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Tribunale - L'uomo aveva già un precedente e successivamente ha violentato una minorenne agganciata su Facebook

Seduce una vedova e la sottopone a continue violenze, condannato a due anni di reclusione

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Viterbo - Palazzo di giustizia

Viterbo – Palazzo di giustizia

Viterbo – (sil.co.) – Condannato ieri a due anni per maltrattamenti in famiglia commessi tra il 2012 e il 2013 ai danni di una vedova residente in provincia di Viterbo, a casa della quale era riuscito a piazzarsi per ottenere gli arresti domiciliari, era stato già condannato per violenza sessuale a Salerno, mentre nel 2014, spacciandosi per uno studente di medicina di 25 anni, ha violentato una quindicenne romana agganciata su Facebook.

Sul banco degli imputati un pregiudicato 47enne originario della Campania, Mario Abignente, denunciato nella Tuscia da una donna, madre di due figli piccoli, conosciuta poco dopo che aveva perso il marito. L’avrebbe sedotta con modi garbati, riuscendo a piazzarsi nella sua abitazione e convincendola, quando per lui è scattato il carcere, a farsi fare un certificato di convivenza da un legale per avere i domiciliari a casa sua. 

Un inferno. La vittima, come è emerso durante il processo, sarebbe stata percossa e costretta ad avere con l’imputato rapporti sessuali controvoglia. L’uomo l’avrebbe terrorizzata, riuscendo a ridurla per mesi in condizioni di totale soggezione. L’avrebbe maltrattata e picchiata anche davanti ad amici, parenti e colleghi di lavoro, che hanno testimoniato di lividi e pestaggi. La vittima sarebbe stata aggredita anche in strada e al ristorante, sbattuta sul cofano della macchina e trascinata fuori del locale per un braccio solo perché lo aveva invitato a smettere di bere. 

“Una totale sottomissione, dalla quale è riuscita a trovare il coraggio di sottrarsi solo quando l’imputato è stato arrestato per evasione dai domiciliari, beccato mentre faceva la spesa al supermercato. Solo allora la vittima ha trovato sollievo e il coraggio di sporgere denuncia”, ha detto il pm chiedendo una condanna a un anno e quattro mesi. 

Il difensore di parte civile Rita Burchielli ha sottolineato le continue violenze fisiche e verbali cui è stata sottoposta la sua assistita e alla fine il giudice Gaetano Mautone, condannando l’imputato, ha aumentato la pena a due anni, disponendo anche che la vittima venga risarcita in sede civile.

 


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18 gennaio, 2020

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