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Tribunale - La vittima avrebbe trattenuto due ragazzini perché chiamassero i genitori - Assolto con formula piena dopo sette anni

Baby vandali gli rompono una vetrata a sassate, ma è lui a finire a processo per sequestro di persona

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Il tribunale

Il tribunale

Viterbo – Due tredicenni gli rompono una vetrata di casa tirando sassi da un cavalcavia, finisce a processo per sequestro di persona. E’ stato assolto ieri con formula piena dopo quasi sette anni. 

Imputato un settantenne residente a La Quercia che nel primo pomeriggio di domenica 2 giugno 2013 ha bloccato in giardino i due baby vandali che erano andati a scusarsi.

“O chiamate voi i vostri genitori oppure chiamo io la polizia”, li avrebbe minacciati, costringendoli a telefonare ai genitori. 

“Mi telefonò e mi disse cosa era successo, passandomi anche mio figlio. Poi, siccome ero senza auto in quel periodo, mi venne a prendere al Respoglio e andammo a casa sua, dove c’era mio figlio con un amico e la sua compagna.Mi trattenne a lungo, per un’ora, un’ora e mezza, nonostante gli avessi detto che avrei pagato metà dei danni che, a detta sua, erano di 1300 euro. Guardai male mio figlio, che aveva l’aria abbattuta di colui he sa cosa lo aspetta. Ma non era intimorito dall’imputato, che anzi mi parve una persona cortese e gentile. Parlava, parlava, parlava, diceva che voleva essere risarcito, ma non ha mai alzato la voce. Poi ci volle accompagnare. L’amico di mio figlio, che aveva paura di andare subito a casa, si volle fermare al parco della Quercia, forse per prendersi un po’ di tempo. Noi verso le 19 eravamo a casa”, ha raccontato uno dei genitori, sentito come testimone.

“Poi mi avrà telefonato qualcosa come trenta volte per ricordarmi che gli dovevo risarcire la finestra, per cui dopo 3-4 giorni mi sono sbrigato a dargli la mia metà, sennò non la finiva più. Ma non è stato mai scortese”, ha concluso.

In aula anche il ragazzino, diventato nel frattempo maggiorenne. “Ci ha detto di chiamare i nostri genitori, ma non ci ha trattenuto con la forza, La moglie è stata carina, ci offrì anche qualcosa. Poi ci ha riportati a casa. Ha insistito col mio amico per portarlo fino all’abitazione, ma lui è voluto scendere al parco dietro il supermercato”, ha detto. 

Sia la pm Eliana Dolce che il difensore d’ufficio Serena Celestini hanno chiesto l’assoluzione, concessa con formula piena dal collegio dopo una brevissima camera di consiglio. 


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20 febbraio, 2020

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