--
    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Cultura - Il bando scade il 31 gennaio - Due le sezioni: una per gli alunni delle scuole elementari e una senza limiti di età - Antonello Ricci: "Una piccola iniziativa, ma davvero preziosa"

Ultima chiamata per il concorso di poesia dialettale “La léngua vitorbese”

di Francesca Buzzi
Condividi la notizia:

Antonello Ricci

Antonello Ricci

La premiazione del concorso "La léngua vitorbese" nel 2019

La premiazione del concorso “La léngua vitorbese” nel 2019

Marco D'Aureli

Marco D’Aureli

La premiazione del concorso "La léngua vitorbese" nel 2018

La premiazione del concorso “La léngua vitorbese” nel 2018

La premiazione del concorso "La léngua vitorbese" nel 2018

La premiazione del concorso “La léngua vitorbese” nel 2018

Viterbo – C’è tempo ancora poco più di una settimana per partecipare al concorso “La léngua vitorbese”.

Il bando, giunto alla sua terza edizione, ha come di consueto due versioni: quella senza limiti di età e quella dedicata agli alunni delle scuole elementari di Viterbo. La giuria è chiamata a scegliere, tra i componimenti in gara, la miglior poesia in dialetto locale.

Un’iniziativa patrocinata e finanziata dalla fondazione Carivit a cura dell’associazione culturale Comunità narranti e in collaborazione con Tuscia dialettale e Davide Ghaleb editore.

“L’idea dalla quale siamo partiti – racconta Antonello Ricci – è quella di voler riportare il dialetto viterbese al centro dell’attenzione. Perché l’identità linguistica e quella antropologica sono legate indissolubilmente l’una all’altra, si contagiano, crescono insieme e si alimentano. Riscoprire il dialetto, quindi, è riscoprire il rispetto per la città stessa”.

“La léngua vitorbese”, insomma, è una dichiarazione d’amore a Viterbo e alla sua lingua vernacolare. Dietro il progetto (o forse sarebbe meglio dire dentro il progetto) c’è un forte sentimento di appartenenza e una grande voglia di rivalutare, riabilitare, riscoprire il dialetto che, per dirla con le parole di Antonello Ricci “era finito nell’angoletto”. Nascosto, dimenticato, abbandonato.

Quest’anno il concorso è dedicato ad Enrico Canevari, poeta dialettale della Viterbo tra le due guerre mondiali e autore nel 1923 del poemetto “La bella Galiana”. E anche in questa terza edizione, come nelle due precedenti nelle quali si erano omaggiati Emilio Maggini ed Edilio Mecarini, verrà prodotto dall’editore Ghaleb un’antologia dei testi dell’autore, accompagnata da una critica approfondita dei componimenti, in chiave letteraria ma anche popolare.

“Il libro – continua Antonello Ricci – è accompagnato da una serie di riflessioni che ricostruiscono l’arte dialettale. E’ pensato per i partecipanti del concorso (ai quali verrà donato dalla fondazione Carivit che li acquista da Ghaleb), ma è rivolto anche agli studiosi del settore. E insieme ai due volumi   su Maggini e Mecarini dà vita a un insieme unico, una sorta di antologia di riflessione e riscoperta”.

Una riscoperta e uno studio approfondito e a largo raggio. “E’ un modo per rimettere in circolo le poesie di questi autori – sottolinea Ricci – accompagnandole da un’analisi critica inserita in un contesto letterario e folcloristico non solo locale, ma anche nazionale. In questi testi si mettono in parallelo le poesie e i poemi dialettali che vengono da tradizioni simili, come quella toscana o laziale, fino a quella italiana nel suo complesso, riportando studi del dialetto dai primi anni del ‘900 ai giorni nostri”.

Ma non c’è solo il libro antologico. Al termine del concorso “La léngua vitorbese” Ghaleb editore produrrà anche un altro testo con le poesie dialettali vincitrici e con le altre che saranno ritenute meritevoli di menzione. Entrambi i libri sono curati dall’antropologo Marco D’Aureli e ospitati nella collana “La banda del racconto”.

Non solo un concorso fine a se stesso, dunque. Ma una riscoperta culturale profonda, attenta e preziosa.

“Il premio funziona ogni anno come un amo da pesca – spiega Antonello Ricci -. Uno spunto, un pretesto per tirare in ballo intere famiglie e metterle intorno a un tavolo a parlare e a leggere il dialetto. Il grande lavoro delle maestre delle elementari, che partecipano alla versione del concorso riservata alle scuole, fa sì che vengano coinvolte tre generazioni di viterbesi: nonni, genitori e bambini. E le poesie che le varie classi o il singolo alunno presentano sono soltanto l’ultimo atto di un percorso educativo e conoscitivo molto ampio, che dura per tutto l’anno scolastico”.

Insomma un’iniziativa importante che va oltre il premio materiale in palio. “Vogliamo far riscoprire il senso civico e civile del dialetto – sottolinea Ricci -, riscoprire l’identità viterbese. E’ una piccola iniziativa, ma davvero preziosa”.

 

Lo sforzo economico, ma anche culturale è della fondazione Carivit che da tre anni sposa il progetto e lo sostiene. “La fondazione Carivit acquista i libri da Ghaleb editore e li dona ai partecipanti al concorso – ricorda Ricci – e mette il denaro necessario per premiare i vincitori. Non sono cifre enormi, ma al di là dei soldi quello che davvero è importante per noi è il fatto che investono in questo grande progetto. Un investimento non solo economico, ma anche morale. Per questo non finiremo mai di ringraziarli”.

E sarà proprio il presidente della fondazione Carivit, Marco Lazzari, a premiare i finalisti in una cerimonia pubblica che si terrà nella seconda metà di marzo. Il concorso gode anche del patrocinio del Sodalizio dei facchini di santa Rosa e del Comune di Viterbo. Sei i membri della giuria: il decano della poesia dialettale viterbese Ostelvio Celestini, il presidente di Tuscia dialettale Franco Giuliani, il sapido cultore della vernacolarità “vitorbese”, Massimo Mecarini, l’attore e regista Pietro Benedetti, l’antropologo Marco D’Aureli (che avrà il ruolo di segretario) e, chiaramente, lo stesso Antonello Ricci.

Le poesie devono essere ad argomento viterbese, ma per quest’anno la giuria si riserva di prendere in considerazione anche componimenti scritti in altri dialetti dell’Alto Lazio o di altre province del Lazio (romanesco escluso).

Il bando, lo ricordiamo, è aperto a tutti, e prevede due versioni: quella per le scuole primarie del capoluogo e quello senza limiti d’età. Per quanto riguarda le scuole concorreranno Volta, Concetti, Grandori e Canevari.

I componimenti dovranno pervenire entro il 31 gennaio (anche consegnati “brevi manu”) all’indirizzo “Associazione delle Comunità narranti – Banda del racconto” p/o Antonello Ricci, via del Meone, 14 – 01100″ (istruzioni in dettaglio nel bando, scaricabile dal sito di Ghaleb editore.

Francesca Buzzi


Condividi la notizia:
23 gennaio, 2020

    • Altri articoli

    • Articoli recenti

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR