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Roma - La decisione dopo una lunga camera di consiglio - Salvini: "E' una vergogna"

La corte costituzionale dice no al referendum sulla legge elettorale

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Washington - Matteo Salvini in conferenza stampa

Washington – Matteo Salvini in conferenza stampa

Roma – Dopo otto ore di camera di consiglio la Corte costituzionale decide di bocciare il quesito referendario proposto dalla Lega.

Il referendum era stato proposto dal partito di Salvini per trasformare la legge elettorale in un maggioritario puro con l’abrogazione delle norme sulla distribuzione proporzionale dei seggi.

Il quesito leghista proponeva una legge con cui non si poteva votare subito, cioè una legge inapplicabile, perciò è stata bocciata.

Matteo Salvini commenta: “È una vergogna, è il vecchio sistema che si difende: Pd e 5 stelle sono e restano attaccati alle poltrone. Ci dispiace che non si lasci decidere il popolo: così è il ritorno alla preistoria della peggiore politica italica”.

Il quesito referendario viene bocciato dalla consulta con la formula della “eccessiva manipolatività”.  In pratica i giudici ritengono che gli autori del quesito, nel tentativo di rendere direttamente applicabile la legge – condizione richiesta per i referendum in materia elettorale – si sarebbero sbilanciati pronunciandosi anche sulla legge delega scritta per la revisione dei collegi elettorali legata alla riforma costituzionale del taglio dei parlamentari.

Hanno cercato cioè di far valere quella delega anche per la revisione dei collegi resa necessaria da un eventuale sì al referendum. Di qui il giudizio: il quesito è eccessivamente manipolativo.

La Corte costituzionale aveva già bocciato anche il conflitto d’attribuzione sollevato da cinque regioni su otto. Le cinque regioni chiedevano di impugnare la legge del ’70 che regola il referendum dove prevede un tempo massimo di 60 giorni per ridisegnare i collegi.


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16 gennaio, 2020

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