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Viterbo - Lo rivela Luca Di Sciullo alla presentazione del rapporto Idos sulle migrazioni nel Lazio - La direttrice dell'Asl Donetti: "Il caporalato è ovunque, non solo in mezzo ai campi"

“Nella Tuscia solo il 30% degli stranieri ha un contratto di lavoro regolare”

di Alessandro Castellani
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Daniela Donetti

Daniela Donetti

Luca Di Sciullo

Luca Di Sciullo

Viterbo - Il convegno sul rapporto migrazione in provincia

Viterbo – Il convegno sul rapporto migrazione in provincia

Pietro Nocchi

Pietro Nocchi

Viterbo – “Su 32mila stranieri nella Tuscia, solo 12mila hanno un contratto di lavoro regolare. Tutti gli altri in età da lavoro, che sono la stragrande maggioranza, cosa fanno? Non lo sappiamo con certezza, ma è molto probabile che siano nell’economia sommersa”. Lo dice il presidente del centro studi e ricerche Idos, Luca Di Sciullo, alla presentazione del rapporto sulle migrazioni nella provincia di Viterbo, realizzato dal suo istituto.

L’incontro, organizzato dalla Cisl, si è tenuto ieri nella sala riunioni della Cittadella della salute. A condurre il dibattito i dirigenti del sindacato Fortunato Mannino ed Elisa Durantini, con la partecipazione del presidente della provincia Pietro Nocchi, la direttrice generale dell’Asl Daniela Donetti, il presidente della Caritas Viterbo Luca Zuncheddu, la responsabile amministrativa di Arci Solidarietà Viterbo Paola Foscoli e il presidente di Anolf Mohamed Saady.

“Non c’è nessun’invasione di migranti, né in Italia, né a Viterbo. Questa retorica va avanti da 40 anni, dai tempi dell’arrivo dei polacchi” dicono Di Sciullo e Durantini. Poi il presidente dell’Idos entra nel dettaglio dei dati. “Nella nostra provincia – spiega – gli stranieri regolari sono 32mila, il 10% degli abitanti, e gli irregolari circa 3mila. Rispetto alla media nazionale, qui è molto più numerosa la quota di lavoratori impiegati nell’agricoltura (il 26% del totale), ma ampie fette le prendono anche l’edilizia e l’assistenza domestica. Settori che molto spesso coincidono col lavoro nero”.

“Dei 32mila stranieri – continua Di Sciullo – solo 12mila hanno un contratto di lavoro regolare, quindi circa il 30% del totale. Considerando che gli immigrati in età da lavoro sono oltre il 75% del totale, cosa fa quel 45% che non ha un contratto? Non lo sappiamo con certezza, ma è presumibile che lavori in nero”.

Secondo il presidente dell’Idos “agricoltura in nero si associa con il concetto di caporalato: c’è un forte pericolo che si producano nuove forme di para-schiavismo anche nella Tuscia, come in altre aree d’Italia. Il fenomeno dell’assistenza alle famiglie, invece, è l’incontro di due precarietà: quella della famiglia in difficoltà e quella dello straniero, solitamente donna, che non trova altri sbocchi lavorativi se non il sommerso. Anche qui spesso si creano conseguenze devastanti per la lavoratrice, sia sul piano personale che sociale”.

Daniela Donetti allarga il focus del discorso. “Parlare di migranti – afferma – significa dividere la tutela delle persone a seconda delle categorie. E questo, a qualsiasi livello, determina un’involuzione della società”.

“Oggi esistono delle persone che non sono tutelate e subiscono il caporalato, anche fuori dai terreni agricoli – denuncia la responsabile dell’Asl -. Penso ai driver che fanno consegne a domicilio per due soldi, ai giovani laureati pagati 3 euro l’ora, o a tantissimi altri esempi”.

“Ecco perché invito a fare una battaglia per i diritti di tutte le persone, non solo dei migranti – continua Donetti -. Chiunque vive sotto al livello di dignità umana, non ha la possibilità di costruire percorsi di vita sani. Questo, prima o poi, costringe all’intervento noi dell’Asl e rende l’intero sistema sanitario meno sostenibile”. 

“Qualche anno fa ricordo che c’era la corsa ad aiutare e accogliere i migranti – aggiunge Pietro Nocchi – mentre adesso stiamo tornando indietro, ai tempi di quando il nemico era il diverso. A due giorni dalla Giornata della memoria, quest’iniziativa, che presenta dati veri e non spot di propaganda, è quanto mai azzeccata”.

Alessandro Castellani

 


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30 gennaio, 2020

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