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Bilanci 2019 - Agricoltura - Intervista al presidente della Cia Sergio Del Gelsomino

“Un’utopia produrre senza gli agrofarmaci, bisogna ridurli”

di Maurizia Marcoaldi

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Cia, Sergio Del Gelsomino nuovo presidente provinciale

Cia, Sergio Del Gelsomino nuovo presidente provinciale

Viterbo – “E’ un’utopia produrre senza gli agrofarmaci, bisogna ridurli e controllarli”.

Il presidente provinciale della Confederazione italiana agricoltori Sergio Del Gelsomino traccia un bilancio dell’anno appena passato. Del Gelsomino, imprenditore agricolo di Orte, si è insediato il 19 dicembre scorso e ha raccolto il testimone lasciato da Fabrizio Pini.

Idee chiare sull’uso degli agrofarmaci. “Bisognerebbe sensibilizzare le aziende a usarli in maniera più appropriata e allo tesso tempo far capire al consumatore che senza questo utilizzo non c’è produzione”.

Da un punto di vista agricolo ci sono delle difficoltà e il settore trainante è quello della frutta da guscio. “Segnali positivi per le nocciole e le castagne. Tutte le altre produzioni sono in forte crisi, sia quella dell’olio che quella del latte e dei cereali”.

Come sono stati questi ultimi 12 mesi da un punto di vista produttivo?
“Il settore che traina la nostra provincia è la frutta da guscio e quindi in particolar modo le nocciole e le castagne. Tutte le altre produzioni sono in forte crisi, sia quella dell’olio che quella del latte e dei cereali. Per il latte, sia ovino che bovino, il problema è il prezzo di produzione troppo alto rispetto a quello di mercato. Quest’anno l’olio, rispetto all’anno scorso, ha avuto una produzione al di sotto del 50% a causa del clima e del fatto che gli olivi non hanno attecchito. La produzione dei cerelai quest’anno ha retto, ma rimane il problema del basso prezzo sul mercato rispetto ai costi di produzione”.

Quali le zone più produttive e quelle in maggiore sofferenza?
“A livello di produzione la zona che sta andando meglio è la zona dei Cimini dove ci stanno i noccioleti e le castagne. In crisi la zone di Canino, tipica per l’olio, e quella del mare”.

Per quanto riguarda invece un bilancio da un punto di vista politico-sindacale?
“Come sindacato stiamo affrontando le problematiche del momento. Questo elettorato fluido ha delle ripercussioni anche su di noi. Non abbiamo più punti di riferimento. Non si può intavolare un discorso con un politico che dopo sei mesi cambia tutto. Inoltre la sussidiarietà che avevamo sta notevolmente diminuendo”.

Per quanto riguarda l’uilizzo di agrofarmaci qual è il punto di vista della Cia?
“Siamo i primi a non volerli utlizzare. Purtoppo però pensare oggi di smettere di usare la chimica è un’utopia. Bisognerebbe più che altro usare sempre più prodotti non nocivi o comunque utilizzarli più addosso alle piante e non facendoli penetrare nei terreni, evitando così di farli arrivare nelle falde acquifere o nei corsi d’acqua. Quindi bisognerebbe puntare su un utilizzo più appropriato di agrofarmaci e cercare di utilizzarli sempre meno. Bisogna inoltre sensibilizzare sia le aziende che i consumatori”.

In che senso?
“Per quanto rigurada gli agrofarmaci bisognerebbe sensibilizzare le aziende a usarli in maniera più appropriata e allo tesso tempo far capire al consumatore che senza questo utilizzo non c’è produzione. Bisogna ridurli e controllarli, ma è un’utopia produrre senza il loro utilizzo. Se entri in un supermercato e trovi tutte mele ‘brutte’ e bucate magari rimangono lì, anche se sono le più buone. Bisognerebbe quindi trovare il giusto compromesso tra qualità e giusto utilizzo di agrofarmaci”.

Nel 2019 il clima ha creato qualche difficoltà?
“Il tempo ci sta dando qualche problema per le semine del grano, dell’orzo. Sono indietro tutte le semine che si sarebbero dovute effettuare in questo momento. Non abbiamo ancora seminato, cosa che si doveva fare a novembre. Si è aperta ora una finestra e quindi stiamo seminando in questo momento. Ma siamo in forte ritardo”. 

A livello di aziende agricole qual è il quadro del 2019? Hanno sofferto maggiormente le piccole o le grandi?
“Tutto il settore è in crisi. Anche le grandi aziende stanno soffrendo anche perché loro hanno grossi investimenti ed è difficili ammortizzarli”.

Da un punto di vista della fauna quali sono i problemi del nostro territorio?
“Il problema della fauna c’è e va risolto. La fauna selvatica è ormai arrivata anche in città. Ci sono cinghiali anche nelle strade in città. Questo è un problema che interessa non soltanto l’agricoltura, ma anche la vita quotidiana di tutti. La fauna serve, ma va riportata nei suoi luoghi naturali. Come soluzione si potrebbe riaprire una stagione di caccia tutto l’anno. Non bisogna sterminare questi animali perché tutto serve nell’ecosistema, ma contrastarli. Penso magari a una caccia di settore, effettuata da persone selezionate predisposte solo per queste criticità”.

Obiettivi per il prossimo futuro e un augurio per il 2019?
“Un augurio è che aumentino un po’ i prezzi alla vendita dei prodotti, altrimenti non c’è futuro. Un’altra cosa che ci auguriamo è che i gal e i piani di sviluppo regionale diano un po’ di respiro alle aziende agricole. Questo è necessario per rinnovarci. E più si rinnovano le aziende, meno inquinano e più riescono a produrre prodotti di alta qualità. Il futuro è la qualità”.

Maurizia Marcoaldi

 


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