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Bilanci 2019 - Giustizia - Intervista al procuratore capo Paolo Auriemma

“Viterbesi omertosi? Diciamo che sono riservati…”

di Raffaele Strocchia
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Viterbo - Il procuratore capo Paolo Auriemma

Viterbo – Il procuratore capo Paolo Auriemma

Scacco alla Mafia nel Viterbese - Gli arrestati all'uscita dalla caserma dei carabinieri

Scacco alla Mafia nel Viterbese

Ronciglione - I rilievi dei Ris - Nei riquadri: Maria Sestina Arcuri e Andrea Landolfi

Ronciglione – I rilievi dei Ris – Nei riquadri: Maria Sestina Arcuri e Andrea Landolfi

Riccardo Licci e Francesco Chiricozzi

Riccardo Licci e Francesco Chiricozzi

Omicidio in via San Luca - I rilievi della scientifica - Nei riquadri: Norveo Fedeli e Michael Aaron Pang

Omicidio in via San Luca – I rilievi della scientifica – Nei riquadri: Norveo Fedeli e Michael Aaron Pang

Viterbo – Quattro omicidi nel 2019 nella Tuscia. “Ma abbiamo arrestato – rivendica il procuratore capo di Viterbo Paolo Auriemma – i presunti assassini in tempi brevissimi”. Due sono reo confessi: Sing Khajan, che ha ucciso il suo compagno di cella a Mammagialla Giovanni Delfino. E Michael Aaron Pang, che si è macchiato del delitto del negoziante Norveo Fedeli. Si professa innocente da sempre, invece, Andrea Landolfi Cudia. Per lui, la morte della fidanzata Maria Sestina Arcuri è stata un incidente. “Dice di non essere colpevole, ma io sono convinto del contrario”, afferma Auriemma che lo ha indagato per omicidio volontario.
È invece indagato dalla procura per i minorenni di Roma il 16enne che ha ucciso il vicino di casa con un pugno in faccia: è accusato di omicidio preterintenzionale.

Il 2019 è stato anche l’anno della cronaca nera: da mafia viterbese allo stupro nel pub di Casapound, passando per le inchieste sul caporalato e sui molestatori seriali. “Ma a Viterbo e provincia non c’è un problema sicurezza”, assicura il procuratore capo. Per lui l’anno vecchio si è chiuso con qualche preoccupazione. “Sospendere la prescrizione ed eliminare l’abbreviato è un errore che finirà per rallentare i lavori di tutto il tribunale”. Ma le soddisfazioni non mancano. “Sull’informatizzazione siamo diventati il punto di riferimento delle procure del Lazio, e il ministero della Giustizia ci ha definiti un’eccellenza”.

Procuratore Auriemma, nel 2019 Viterbo ha scoperto di avere una mafia autoctona. Nonostante sia la Dda di Roma ad occuparsi della criminalità organizzata nel Lazio, e quindi anche nella Tuscia, è aumentata l’attenzione della procura di Viterbo sui cosiddetti reati spia?
“L’attenzione sui reati spia è sempre stata massima e continuerà ad esserlo”.

Dall’operazione Erostrato è emersa pure una certa omertà dei viterbesi. In generale, la popolazione è restia a parlare e a denunciare?
“Viterbesi omertosi? In alcuni piccoli centri della Tuscia abbiamo verificato una certa riservatezza, definiamola così, soprattutto sui reati contro la pubblica amministrazione e in particolare sulla turbativa d’asta. In questi centri appare un po’ complicato e difficile scardinare situazioni che sembrano essersi consolidate nel tempo”.

Dall’operazione Erostrato è emerso anche che diverse persone si sono rivolte all’organizzazione mafiosa per risolvere controversie personali. Legalità e giustizia sono dunque state scavalcate. Pensa che vada migliorato il rapporto tra cittadini e procura-forze dell’ordine?
“Io definirei positivo il rapporto tra cittadini e procura-forze dell’ordine. La scelta che queste persone hanno fatto non è stata obbligata da una mancanza di tutela da parte dello stato. È stata una scorciatoia, ma alla fine si sono ritrovate solo in mano a dei delinquenti. Ed è così che si alimenta la criminalità, che peggiora la qualità della vita di tutti. Io non posso che rinnovare il solito invito: se i cittadini si rendono conto che qualcosa non va, vengano in procura o si rivolgano alle forze dell’ordine. Ma rallentino il flusso degli esposti anonimi, che soprattutto in procura arrivano a centinaia ma che per legge non possono essere presi in considerazione e utilizzati. Purtroppo i fogli senza nome non servono a nulla. Se si vuole denunciare qualcosa riservatamente, si può andare dalle forze dell’ordine e chiedere riserbo. Le forze dell’ordine ci possono così lavorare, pur mantenendo segrete determinate cose”.

Il 2019 è stato anche l’anno di gravi episodi di cronaca nera, soprattutto a San Faustino. Dallo stupro nel pub di Casapound, all’omicidio del negoziante Norveo Fedeli, alla rapina che ha fatto finire un uomo in stato vegetativo. A Viterbo, e in particolare in quella zona del centro storico, c’è stato o c’è un problema sicurezza?
“No, in città come in provincia non c’è un problema sicurezza. È che più interventi delle forze dell’ordine ci sono, a cui seguono repressioni da parte della magistratura pure con misure cautelari, più fanno rumore. Ad esempio, per quanto riguarda gli omicidi, nel 2019 siamo riusciti a trovare e ad arrestare i presunti assassini in tempi brevissimi. Insomma, non vorrei che la trasparenza sulla quale abbiamo improntato il nostro operato alla fine assuma solo connotazioni negative. Ovvero, più notizie di cronaca nera diamo perché abbiamo risolto un fatto, più emerge il dato negativo invece che la risoluzione”.

