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Viterbo - La segretaria della Cna Luigia Melaragni fa il punto sul primo incontro del tavolo per il patto della notte che ha ridotto l'orario di apertura dei pubblici esercizi

“I residenti del centro storico si augurano che i locali chiudano…”

di Daniele Camilli
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Luigia Melaragni

Luigia Melaragni

Viterbo - La movida in centro storico

Viterbo – La movida in centro storico

Viterbo - Turisti a piazza San Lorenzo

Viterbo – Turisti a piazza San Lorenzo

Viterbo – “Io penso che i residenti del centro storico si augurano che i locali chiudano”. La segretaria generale della Cna Viterbo e Civitavecchia, Luigia Melaragni, va dritta al punto. La movida a San Pellegrino è stata ridimensionata. Quindi il patto per la notte ha raggiunto i suoi obiettivi. Anche perché, visto che in centro ormai ci vanno in pochi, non ci sono più obiettivi da raggiungere. “Il patto per la notte funziona – dice Melaragni – perché nel centro storico e San Pellegrino non ci va più nessuno. Ci vanno poche persone. Intanto, locali e attività commerciali perdono fatturati e l’economia cittadina si impoverisce”. 

La soluzione? Per Luigia Melaragni le soluzioni sarebbero state due. La prima. “Portare l’orario di chiusura alle due di notte per tutto il centro storico”. La seconda. “Maggiori controlli, affidati però alle società di stuart pagate dai locali”. I cosiddetti buttafuori.

Il patto per la notte è un protocollo d’intesa siglato da comune, assessora allo sviluppo economico Alessia Mancini, e dalle organizzazioni di categoria. E’ parte integrante del piano del commercio e prevede la chiusura anticipata, rispetto al passato, assieme a tutta una serie di deroghe, dei locali del centro storico. Tra la mezzanotte e l’una. A seconda delle zone. Perché il piano e il patto suddividono la città dentro le mura in due distinte zone. La fucsia, che ricomprende anche il quartiere medievale di San Pellegrino, e tutto il resto del centro storico. Sansone e i filistei. E l’uno si guardò bene dal morire senza tirarsi appresso tutti gli altri.

Il patto ha previsto infine la costituzione di un tavolo, dove ci sono anche le associazioni di residenti, commercianti e studenti, che si riunisce ogni tre mesi. La prima, l’altro ieri a Palazzo dei priori in piazza del comune a Viterbo.

Segretaria Melaragni, quale era la posizione delle organizzazioni di categoria al tavolo del patto per la notte?
“Noi partivamo dal presupposto che le limitazioni dell’orario non risolvono i problemi della movida. Noi avevamo proposto una sorveglianza privata tenuto conto che non ci sono i controlli del comune e delle forze dell’ordine. Portando in tal modo l’orario di chiusura alle due di notte. Ma su questo non c’è stato il riscontro sperato”.

Da parte di chi?
“Da parte dei residenti e del comune. Il comune ti dice che il piano del commercio prevede la chiusura a mezzanotte e all’una. Prolungare l’orario sarebbe come ignorare il piano. E sarebbe incoerente rispetto a quanto è stato scritto in quel benedetto piano. I residenti invece sono contrari perché, per loro, non cambierebbe niente rispetto al passato. Sembrerebbe però che ci vengano incontro, così come ha detto l’assessore Mancini, stabilendo dei criteri individuando le attività più meritevoli cui concedere la proroga. Meritevoli in termini di struttura sia altri parametri. Ad esempio chi non ha fatto infrazioni. Aspettiamo la proposta del comune”.

L’assessora Mancini, tra i criteri, ha proposto anche quello della presenza di un certo tipo di clientela. Non crede che questo possa essere discriminante, distinguendo tra locali di serie A e locali di serie B? Con i locali di serie B che verrebbero identificati come attività che ospitano sostanzialmente gente che si ubriaca e poi va a fare casino in giro.
“Fare la distinzione sulla base della clientela la vedo un po’ dura. Come fai a capirlo? La clientela non la puoi definire a monte. Di fatto, non esiste”. 

Quali sono allora, secondo lei, i parametri che andrebbero individuati?
“Ad esempio, se il locale il piccolo o meno. Se è piccolo è molto più probabile che le persone sentano il bisogno di uscire in strada. Oppure si potrebbe tener conto dei pregressi, vale a dire sanzioni, multe, violazione di orari. Bisogna individuare dati e criteri oggettivi. Un bar non si può distinguere per tipologia di clientela. Non è che un locale può scrivere al suo esterno ‘vietato l’ingresso a quelli che bevono o hanno meno di 20 anni’. Va fatta una specie di patente a punti che tenga conto dei requisiti strutturali e, appunto dei pregressi. Aspettiamo comunque la proposta del comune”.

