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Feto nel cassonetto, tre superesperti per chiarire gli effetti del farmaco abortivo

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Elisaveta Alina Ambrus [3]

Elisaveta Alina Ambrus

Il cassonetto di via Solieri dove è stato ritrovato il feto [4]

Il cassonetto di via Solieri dove è stato ritrovato il feto

Viterbo – (sil.co.) – Tre superesperti per fare chiarezza sul Cytotec prima della sentenza. E’ il processo scaturito dal ritrovamento del cadavere di una bimba settimina tra i rifiuti di un cassonetto del capoluogo.

Nel frattempo è saltata l’udienza di ieri del processo in corte d’assise all’infermiere accusato di omicidio volontario in concorso con Elisaveta Alina Ambrus, la mamma trentenne che nel maggio di sette anni fa gettò tra i rifiuti del Salamaro il cadavere della figlia appena data alla luce. Secondo l’accusa inducendo il parto, al settimo mese di gravidanza, assumendo il Cytotec, un farmaco usato per gli aborti clandestini, acquistato con una ricetta falsa procurata dall’infermiere Graziano Rappuoli, difeso dall’avvocato Samuele De Santis.

Lo scorso 24 settembre il tribunale ha disposto una perizia collegiale multidisciplinare sul farmaco, decidendo di affidare la superconsulenza a tre esperti, che savrebbero dovuto essere nominati ieri. 

L’udienza, come detto, è stata però rinviata a causa del giorno di astensione indetto a livello nazionale dall’Unione delle camere penali contro lo stop alla prescrizione. Nel frattempo sono stati resi noti i nomi dei tre consulenti cui il prossimo 31 marzo sarà affidata la superperizia. 

Sono il medico legale Giancarlo Carbone, il ginecologo Marco Sani e il tossicologo Alfio Cimino.

“Tra i quesiti che saranno proposti dalla difesa ci sarà anche uno relativo al momento in cui, secondo la scienza, inizia la vita autonoma”, anticipa l’avvocato Samuele De Santis, la cui perita di parte sarò invece la professoressa Mariarosaria Aromatario. 

Nessuna perizia tossicologica era stata effettuata per accertare se la Ambrus avesse veramente assunto il Cytotec, quanto ne acesse assunto e se abbia fatto effetto, inducendo il parto precipitoso che, secondo la difesa, essendo la donna al settimo mese di gravidanza e avendo giù partorito appena nove mesi prima, potrebbe essere stato del tutto naturale e avere casualmente coinciso con la nascita, a prescindere dall’assunzione o meno del Cytotec.

Il pm Franco Pacifici non era d’accordo, mentre la difesa ha sempre chiesto una perizia sul medicinale, dal momento che non esisterebbero ad oggi fondamenti scientifici corredati da ricerche ad hoc e dati statistici sui suoi presunti effetti abortivi e che non ci sono prove che la donna lo abbia effettivamente assunto.

Fermata nel frattempo a Londra dall’Interpol a settembre 2018, la Ambrus da allora è in carcere in Inghilterra, dove, in base alla normativa britannica, che non prevederebbe il rito abbreviato con lo sconto di un terzo della pena, la donna starebbe scontando la condanna inflitta in primo grado in Italia a dieci di reclusione per omicidio e non la condanna d’appello a cinque anni per feticidio, come accadrebbe nel nostro paese.


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