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Economia - Intervista di bilancio del 2019 al presidente di Coldiretti Mauro Pacifici

“Dobbiamo educare alla genuinità: la mela perfetta non sempre è la migliore…”

di Francesca Buzzi
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Mauro Pacifici (Coldiretti)

Il presidente della Coldiretti Mauro Pacifici

Viterbo – Educare alla genuinità dei prodotti agricoli. Far capire al consumatore che la mela meno bella e imperfetta è molto spesso quella più buona. Puntare, insomma, alla sostenibilità. Che fa rima con prossimità.

E’ la sfida di Coldiretti per il futuro. Per il 2020 e oltre. Ma è una battaglia che l’associazione, presieduta per la provincia di Viterbo da Mauro Pacifici, ha portato avanti già in tutto il 2019. Un anno non certo facile, ma con segnali su più fronti molto positivi, che fanno ben sperare.

Presidente Pacifici, che anno è stato il 2019 per le aziende agricole?
“Le aziende agricole, specialmente quelle molto piccole, sono sempre a rischio chiusura in una società in cui la fanno da padrona i centri commerciali e gli ipermercati. Ma Coldiretti sta riuscendo ad invertire la rotta, o almeno, a fare in modo che il piccolo produttore locale abbia di nuovo il suo spazio e la sua importanza. Con i mercati di Campagna Amica, 10mila in tutta Italia, è possibile vendere (e quindi anche acquistare) prodotti di grande qualità e di prossimità. Ma la vera vittoria dell’ultimo periodo è che anche la grande distribuzione, finalmente, ha capito l’importanza di tutto questo e contatta Coldiretti per avviare una collaborazione e lasciare che i prodotti del territorio, quelli cosiddetti a km 0, abbiano un posto tra i loro banchi. Questa è davvero una vittoria: dà un’anima nuova e più familiare anche al grande supermercato di città”.

Ma il prodotto locale, di prossimità, spesso fatica ad avere la meglio su quello “industriale” per una serie di motivi, non solo legati ai costi maggiori…
“Esatto, non è solo una questione di prezzo. Spesso, sembra strano, ma è anche una questione di estetica. Difficilmente chi deve comprare una mela sceglie quella più “brutta”, un po’ rovinata e non perfetta. Eppure quella ci sono molte probabilità che sia la più buona perché, per esempio, il suo produttore non ha usato fitofarmaci e simili per farla crescere. Il fatto è che la sostenibilità passa attraverso l’elevazione culturale del consumatore. E’ per questo che Coldiretti propone incontri in tal senso perfino dalle scuole. Se chi fa la spesa lo capisse, l’agricoltore sarebbe sempre più scoraggiato a usare i fitofarmarci. I prodotti sarebbero tutti meno uniformi, più naturali e meno costosi. E’ un’azione di responsabilità che punta alla cultura della genuinità”.

Cos’altro si può fare per avvicinare l’agricoltura locale alla gente e al territorio?
“Viterbo è una città turistica e agricola: le due cose sono strettamente legate tra loro. Una volta capito questo è abbastanza semplice trovare la direzione giusta. Dobbiamo smetterla di pensare ai poli fieristici del settore agricolo in zone industriali o di periferia dove vengono solo gli addetti ai lavori se interessati. I villaggi di questo tipo devono essere allestiti nel cuore della città. E’ un paradigma che funziona molto bene, lo abbiamo dimostrato con quelli che Coldiretti ha organizzato nel cuore di Milano o al Circo Massimo a Roma. Sono le città stesse a diventare poli fieristici e Viterbo così deve fare. Invece di andare in trasferta con i nostri produttori alle fiere sparse per l’Italia, facciamo venire gli altri a casa nostra. Questa idea l’ho lanciata anche in un incontro in camera di commercio: si potrebbe organizzare un appuntamento annuale o biennale, l’importante è che il territorio viva in prima persona l’agroalimentare e viceversa”. 

Tornando ai prodotti, come sono state le raccolte del 2019 nel Viterbese?
“Per quanto riguarda le olive il calo si è sentito su tutto il territorio, in particolare nella zona di Tuscania e Canino, mentre è andata meglio in quella di Vetralla. Di sicuro hanno inciso molto le piogge di maggio e quelle dello scorso autunno, durante la raccolta. Ma il prodotto è di altissima qualità: ha un basso indice di acidità e anche per questo è molto ricercato. Anche i numeri di nocciole e vino sono più bassi, ma di nuovo possiamo contare su un risultato di altissimo livello. Le castagne, invece, sono in netto aumento: un castagneto di 30 ettari è riuscito a fruttare addirittura 650 quintali, un risultato che l’anno scorso sarebbe stato impensabile”.

Come vanno le cose agli allevatori?
“Per chi si occupa di ovini ora è un buon momento. Si sono attenuati i disagi per il prezzo minimo del latte grazie a una serie di azioni importanti andate in porto con le istituzioni. A fronte di piccoli investimenti si sono ottenuti grandi successi, segno che il buonsenso spesso basta a risolvere le cose. E’ importante, inoltre, anche la grande fetta di allevatori di avicoli che si sta facendo strada nella Tuscia. Venti anni fa si è partiti con 10-15mila esemplari nella zona di Grotte Santo Stefano e ora siamo a 2 milioni di animali allevati in provincia: dalla stessa Grotte Santo Stefano a Montefiascone, fino a Orte, Tuscania e Gallese. Il tutto senza contare su alcuna agevolazione o fondi perduti. Sono tutte piccole aziende che hanno investito scommettendo sulle proprie scelte imprenditoriali con creatività e il tempo ha dato loro ragione”.

I danni da fauna selvatica quanto incidono su colture e allevamenti?
“Come Coldiretti abbiamo fatto un grande lavoro per chiedere l’intervento delle istituzioni sui danni causati dai cinghiali e dai lupi. Ora il Lazio è la prima regione che è riuscita ad affrontare il problema con l’approvazione di una legge apposita per la cattura e il controllo dei cinghiali. Siamo all’inizio, ma sta funzionando. Anche per il lupo, che è una specie protetta e che va tutelata, si sta arrivando a una convivenza sostenibile sempre grazie al sostegno della Regione Lazio”.

Cosa potrà fare di più nel 2020 la Coldiretti? Qual è il suo augurio?
“Coldiretti vuole essere utile alla propria città. Ci stiamo accorgendo che c’è tanto senso di appartenenza nei confronti di Coldiretti, la nostra bandiera viene esposta volentieri e con orgoglio, segno che ci viene data fiducia. Anche noi vogliamo dare fiducia e serenità ai consumatori. Vogliamo vendere “prossimità” ovvero dare garanzia a chi compra sull’ottima qualità dei prodotti delle aziende del territorio. Poi vogliamo essere propositivi nei confronti delle istituzioni per instaurare un dialogo intenso e proficuo. E’ per questo che ci siamo allontanati dalla politica attiva: perché vogliamo essere attuali in ogni momento e non ad intermittenza. Per il 2020 mi auguro che Coldiretti riesca nel migliore dei modi a stare vicina agli agricoltori e che il nostro agire sia utile a molti”.

Francesca Buzzi


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3 gennaio, 2020

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