Per lo stupro al pub di Casapound il tribunale di Viterbo ha condannato Francesco Chiricozzi e Riccardo Licci rispettivamente a 3 anni e a 2 anni e 10 mesi di carcere. In diversi sostengono che la sentenza sia stata troppo lieve. È così?
“I ragazzi hanno beneficiato del rito abbreviato, del risarcimento del danno alla vittima e delle attenuanti generiche. Sono ragazzi molto giovani e alla fine, seppur faticosamente, hanno confessato e all’esito del giudizio erano incensurati. Insomma, non avevano precedenti passati in giudicato. Fortunatamente, le sentenze sono tarate sulla persona e non servono a lanciare messaggi. La giustizia esemplare è sbagliata. Le discussioni sul caso in questione potrebbero anche essere giuste. Ma chi le ha fatte, ha fatto politica”.

A febbraio, a Ronciglione, la morte di Maria Sestina Arcuri. Per voi un omicidio commesso dal fidanzato Andrea Landolfi Cudia. Ma lui si è sempre professato innocente, parlando di un incidente…
“Dice di non essere colpevole, ma noi siamo processualmente sicuri degli accertamenti fatti e degli elementi raccolti. Ora ne discuteremo davanti alla corte d’assise, perché l’imputato è già stato rinviato a giudizio”.

Da settembre è in carcere, ma inizialmente il gip di Viterbo aveva detto no all’arresto…
“Landolfi è in cella su disposizione della Cassazione. Almeno sulla misura di custodia cautelare, dei giudici, tra i quali quelli della Suprema Corte e del tribunale del Riesame, ci hanno già dato ragione”.

Cosa ne pensa della riforma della prescrizione, sospesa dopo la sentenza di primo grado?
“A differenza di molti altri magistrati, sono contrario e anche abbastanza preoccupato. Ma sto esprimendo un punto di vista personale, in assoluta minoranza: la maggior parte dei magistrati, con l’Anm, si è espressa positivamente. Al contrario, io ritengo che il blocco della prescrizione sia un errore, soprattutto in mancanza di serie modifiche strutturali e procedurali. La sospensione è, inoltre, un errore pure come istituto giuridico: le persone negli anni cambiano. Le difficoltà della giustizia italiana non si superano bloccando la prescrizione. Non è questa la radice dei problemi. I problemi della giustizia si possono, se non risolvere, quantomeno affrontare con modifiche processuali. Ma queste modifiche processuali sembra vadano in controtendenza con la ragionevole durata dei processi. Penso, ad esempio, all’eliminazione del giudizio abbreviato per i reati punibili con l’ergastolo. Questa riforma ha portato, a Viterbo, alla necessità di instaurare diverse corti d’assise in corso nello stesso momento, i cui lavori ovviamente incideranno sull’intero andamento del tribunale”.

Aveva chiesto l’abbreviato, ma è stato dichiarato inammissibile proprio in virtù della riforma, Michael Aaron Pang, l’assassino reo confesso del negoziante Fedeli…
“Sul rito, il parlamento ha fatto una scelta e non se ne può che prendere atto. Una scelta che però si ripercuote grandemente negativamente sulla gestione dei tribunali. Soprattutto di medie dimensioni, come quello di Viterbo. Perché ci sarà un gigantesco dispiego di energie e di tempo di cui tutti i processi, in particolar modo per quanto riguarda la loro durata, ne potrebbero risentire”.

È procuratore capo di Viterbo da quasi quattro anni. Sin dall’inizio si è occupato anche della riorganizzazione dell’ufficio che oggi, dalla Camera penale all’Ordine degli avvocati, viene definito “dinamico” nella sua attività…
“Innanzitutto voglio sottolineare l’ottimo rapporto e la stima reciproca che c’è con tutto il foro. Poi, per quanto riguarda la procura, in questi anni abbiamo lavorato molto sull’informatizzazione, diventando un punto di riferimento per gli uffici del Lazio. Grazie all’informatizzazione siamo riusciti a eliminare gli arretrati, soprattutto quelli riguardanti l’iscrizione della notizia di reato. Inoltre, siamo riusciti a supplire alla carenza del personale. Chi era impiegato in settori ora informatizzati, è stato spostato su quei servizi in difficoltà che così sono stati implementati e rafforzati. È stata poi completamente superata la problematica riguardante le mancate notifiche, che comportavano un rallentamento dei processi perché le udienze saltavano. Ora le notifiche vengono fatte via pec e tramite il sistema Tiap. Abbiamo anche stipulato una convenzione con l’università della Tuscia per rendere più fruibile il sito della procura, attraverso il quale possono essere richiesti pure determinati certificati. I fascicoli noti sono stati scannerizzati e possono essere visualizzati digitalmente dagli avvocati che ne possono avere copia con un dimezzamento dei costi. L’organizzazione informatica della procura è stata definita un’eccellenza anche dagli ispettori del ministero della Giustizia”.

Raffaele Strocchia


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2 gennaio, 2020

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