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Carabinieri - Sgominata la banda che la scorsa estate aveva messo a segno una serie di colpi nel Viterbese - I bottini venivano subito monetizzati per finanziare i sacerdoti Oluwo

I soldi dei furti per farsi proteggere dai santi della religione cubana Yoruba

di Francesca Buzzi
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Carabinieri

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Viterbo – I soldi dei furti per farsi proteggere dai santi della religione cubana Yoruba.

Una rapina e sette furti (di cui uno, fortunatamente, mancato) in meno di due mesi e mezzo, organizzati con un modus operandi curato nei minimi dettagli. Tutti nella provincia di Viterbo: da Civita Castellana a Tobia, da Blera a San Martino al Cimino, fino alle campagne del capoluogo.

Nel mirino sempre ville e abitazioni un po’ isolate con bottini ricchi di oggetti preziosi che venivano subito monetizzati tramite compro oro o vendite occasionali. Soldi che, in parte, servivano a finanziare la religione cubana Yoruba.

La banda, composta da sei persone di cui tre minorenni e tre trentenni, tra i quali anche una donna, è stata alla fine smascherata dalle indagini serrate del nucleo investigativo dei carabinieri, coordinato dal maggiore Marcello Egidio, e dai colleghi della compagnia di Viterbo del capitano Federico Lombardi.

L’unica donna, una 35enne italiana di origini napoletane, ma residente a Ostia, è finita ai domiciliari, mentre uno dei due uomini, un coetaneo di nazionalità cilena, per cui il gip aveva disposto l’arresto in carcere, è scappato all’estero. I militari hanno subito esteso le ricerche in ambito europeo e lo hanno rintracciato in Austria: a breve sarà estradato in Italia. Preso anche un altro cileno di 32 anni e tre minorenni, suoi connazionali.

Le indagini sono partite da una rapina del 18 agosto 2019 messa a segno a Viterbo. La proprietaria, una giovane donna, aveva sorpreso i ladri rientrando in casa. Loro per scappare con la refurtiva l’hanno minacciata con un cacciavite e poi sono saliti su un’auto dove li aspettava un complice.

Una rapina che poteva sembrare un caso isolato come tanti. Ma i carabinieri hanno voluto approfondire e allargare il raggio delle indagini. E quello che è emerso è stato un meccanismo oliato e seriale. 

Almeno sei i furti compiuti dalla banda nell’estate del 2019 in provincia: il 17 giugno a Civita Castellana, il 23 giugno a Viterbo, il 25 giugno a San Martino al Cimino, il 28 giugno a Blera a casa dell’ex portiere della nazionale Angelo Peruzzi, il 16 luglio a Vetralla e il 18 luglio a Tobia. L’ultimo della serie, il 28 agosto a San Martino al Cimino, ovvero dieci giorni dopo la rapina ai danni della ragazza minacciata con il cacciavite, non è andato a segno. In quel caso, infatti, i due anziani coniugi proprietari dell’abitazione sono riusciti a sorprendere i ladri e a metterli in fuga prima che entrassero.

Il primo risultato dei carabinieri che stringevano il cerchio intorno all’organizzazione c’è stato a fine giugno, quando un minorenne è stato inseguito e poi fermato subito dopo il furto nella villa di Angelo Peruzzi a Blera. Poi, nel corso dei mesi successivi, tutti i pezzi del puzzle sono andati al loro posto e l’intera banda è stata identificata.

Il modus operandi era sempre lo stesso: per contattarsi durante i furti e durante i sopralluoghi precedenti venivano attivate delle utenze telefoniche intestate a stranieri non censiti in Italia e scambiate tra i membri del gruppo. Poi una volta messo a segno il colpo venivano subito disattivate.

Particolare anche la destinazione di una parte del bottino dei furti. Sembra infatti che la refurtiva veniva subito monetizzata lasciando gli oggetti preziosi in vari compro oro o banchi dei pegni. I soldi, poi, servivano a finanziare la Yoruba, una religione cubana professata da uno degli indagati, nella quale i sacerdoti chiamati Oluwo (ovvero padrino), chiedono offerte di denaro per la protezione e l’intercessione di un santo.

Francesca Buzzi


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16 gennaio, 2020

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