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Operazione Erostrato - Oggi davanti al gup di Roma i nove arrestati per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio lo scorso 21 dicembre

Mafia viterbese, scatta la corsa all’abbreviato e il maxiprocesso rischia di diventare mini

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Mafia a Viterbo - I tredici arrestati

Mafia a Viterbo – I tredici arrestati

Da sinistra: Giuseppe Di Renzo, Carlo Taormina e Fausto Barili

Da sinistra: Giuseppe Di Renzo (difensore di Giuseppe Trovato, con Carlo Taormina e Fausto Barili difensori di Manuel Pecci

Giuliano MIgliorati

Giuliano Migliorati, difensore di Emanuele Erasmi

Viterbo – (sil.co.) – Mafia viterbese, scatta la corsa all’abbreviato e il maxiprocesso rischia di diventare mini.

Sarebbe questo l’orientamento delle difese di gran parte dei nove indagati per cui il 21 dicembre è stato chiesto il rinvio a giudizio in vista dell’udienza di oggi davanti al gup del tribunale di Roma Emanuela Attura. 

Le previsioni della vigilia parlano chiaro. Solo in due sarebbero pronti ad affrontare il processo col rito ordinario: il parrucchiere trentenne Manuel Pecci, titolare di un salone di bellezza in via Maria Santissima Liberatrice (difeso dagli avvocati Fausto Barili e Carlo Taormina) e l’artigiano 51enne Emanuele “Lele” Erasmi, di Bagnaia (difeso da Giuliano Migliorati).

Esclusi Pecci ed Erasmi, gli altri sette dei nove indagati per cui un mese fa il gip ha chiesto il rinvio a giudizio sarebbero orientati a chiedere il rito alternativo. 

La “bomba Sokol Dervishi”, il pentito che con le sue dichiarazioni ai pm Fabrizio Tucci e Giovanni Musarò della Dda di Roma avrebbe sgombrato il campo da ogni dubbio, avrebbe convinto la gran parte dei nove indagati rimasti davanti al gup a rinunciare al maxiprocesso per chiudere la vicenda con il rito alternativo che, in caso di condanna, prevede lo sconto di un terzo della pena. 

In tre su tredici avevano già scelto l’abbreviato – il piastrellista Sokol Dervishi, il barista Luigi Forieri e la commessa Martina Guadagno – rinviato al prossimo 10 febbraio. La posizione del solo Gazmir Gurguri è stata stralciata. 

Dei tredici arrestati nel blitz antimafia dell’operazione Erostrato del 25 gennaio dell’anno scorso, solo i due indagati finiti ai domiciliari sarebbero dunque pronti ad affrontare un processo col rito ordinario. Pecci ed Erasmi, fin dall’inizio, si sono detti d’altro canto pronti a dimostrare al dibattimento la loro estraneità all’accusa di avere partecipato a reati messi a segno con metodi mafiosi dal sodalizio italo-albanese capeggiato dai boss Ismail Rebeshi e Giuseppe Trovato.

Trovato, secondo l’accusa, originario di Lamezia Terme, assieme al suo complice avrebbe voluto importare nella Tuscia i metodi della ‘ndrangheta calabrese per controllare il mercato dei compro oro, dei locali da ballo e dello spaccio di stupefacenti, in particolare la cocaina.

Un’associazione a delinquere di stampo mafioso, passata al setaccio dagli inquirenti della Dda di Roma, Tucci e Musarò, che hanno coordinato le indagini dei carabinieri viterbesi. 


Gli indagati

1. TROVATO Giuseppe, detto “Peppino”, 44enne originario di Lamezia Terme, da anni trasferitosi a Viterbo, dove gestisce tre Compro oro, con un ruolo di vertice nell’associazione smantellata;

2. REBESHI Ismail, detto “Ermal”, cittadino albanese di 37 anni, domiciliato a Viterbo, dove gestisce una rivendita di autovetture ed un locale notturno, anche questo con ruolo di vertice nel sodalizio;

3. PATOZI Spartak, detto “Ricmond”, cittadino albanese di 32 anni, residente a Vitorchiano, operaio, partecipe dell’associazione;

4. DERVISHI Sokol, detto “Codino”, cittadino albanese di 34 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

5. GURGURI Gazmir, detto “Gas”, cittadino albanese di 36 anni, residente a Canepina, operaio, partecipe dell’associazione;

6. LAEZZA Gabriele, detto “Gamberone”, 32enne, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

7. OUFIR Fouzia, detta “Sofia”, cittadina marocchina di 35 anni, residente a Viterbo, compagna e dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;

8. GUADAGNO Martina, 32enne residente a Viterbo, dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;

9. FORIERI Luigi, detto “Gigi”, 52enne residente a Caprarola, al tempo dei fatti titolare di un bar, partecipe dell’associazione;

10. PATOZI Shkelzen, detto “Zen”, cittadino albanese di 35 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

11. PAVEL Ionel, cittadino romeno di 36 anni, concorrente in alcuni delitti-fine;

12. PECCI Manuel, 30enne residente a Viterbo, titolare di un centro estetico, concorrente in un delitto-fine;

13. ERASMI Emanuele, 51enne residente a Viterbo, artigiano, concorrente in un delitto-fine.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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14 gennaio, 2020

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