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“Il padre non gli mandava più soldi, Pang non aveva denaro nemmeno per tornare negli Stati Uniti”

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Omicidio in via San Luca -Michael Aaron Pang e Norveo Fedeli [3]

Omicidio in via San Luca – Michael Aaron Pang e Norveo Fedeli

Omicidio in via San Luca - I rilievi della scientifica - Nei riquadri: Norveo Fedeli e Michael Aaron Pang [4]

Omicidio in via San Luca – I rilievi della scientifica – Nei riquadri: Norveo Fedeli e Michael Aaron Pang

Viterbo - I rilievi della polizia scientifica al negozio Fedeli di via San Luca [5]

Viterbo – I rilievi della polizia scientifica al negozio Fedeli di via San Luca

Viterbo - I rilievi della polizia scientifica al negozio Fedeli di via San Luca [6]

Viterbo – I rilievi della polizia scientifica al negozio Fedeli di via San Luca

Viterbo – Commerciante ucciso in centro, l’assassino di Norveo Fedeli non aveva alcuna disponibilità economica perché il padre gli aveva tagliato i fondi. E lui lo avrebbe saputo già da qualche giorno.

“Il padre non gli mandava più soldi, Pang non aveva nemmeno i soldi per tornare negli Stati Uniti”, ha detto un pakistano che si è rivelato un testimone chiave per la procura, sentito all’udienza di ieri del processo per omicidio e rapina allo statunitense Michael Aaron Pang. Che non avesse un soldo lo ha confermato anche un ufficiale della guardia di finanza: “Solo un migliaio di euro dall’America tra marzo e aprile”. Ciononostante cercava di fare il pieno di abiti firmati pagando con le carte. 

In aula, assistiti dall’avvocato Fausto Barili, c’erano come sempre i familiari della vitima, che si sono costituiti parte civile.

Quando il 3 maggio scorso, dopo che la sua carta è stata per l’ennesima volta rifiutata, ha ammazzato a colpi di sgabello il 74enne Norveo nella sua boutique di via San Luca scappando con una busta di vestiti del valore di 600 euro, non poteva non sapere che sul suo conto non c’era disponibilità economica. 

A rafforzare la versione del pubblico ministero Eliana Dolce, secondo cui dietro il feroce delitto si nasconderebbe solo la volontà di impossessarsi a tutti i costi di un pugno di vestiti di marca, è stato un imprenditore pakistano di 57 anni  con cui il 23enne americano avrebbe tentato di mettersi in affari, titolare da diversi anni di un money transfer in via Cairoli e di due negozi di kebab, uno in via della Cava a Viterbo e l’altro a Vetralla.


“Non aveva nemmeno i soldi per tornare negli Stati Uniti”

Per tre-quattro mesi, Pang avrebbe pagato l’affitto di 350 euro del negozio di kebab di Vetralla del pakistano, avviando poi l’iter presso la camera di commercio per diventarne l’unico gestore, pagando anche 480 euro per la certificazione Haccp e informandosi per avere codice fiscale e permesso di soggiorno.

“Per rilevare l’attività abbiamo concordato verbalmente la somma di 15mila euro da versare un po’ alla volta”, ha detto il pakistano. Poi all’improvviso, alla fine di aprile, il quadro sarebbe cambiato. 

“A fine aprile – ha detto il testimone – Pang mi disse che il padre non gli avrebbe dato più denaro e che avrebbe venduto l’orologio, la play station e il cellulare per comprare il biglietto aereo per tornare a maggio negli Stati Uniti. Pensava di stare in America una settimana, poi di tornare e sistemare tutto”.


