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Bilanci 2019 - Giustizia - Intervista alla presidente della camera civile Rosita Ponticiello

“L’avvocato ha un ruolo sociale, non è solo una questione di competenze professionali”

di Silvana Cortignani

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Camera Civile - La presidente Rosita Ponticiello

Camera Civile – La presidente Rosita Ponticiello

Camera civile - Rinnovate le cariche

La camera civile 

Viterbo – Una donna “tosta” Rosita Ponticiello. “L’avvocato ha un ruolo sociale, non è solo una questione di competenze professionali”, dice. La legale, 42 anni, è stata riconfermata lo scorso 15 ottobre per il secondo triennio consecutivo presidente della camera civile di Viterbo e coordinatrice dal 2019 della commissione pari opportunità dell’unione nazionale camere civili.

Ha una passione viscerale per la scrittura e due sogni nel cassetto: “Vorrei pubblicare una raccolta di poesie e sto lavorando a un romanzo, che racconta di una donna che lascia tutto per andare a Lampedusa”. Rubata alla letteratura: “Scrivo da sempre, ho quaderni da quando ero adolescente. Scrivo poesie, sentimenti, impressioni, desideri. Che finora sono rimasti in un cassetto”. 

Orgogliosa delle sue origini: “Sono calabrese da parte di mamma e napoletana da parte di mio padre”. Viterbese d’adozione, dopo la laurea in giurisprudenza alla Sapienza di Roma: “Mio marito faceva il medico qui, io l’ho seguito per amore e per amore siamo rimasti”. 

A proposito di pari opportunità, fare l’avvocato è un lavoro da donna?
“A mio avviso, è un lavoro che ha avuto dei momenti in cui si identificava con l’uomo. Però credo che la donna abbia tante di quelle competenze trasversali, per cui lo possa fare anche meglio di un uomo”.

Quali sono le competenze trasversali che secondo lei aiutano a essere un bravo legale? 
“Fare l’avvocato non è soltanto avere competenze, ma significa avere empatia, cercare di conoscere il mondo che ti circonda, avere delle sensibilità diverse. Credo nella propensione a rendere un ruolo professionale anche un ruolo sociale. Io ho sempre sostenuto che il ruolo dell’avvocato non sia solo all’interno delle istituzioni, ma sia un ruolo sociale. Cioè prestare la nostra attenzione a quello che ci circonda e trarre da quello che ci circonda quegli strumenti che ci permettono di affrontare al meglio la professione. Senza quelle competenze traversali, solo con le competenze professionali, credo che questa professione morirebbe”. 

L’avvocato civilista è sempre un buon lavoro?
“E’ sempre un ottimo lavoro, se viene supportato da una normativa che purtroppo è ancora lacunosa e se viene supportato da una collaborazione, che è quella cui noi miriamo, con le altre categorie, quindi con gli ufficiali giudiziari, con i magistrati e con tutti quegli uffici che dovrebbero in qualche modo andare verso un’unica direzione, ovvero quella di accelerare il dialogo tra di loro e dare la possibilità anche a noi di fare un lavoro a tutela del cittadino”.

Quali sono le criticità che si sente di condividere con gli utenti?
“Sicuramente il sistema giustizia non agevola il lavoro dell’avvocato e quindi, non agevolando il lavoro dell’avvocato, non tutela i diritti dei cittadini. Ci troviamo in difficoltà sia per quanto riguarda la lunghezza dei procedimenti e anche per quanto riguarda la poca comunicazione che c’é tra i vari uffici. Non parlo del tribunale in se stesso, intendo ad esempio l’Inps e il comune, oppure l’agenzia delle entrate e altri uffici. Sono tutti sistemi che sono come delle monadi, chiusi”.

Cosa si potrebbe fare per “aprire” e velocizzare il sistema?
“Se ci fosse un sistema aperto di comunicazione tra i vari uffici, ci sarebbe molto meno lavoro per noi avvocati, si velocizzerebbe la burocrazia e questo andrebbe solo a favore del cittadino. Perché se io per fare un’istanza di riabilitazione al tribunale di sorveglianza, devo fare tutta quella attività di istruttoria che dovrebbe fare l’ufficio… l’ufficio ci metterebbe dieci minuti, io ci metto tre mesi”.

Quali sono i traguardi più soddisfacenti raggiunti in questi quattro anni?
“Su tutti l’accordo unico sul territorio nazionale siglato col Sole24ore, in esclusiva sul territorio della provincia di Viterbo, dove tutta la formazione è supportata dal Sole 24 Ore come media partner. Una soddisfazione perché dietro questo step c’é un lavoro importante, fatto in questi quattro anni, di formazione e di formazione di qualità. A livello nazionale abbiamo avuto inoltre diversi riconoscimenti importanti. Un anno fa ho avuto l’incarico di presidente della commissione pari opportunità dell’unione nazionale delle camere civili”.

Quanti avvocati sono iscritti alla camera civile?
“Siamo arrivati al ragguardevole numero di 100 associati. Considerato che siamo partiti da 30 persone, per una realtà come Viterbo avere un numero così elevato è importante. E’ importante perché significa rappresentare gli interessi della categoria e quindi anche capire quali sono le esigenze dei colleghi, perché il confronto è quello che noi cerchiamo. La camera civile è istituzionalizzata. Non è soltanto un’associazione che sta lì tanto per esserci, ma ormai viene coinvolta in tutte le iniziative sia dalla presidenza del tribunale, sia dal consiglio dell’ordine e anche da associazioni esterne alla categoria degli avvocati”.

C’è un motivo per cui il tribunale di Viterbo può essere considerato un fiore all’occhiello rispetto ad altre realtà?
“Sicuramente la collaborazione tra consiglio dell’ordine, procura, presidenza e associazioni ha in qualche modo aperto un dialogo che dimostra la volontà di trovare delle soluzioni e questo è sicuramente un elemento positivo che negli altri tribunali non si trova. Non si trova perché ogni categoria lavora a sé. Solo in pochi tribunali si trova questo dialogo continuo come avviene a Viterbo. Anche nel momento in cui dall’esterno potrebbe sembrare che qualcuno prenda delle decisioni, diciamo così, isolate, c’é sempre dietro un lavoro, un lavoro di tutti e anche un confronto. E poi il rapporto umano, a Viterbo c’é ancora e viene alimentato anche dai nuovi arrivati. L’arrivo della presidente del tribunale Maria Rosaria Covelli ha accentuato questo aspetto”.

Silvana Cortignani


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9 gennaio, 2020

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