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Cultura - Domenica 19 il primo appuntamento, alle 10 in piazza Nazario Sauro a Bassano in Teverina - Lunedì 20 è l'ultimo giorno per la consegna delle foto - Leggi il regolamento

Omaggio a Pasolini: ultima chiamata per la passeggiata e il concorso fotografico

di Antonello Ricci
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Bassano in Teverina - Antonello Ricci - Concorso Pier Paolo Pasolini

Bassano in Teverina – Antonello Ricci – Concorso Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini

Bassano in Teverina - Antonello Ricci - Concorso Pier Paolo Pasolini

Bassano in Teverina – Antonello Ricci – Concorso Pier Paolo Pasolini

Viterbo – Omaggio a Pasolini. Concorso fotografico e passeggiata-racconto. Ultima chiamata! Domenica 19 gennaio. Appuntamento ore 10 in piazza Nazario Sauro a Bassano in Teverina per la passeggiata-racconto a cura di Antonello Ricci e Marco D’Aureli “Pasolini e la Tuscia: lo sguardo e il paesaggio, tra cinema e scrittura).

Si tratta di un’iniziativa ispirata al concorso fotografico ideato e promosso da Tusciaweb in collaborazione con il Comune di Bassano in Teverina e l’associazione culturale “Click!” Indirizzi di saluto del sindaco Alessandro Romoli.

Le letture itineranti vedranno protagonisti l’attore e regista Pietro Benedetti, fianco a fianco con la comunità narrante locale: Simonetta Celli, Isabella Rosati, Urbano Rosati. La partecipazione è aperta a tutti e gratuita. Il Gruppo archeologico bassanese sarà lieto di offrire ai partecipanti una ricca colazione alla partenza e un aperitivo “rustico” all’arrivo.
 
 Anche fosse solo una “semplice” questione di paesaggio, questo concorso fotografico “Pier Paolo Pasolini, la forma della città” esprimerebbe già un imprescindibile-universale valore di civiltà.

Riflettendo sul repentino innamoramento di Pasolini, alla metà degli anni ’60, per quella torre abbandonata “nella non lontana regione di Viterbo” nonché per i paesaggi della Tuscia in genere – panorami che per la loro innocenza avrebbero fatto impazzire di gioia l’Ariosto – Gianfranco Contini parlava di una virtù pasoliniana preclara: definendola “competenza in umiltà”.

Virtù da riconnettere, sempre secondo Contini, all’attrazione fatale del friulano, nelle scelte per molti dei suoi set, di oggetti “arcaici, retrocessi nel tempo”: luoghi allegoricamente incaricati, via negationis, di una funzione critica rispetto alle traumatiche derive del presente consumista, rispetto alle mutazioni antropologiche indotte dall’omologazione culturale. Il passato cioè, secondo Pasolini, non come rifugio e consolazione, piuttosto come bunker di denuncia corsara, di resistenza luterana. In piena sintonia col dettato costituzionale – il cui art. 9 recita: “la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.

Dalla bellezza delle mura di Sana’a alla compiuta perfezione della forma storica di Orte – entrambe le città assediate-minacciate dalle ruspe, dal cemento palazzinaro, dalle “strade dritte e senza fine” di un progresso-falso-progresso, in mezzo a sconvolgenti metamorfosi globali legate al senso stesso dell’abitare umano – Pasolini sosteneva il dovere morale di difendere con rigore strenuo, insieme con i grandi monumenti (quelli unanimemente riconosciuti) anche l’umile bellezza delle tradizioni architettonico-urbanistiche di un passato anonimo e popolare. Basterebbe ciò a convalidare pienamente l’idea sottesa e il valore culturale di questo inedito concorso.
 
Dal parlato del documentario “La forma della città” (1974): “Siamo, adesso, di fronte ad Orte da un altro punto di vista. C’è la solita bruma azzurro-bruna della grande pittura nordica rinascimentale. Se la inquadro, vedo un totale ancora più perfetto di prima. Cioè, la forma della città è proprio nella sua perfezione massima…”
 
Perché sia chiaro: non è una “semplice” questione di paesaggio. La poetica e l’opera pasoliniana sono intrinsecamente significate-scosse dalla peculiare forza conoscitiva portata in scena dallo sguardo. Solo qualche esempio. Negli ultimi mesi di vita, nel pittoresco atelier di Chia, Pasolini riprende a dipingere, intensamente: soprattutto ritratti. Specialmente autoritratti, ma anche ritratti del grande storico dell’arte Roberto Longhi: maestro, per Pasolini, e in fondo anche padre (sempre a detta di Contini). Fu sempre a Chia che in quel tempo Pasolini volle invitare il giovane-valente Caravaggio della fotografia italiana, Dino Pedriali: col compito d’immortalarlo, nudi compresi, in un estremo-stupefacente testamento intellettuale. Dove si dimostra che scandaloso sempre-e-davvero è il pensiero, giammai il corpo.

A Chia ci sono poi certe querce rosa e un certo verde (il verde del vischio che, qua e là, sa farsi verde-di-paradiso): raffinati cromatismi su cui Pasolini fa calare il sipario di una nuova commovente versione-parodia dei suoi antichi “Canti di un morto” (5 marzo 1974); luce e colori, voglio dire, la raffinata tavolozza del poeta allestita per l’estrema sua raccolta (la Nuova forma della meglio gioventù: nella letteratura italiana, non andrà dimenticato, c’è una tradizione cospicua di scrittori-pittori): quella del ritorno al verso dialettale, al dialetto materno di Casarsa.