Mancini ha detto “il patto ha funzionato, ma le persone in centro sono diminuite”. Non è un po’ come dire che il patto per la notte funziona perché ormai al centro storico non ci va più nessuno?
“Per i residenti il patto per la notte ha ridotto la movida in centro e questo, per loro, ha dato dei benefici. Di contro, i commercianti ti dicono che gli incassi sono crollati. In più ci sono meno persone che dalla provincia si spostano su Viterbo. In questi mesi c’è stata una riduzione del fatturato. E questo è evidente”.

Quindi, un patto che funziona, ma a danno dell’economia cittadina…
“Il patto per la notte funziona, innanzitutto, a danno dei pubblici esercizi. I residenti invece sono contenti del fatto che ci sia meno gente. Per loro è un fatto positivo. Commercianti e studenti, al contrario, sono tutt’altro che contenti”.

E come si mediano le rispettive esigenze?
“Non è facile. Per i residenti il rilancio del centro storico passa per il ripopolamento. Secondo loro, la movida manda via quei pochi che ancora ci vivono. Bisogna però capire che, se una città vuole essere turistica, la movida è un aspetto essenziale. Se non addirittura strutturale”.

Infatti, il turista alla sera esce. Altrimenti che turista è…
“Certo. Ovvio”.

Torniamo alla possibile soluzione…
“Maggiori controlli potrebbe essere il primo passo da fare. Gli esercenti hanno fatto un grosso passo avanti proponendo di pagarsi per conto loro gli stuart. Questo significherebbe sopperire all’assenza di controlli. Una soluzione che personalmente avrei sperimento. Magari funzionava”. 

Perché, secondo lei, i residenti sono contrari a prolungare l’orario di chiusura dei locali?
“Io penso che i residenti del centro storico si augurano che i locali chiudano. Oppure aprano soltanto di giorno”. 

Questo però significherebbe ammazzare l’economia del centro storico…
“Secondo i residenti no”. 

Secondo lei?
“Secondo me sì. Per i residenti, se i locali notturni chiudessero potrebbero ritornare i negozi di prossimità e altre attività aperte di giorno. Ma questo, secondo me, non succederà mai. Non ci sono le condizioni. Non avverrebbe nel breve, medio periodo, cosa di cui invece ci sarebbe bisogno. E, soprattutto, la crisi ha ormai messo tutti in ginocchio. Quindi, se chiudi anche i bar e i ristoranti, poi la città va a finire che muore. Definitivamente”. 

Non crede che una città che vuole essere turistica e studentesca debba anche essere un po’ più tollerante nei confronti di turisti e studenti? 
“Sì, ne sono convinta. Senz’altro. Introdurre la riduzione d’orario nel piano del commercio è stato un errore. Così come è stato un errore distinguere tra zona fucsia, dove ricade anche il quartiere San Pellegrino, e tutto il resto del centro storico. Il piano del commercio andava fatto su tutta la città. Pensando a un’idea di sviluppo complessiva che riguardasse tutto il tessuto urbano. Perché solo San Pellegrino?”.

Perché?
“Perché è una zona tutelata. Questo ci dice il comune. Quello che penso io è perché c’è un comitato di residenti molto sensibile alla questione”. 

Secondo lei c’è la possibilità che sul lungo periodo il piano per la notte possa portare alla chiusura dei locali?
“Sì, il rischio c’è. Ed è serio”.

E non potrebbero aprire durante il giorno anziché di notte?
“Certo, e alcuni locali si sono anche impegnati ad aprire la mattina. Ti faccio però un esempio. L’8 dicembre un locale ha provato ad aprire dalla mattina fino al tardo pomeriggio. Ha incassato in tutto 100 euro. Capisci bene che con incassi del genere non paghi nemmeno un dipendente. Se un locale non fa reddito la sera, non recupererà certamente di giorno. E non possiamo far finta che oggi i ragazzi escono tardi e fanno ritorno a casa tardi. Io, quando ero giovane, alle due dormivo. I nostri figli no. La sera è l’unico momento in cui un locale del centro può avere clientela”. 

Daniele Camilli


Articoli: “Il patto per la notte funziona, ma le persone sono diminuite arrecando danni economici ai commercianti”


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11 gennaio, 2020

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