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“Mi piace mettere in risalto che oltre la metà degli avvocati viterbesi sono donne”

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Marco Prosperoni [3]

Il presidente dell’ordine degli avvocati Marco Prosperoni

Ordine degli avvocati - Il tradizionale pranzo di Natale che nel 2019 si è tenuto il 19 dicembre [4]

Ordine degli avvocati – Prosperoni al tradizionale pranzo di Natale che nel 2019 si è tenuto il 19 dicembre

Consegna delle toghe d'oro - La prima volta da presidente di Marco Prosperoni, lo scorso 19 dicembre [5]

Consegna delle toghe d’oro – La prima volta da presidente di Marco Prosperoni, lo scorso 19 dicembre

Marco Prosperoni - Il presidente all'adunanza plenaria del distretto del Lazio del 13 luglio 2019 a Civitavecchia [6]

Marco Prosperoni – Il presidente all’adunanza plenaria del distretto del Lazio del 13 luglio 2019 a Civitavecchia

Viterbo – Da un anno presidente dell’ordine degli avvocati della provincia di Viterbo, Marco Prosperoni, 54 anni il prossimo 25 gennaio, iscritto all’albo dal 1996 e cassazionista dal 2009, si dice convinto che i primi giorni di un nuovo anno forniscano a tutti un osservatorio privilegiato per ripensare a quello trascorso e per preparare quello futuro.

“Così – spiega Prosperoni, in occasione del suo primo bilancio da presidente – anche l’avvocatura viterbese volge uno sguardo all’indietro per poter procedere in avanti con maggiore speditezza”.  

“Voglio lanciare in aria tre monete coniate da questo ‘banco del tempo’”, dice.

Tre monete da lanciare in aria. Da quale comincia, presidente Prosperoni?
“La prima moneta la spendo per parlare delle modifiche legislative intervenute e che interverranno nell’immediato futuro. Gli avvocati di Viterbo, e non solo, vivono con profonda sofferenza la modifica, anzi l’abolizione, dell’istituto della prescrizione in ambito penale che è entrata in vigore il primo gennaio 2020. Una riforma sciagurata a causa della quale ogni persona che sarà implicata in un processo penale, sia come parte offesa che come imputato, vi rimarrà sospesa per un tempo indefinito”.

Il 2020, insomma, comincia come si è chiuso il 2019. Un altro anno di battaglia contro lo stop alla prescrizione?
“Noi avvocati ci siamo battuti, e continueremo a batterci, affinché il legislatore comprenda il grave errore che ha compiuto nel barattare il diritto del giusto processo in tempi certi – uno dei diritti più elementari posti a tutela di ogni persona – con il barbaro concetto del ‘fine processo mai’. In futuro ci muoveremo con ancor più tenacia e determinazione affinché la coscienza di ogni cittadino, la nostra per prima, possa riscoprire l’importanza della tutela dei diritti come saldo presidio dei nostri principi democratici”.

Possiamo aspettarci anche delle novità in positivo nei prossimi dodici mesi?
“Il 2020 si prospetta un anno di rinnovamento anche per il processo civile e per quello della crisi d’impresa, modifiche che, auspichiamo, si muovano all’insegna di un’accelerazione dei processi decisionali senza però andare a comprimere la necessaria dialettica processuale”.

Soffermiamoci in via Falcone e Borsellino. Come vanno i rapporti tra gli avvocati e il tribunale di Viterbo?
“E’ la seconda moneta quella associata al nostro tribunale. E se la faccio ruotare sul tavolo, vedo impresse sulle sue due facce la magistratura e l’avvocatura, le quali, pur nella diversità dei ruoli, si muovono all’unisono per dare concretezza ai diritti delle persone. Nel tribunale di Viterbo si sperimenta quotidianamente questa unità di intenti ed il profondo rispetto reciproco che unisce magistratura ed avvocatura.  A livello istituzionale devo esaltare il costruttivo dialogo che intercorre senza sosta tra la presidente del tribunale Maria Rosaria Covelli, il procuratore della repubblica Paolo Auriemma ed il consiglio dell’ordine degli avvocati”.

Presidente, lei parla di unità di intenti e dialogo costruttivo. Con quali effetti concreti nel 2019?
“Si tratta di una interlocuzione che, lo scorso anno, ha condotto il consiglio dell’ordine degli avvocati di Viterbo a stipulare con il tribunale numerosi protocolli e convenzioni riguardanti, ad esempio, ‘lo svolgimento di attività di volontariato ad opera di detenuti della casa circondariale di Viterbo presso il palazzo di giustizia di Viterbo’, la ‘convenzione per la tutela delle vittime di reato’ del 21 maggio 2019, oppure convenzioni più tecniche come quella per favorire la trascrizione degli atti giudiziari nei procedimenti civili”.

Abbiamo lanciato in aria tre monete. E la terza moneta qual è?
“La terza moneta l’ho serbata per parlare dell’avvocatura viterbese”.

Quanti sono gli avvocati del foro di Viterbo?
“Gli avvocati iscritti al nostro albo sono circa 690 cui aggiungiamo circa 200 dottori iscritti al registro dei praticanti avvocati. Un numero di avvocati e di praticanti sostanzialmente stabile anche se il 2019 ha portato via con sé alcuni dei decani del nostro foro: gli avvocati Gianfranco Del Corto, Laura Scarelli, Luciana Zampi e ci ha sottratto la giovanissima Arianna De Martino. Tralasciando il dolore delle perdite ed i freddi numeri mi piace mettere in risalto che, alla fine del 2019, le donne avvocato rappresentavano il 53% degli iscritti al nostro albo”.

Oltre la metà degli iscritti all’ordine sono donne? Un bel risultato all’inizio degli anni venti del terzo millennio, impensabile un secolo fa…
“Mi permetto di inviare un augurio speciale alle mie colleghe ed il ringraziamento per la passione che mostrano verso la nostra professione nonostante che essa richieda loro sacrifici forse maggiori rispetto a quelli sopportati dagli avvocati uomini. Infine contiamo circa 240 avvocati cassazionisti, mentre 450 sono gli avvocati più giovani”.

Consiglierebbe oggi a un bambino di immaginarsi in futuro con la toga?
“Purtroppo le criticità dell’attuale quadro economico si riverberano anche sulla nostra avvocatura e risultano amplificate dall’assenza di certezze e di adeguate forme di tutela. Ma nonostante queste difficoltà l’avvocatura viterbese si presenta al nuovo anno con fiducia e determinazione. Mi auguro che in questo 2020 noi avvocati sapremo esprimere ancor di più le nostre competenze all’interno ed all’esterno delle aule dei tribunali per svolgere al meglio la funzione sociale di tutori dei diritti cui siamo chiamati”.

Silvana Cortignani


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