E c’è infine il cinema. Il cinema stesso. Il cinema come vocazione. E il cinema pasoliniano costantemente esprime un’insopprimibile-paradossale nostalgia di pittura: “Quello che io ho in testa come visione, come campo visivo, sono gli affreschi di Masaccio, di Giotto, che sono i pittori che amo di più. Quando le mie immagini sono in movimento, sono in movimento un po’ come se l’obiettivo si muovesse su loro sopra un quadro”, scriveva Pasolini già nel ’62. Quasi un ossimoro. Sguardi allo specchio di “altri” sguardi. Visione come contenuto ma anche come forma-senso.

Movimento, ipostasi e flagranza. Così non ci sorprendiamo quando “Las meninas”, il capolavoro di Velazquez, compare sotto forma di locandina all’entrata di un cinemino di periferia nei titoli di testa del cortometraggio-capolavoro “Che cosa sono le nuvole”. O di fronte alla affollata coralità in stile Benozzo Gozzoli che connota la scena del Battesimo del Cristo nel “Vangelo secondo Matteo” (con il Giordano “ritrovato” sulle sponde del torrente che mormora, come uno spirito beato, ai piedi del castello abbandonato di Chia) ed ai vistosi copricapi dei farisei tolti di peso dagli affreschi aretini di Piero della Francesca. O a cospetto del manierismo ossessivo testimoniato nella ricorrente pratica del tableau vivant: dalle Crocifissioni di Rosso Fiorentino e di Pontormo ricomposte sul set de “La ricotta” al Brueghel adottato per i “Racconti di Canterbury”, fino al “Giudizio universale” di Giotto fedelmente ricostruito, pur con qualche maliziosa variazione-sul-tema, nel “Decameròn”.

Non andrà sottovalutato che proprio in quella pellicola Pasolini finì per scegliere sé stesso per il ruolo del pittore settentrionale “miglior allievo di Giotto” che scende a Napoli (lo splendido episodio che incornicia la seconda parte del film). Prendendo spunto dalla novella quinta della giornata sesta del testo boccaccesco (protagonista Giotto), ove il narratore di Certaldo s’era misurato in una indimenticabile definizione dei rapporti tra natura e pittura che meriterebbe ancor oggi d’essere saggiamente meditata, Pasolini dimostrava di considerare la questione dello sguardo questione estetica centrale.
 
Beh, amiche fotografe, amici fotografi… che ne dite? Ce n’è di che riflettere, no? Per ora godetevi, insieme col resto del nostro affezionato pubblico, la passeggiata-racconto di domenica 19. Per partecipare al concorso fotografico “Pier Paolo Pasolini, la forma della città” c’è tempo fino al giorno dopo (lunedì 20 gennaio) quando scadranno i termini per la consegna dei vostri pasoliniani click!

Antonello Ricci


Concorso fotografico Pier Paolo Pasolini, la forma della città

“Pier Paolo Pasolini, la forma della città”, prima edizione del concorso fotografico indetto da Piattaforma 2.0, in collaborazione con Tusciaweb e l’Associazione Click! e il comune di Bassano in Teverina, aperto a fotografi professionisti ed amatori.

Il concorso ha lo scopo di valorizzare sei luoghi della Tuscia nello spirito che ha guidato Pasolini nel suo rapporto con il Viterbese. Un territorio, che nonostante tutto, ha mantenuto integra, almeno in parte, la forma originaria dei suoi borghi. I paesi da fotografare sono: Bassano in Teverina, Viterbo, Caprarola, Civita di Bagnoregio, Soriano e Orte. Per poter partecipare dovranno essere inviate foto di almeno 3 di questi borghi, tra i quali obbligatoriamente Bassano in Teverina e Civita di Bagnoregio. Pena l’esclusione dal concorso.

I partecipanti al concorso dovranno mandare una foto dei vari paesi in formato JPG ad alta risoluzione, tramite WeTransfer o altro tipo di trasmissione di file pesanti via email. Non ci sono limiti compositivi né artistici, verranno quindi accettate anche foto post-prodotte.

La partecipazione è gratuita.

Le foto dovranno essere inviate all’indirizzo e-mail: laformadellacitta@tusciaweb.it entro le ore 23 del 20 gennaio 2020. Nell’email vanno inseriti: i titoli delle opere, i dati dell’autore e un riferimento telefonico.

La premiazione si svolgerà a febbraio/marzo 2020 nel borgo di Bassano in Teverina.

Verranno premiate le 3 migliori foto in assoluto, più menzioni speciali per ogni singolo luogo. Le foto verranno valutate dall’insindacabile giudizio dell’équipe di Tusciaweb.

Tutte le foto partecipanti potranno essere utilizzate da Piattaforma 2.0 Tusciaweb, dall’Associazione Click!e dal comune di Bassano in Teverina a scopo pubblicitario, per pubblicazioni, mostre o qualsiasi altro scopo.


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17 gennaio, 2020

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