezione lo dimostra il fatto che è un’indagine che non ha precedenti e che speriamo non abbia emuli. Però la società viterbese è diversa da quelle dove certi fenomeni mafiosi si sono sviluppati decenni fa. Siamo tranquilli fintanto che abbiamo una collaborazione da parte dei cittadini e di una società sana che rifiuta questo tipo di fenomeno”.

La gente denuncia?
“La gente è diversa. Qualcuno denuncia, qualcuno non denuncia. La criminalità organizzata incute timore, quello che talvolta chi non denuncia non capisce è che la sua situazione può solo peggiorare. Finché non c’è un nostro intervento o un intervento della polizia non c’è possibilità di migliorare perché l’estorsione tirerà dietro un’altra estorsione che ne tirerà dietro un’altra ancora. Finché non c’è la denuncia la cosa non si interrompe”.

Vuole lanciare un appello a tal proposito?
“Denunciare è importantissimo. Noi siamo parte della società, siamo al fianco dei cittadini onesti. Se il cittadino onesto, che ha bisogno, non si avvale del nostro aiuto chiaramente può nascere un fenomeno criminale. Ci teniamo che i cittadini si confrontino in modo formale o informale con noi perché siamo sempre a loro disposizione”.

A giugno un trentenne è morto mentre recuperava legna con il trattore. La notizia ha fatto esplodere il caso del caporalato. Quanto è grande il fenomeno nella Tuscia?
“Il caporalato è un fenomeno in crescita perché abbiamo in Italia tanti migranti che si trovano in situazioni di difficoltà e dalle quali i malintenzionati riescono a trarre profitti. Spesso l’avere la disponibilità di una manodopera a costo bassissimo in cui nella contrattazione il costo lo fa il datore di lavoro è indubbiamente un vantaggio economico notevole per le persone senza scrupoli. In particolare la nostra provincia ha una vocazione rurale, ci sono tante colture, tanti terreni, la parte agricola è preponderante. A fianco di tantissimi imprenditori che svolgono il loro lavoro rispettando le regole, ce ne sono alcuni che non lo fanno. Il fenomeno del caporalato poi porta con sé altri problemi, come la falsata concorrenza, perché chi si avvale di una manodopera inferiore poi venderà i suoi prodotti a un costo inferiore. Il nostro interesse, quindi, è anche di tutetlare chi le regole le rispetta. E’ una situazione complessa, un fenomeno sicuramente in espansione legato alla disponibilità di persone in stato di necessità. Un fenomeno in crescita a livello nazionale e anche nella Tuscia”.

Cosa può fare chi si trova ad essere la vittima in questo sistema, chi viene sfruttato?
“Chi denuncia il lavoro nero ha delle agevolazioni previste dalla normativa sul permesso di soggiorno o sulla minore imputabilità per un eventuale accordo in nero che ha fatto con il datore di lavoro. Si crea una situazione di favore nei suoi confronti: più che la vittima, perché tale la consideriamo, del lavoro in nero ci interessa lo sfruttatore”.

Elisa Cappelli


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8 gennaio, 2020

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