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Mafia viterbese - Gli avvocati affinano le strategie, in vista dell'udienza di martedì a Roma

La difesa del boss: “A Trovato consiglio l’abbreviato”

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Giuseppe Trovato

Giuseppe Trovato

Viterbo – “Consiglierò al mio assistito di chiedere l’abbreviato”. L’avvocato Giuseppe Di Renzo, difensore di Giuseppe Trovato, pensa a un rito alternativo per chiudere la partita di “mafia viterbese”. 

Dagli inquirenti che hanno indagato sulla presunta cupola italo-albanese nella città dei Papi, Trovato è considerato uno dei boss. 

L’avvocato annuncia che la richiesta di abbreviato, per ora, è soltanto “possibile”: “Devo ancora parlare con il mio assistito – dice il legale -. La decisione ultima spetterà a lui. Ma il mio consiglio è l’abbreviato per una serie di ragioni tecniche, oltre che per il peso rilevante che hanno avuto le dichiarazioni di Sokol Dervishi”. Il 33enne, piastrellista albanese, arrestato nel blitz dell’anno scorso, è diventato collaboratore di giustizia: nella sua parabola da componente del clan a pentito ha trascinato gli ex sodali, segnando il destino processuale di molti di loro.

Non è un caso che la maggior parte dei 13 arrestati per mafia dell’operazione Erostrato, gennaio 2019, abbia iniziato a valutare l’abbreviato dopo la collaborazione di Dervishi con la giustizia. Impossibile fingere che quelle 123 pagine di sue dichiarazioni, non siano mai esistite.

Al pm Fabrizio Tucci, titolare dell’inchiesta insieme al collega Giovanni Musarò, Dervishi ha spiegato il funzionamento della presunta cupola. “Una mano lava l’altra”, ha detto Dervishi al magistrato, dal reparto alta sorveglianza del carcere di Nuoro. “Trovato aiutava Rebeshi a controllare il mercato della droga a Viterbo e Rebeshi aiutava Trovato a incendiare i negozi e le auto dei concorrenti dei compro oro e controllare il mercato”: tutto spiegato nei suoi interrogatori.

Il destino di Ismail Rebeshi, l’altro vertice del sodalizio, si lega a doppio filo a Trovato. La difesa dell’altro boss, assistito dall’avvocato Roberto Afeltra, pensava all’ordinario, ma se davvero Trovato sceglierà l’abbreviato, anche il 36enne albanese, probabilmente, dovrà rivedere la strategia processuale. 

Intenzionati sicuramente ad andare a giudizio ordinario sarebbero solo il 35enne romeno Pavel Ionel e i viterbesi Emanuele Erasmi e Manuel Pecci. Già fissata l’udienza a febbraio per il processo con rito abbreviato a Martina Guadagno, Luigi Forieri e allo stesso Sokol Dervishi. Si profila una richiesta di rito alternativo anche per Gabriele Laezza, i fratelli albanesi Patozi e Fouzia Oufir, compagna di Trovato. Per gli imputati saranno giorni di riflessione fino a martedì quando dovranno scoprire le carte davanti al gup del tribunale di Roma. 


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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12 gennaio, 2020

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