Nel retrobottega la maglietta intrisa del sangue di Norveo

In questo contesto precario, secondo il testimone, il 30 aprile Pang sarebbe andato da Fedeli spendendo 600 euro in vestiti che avrebbe dovuto sapere di non potersi permettere, come dimostrano i tre tentativi di transazione andati male per mancanza di capienza delle carte. Avrebbe quindi chiesto al commerciante di mettergli da parte la merce tornando il 2 maggio, quando la scena si è ripetuta: tre tentativi di far passare le carte a vuoto e Fedeli che, temendo una truffa, gli ha scattato due fotografie. Infine il giorno del delitto. Verso l’una del 3 maggio Pang è tornato in via San Luca, la carta non è passata e lui si è avventato su Fedeli, spaccando addirittura lo sgabello per la violenza dei colpi sferrati al 74enne trovato poco dopo morto dalla vicina parrucchiera e da un manovale romeno che dall’uscio del negozio hanno visto il corpo esanime riverso a terra in un lago di sangue con la testa fracassata. 

Nel frattempo, come ricostruito in aula dal capo della mobile Gian Fabrizio Moschini e dall’investigatore della polizia Roberto Fortunati, sarebbe corso a cambiarsi nel retrobottega, lasciando lì la maglietta nera che indossava, intrisa del sangue della vittima, mettendo al piede sinistro una busta per coprire la scarpa imbrattata di sangue e scappando col cellulare, il borsello e le chiavi di Fedeli, quindi facendo ritorno in autobus a Capodimonte dove i carabinieri lo hanno arrestato la mattina dopo. Dopo pochi minuti, grazie alla videosorveglianza di una gioielleria in via della Pettinara, il suo volto era già noto agli inquirenti, che in meno di 24 ore sono riusciti a catturarlo. 


A mangiare kebab poche ore dopo il delitto

Deve avere pensato di averla fatta franca, Pang, perché il pomeriggio del giorno del delitto, alle 17, è venuto nuovamente in autobus a Viterbo, fermandosi a magiare kebab nel negozio di via della Cava del pakistano. “Aveva dei segni sul viso”, ha detto il testimone.

Il giorno dopo, quando è stato bloccato nella stanza che gli aveva messo a disposizione una tedesca nella sua abitazione di via San Carlo, a Capodimonte, solo la busta messa al piede è stata trovata in un cestino dei rifiuti lungo la strada, il resto era in bella vista nella sua camera da letto. Sarebbe stata proprio la tedesca a presentare Pang al pakistano, nel luglio 2018. Il 23enne, figlio di una copia di medici d’origine coreana, sarebbe poi tornato in America e rientrato in Italia il 21 febbraio 2019.


“Solo un migliaio di euro dall’America tra marzo e aprile”

In aula anche il tenente colonnello Emiliano Sessa della guardia di finanza, all’epoca comandante provinciale del nucleo di polizia tributaria che, tramite l’ambasciata statunitense, ha avviato gli accertamenti dai quali sono emersi, tra marzo e aprile, solo tre trasferimenti di denaro a Pang, due dagli Usa e uno dall’Italia, per circa 1500 euro complessivi. 

“I codici delle transazioni non riuscite dicevano per insufficienza di fondi, abbiamo avuto conferma che le carte non avevano capienza per pagare un conto di 600 euro. Dalla madre aveva avuto 636,21 euro il 12 marzo e 480 euro il primo aprile, poi altri 350 euro da un italiano sempre il 12 aprile. Niente altro”, ha spiegato l’ufficiale


Parola al medico legale e al perito informatico

Il 28 aprile saranno sentiti i consulenti nominati ieri dalla corte d’assise presieduta da Silvia Mattei, giudice a latere Giacomo Autizi.

Uno è il medico legale Giancarlo Carbone, sulle lesioni che secondo i difensori Remigio Sicilia e Giampiero Crescenzi Pang avrebbe riportato nella colluttazione con Fedeli, che lo avrebbe aggredito alle spalle e ferito alle mani con un coltellino multiuso mentre l’imputato cercava di difendersi. La pm Dolce ha chiesto di verificare la compatibilità delle lesioni fotografate il giorno della cattura con tutti gli oggetti in sequestro compreso un altro coltellino multiuso e lo sgabello arma del delitto. 

L’altro consulente è il perito informatico Roberto Cirianni che dovrà verificare se siano rimaste sui telefonini di Pang e Fedeli tracce delle loro conversazioni tradotte tramite cellulare. Anche questa una richiesta della difesa, per appurare se sia possibile risalire a cosa si sono detti prima dell’omicidio. 

Silvana Cortignani


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