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Corte d'assise d'appello - Il processo di secondo grado ha ridotto la pena da 6 a 4 anni di reclusione - No a una ulteriore perizia psichiatrica, sì alle attenuanti generiche per il 26enne sospettato di terrorismo

Bomba contro la macchina di Santa Rosa, Illarionov: “Chiedo scusa, non volevo fare una strage”

di Silvana Cortignani
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Viterbo - Santa Rosa - Il lancio del fumogeno

Santa Rosa 2015 – Il lancio del fumogeno

Il 24enne Denis Illarionov

 Denis Illarionov

Viterbo - Questura - L'arresto di Denis Illarionov

L’arresto di Illarionov

L'avvocato Vincenzo Comi

L’avvocato Vincenzo Comi

L'avvocata Marina Colella

L’avvocato Marina Colella

Viterbo – Bomba contro la macchina di Santa Rosa, Illarionov: “Chiedo scusa, non volevo fare una strage”.

Ha chiesto scusa ai viterbesi davanti ai giudici della corte d’assise d’appello di Roma Denis Illarionov, il 26enne condannato in primo grado a sei anni di reclusione lo scorso 26 giugno e a quattro anni in secondo grado.

“Illarionov ha reso delle dichiarazioni prima del processo”, spiega l’avvocato Vincenzo Comi dl foro di Roma, che assiste con la collega Marina Colella il giovane d’origine lettone arrestato il 12 marzo 2018 a Bagnaia dalla Digos dopo la segnalazione dell’Fbi per sospetto terrorismo.

Da settembre Illarionov è agli arresti domiciliari.

“Ha confermato quello che ha dichiarato nel primo grado – prosegue il legale – e cioè che lui non voleva assolutamente creare danni alle cose o alle persone, né tantomeno fare una strage e che il lancio era un lancio di fumogeni e non di materiale esplodente, ma soprattutto ha tenuto a chiedere scusa a tutti per quello che ha fatto”.

Con lo sconto di due anni in appello, Illarionov, a distanza già di quasi due anni dell’arresto, Illarionov è praticamente giunto a scontare già metà della pena.

La condanna per il 26enne è arrivata sia per la detenzione di nitrato di potassio (una sola partita, acquistata online nel 2015 quando giocava coi fumogeni) e del cilindro esplodente con 64 monete da uno e due euro sequestrati nella sua abitazione, sia per il “petardo” tirato al passaggio della Macchina di Santa Rosa, in via Garibaldi, durante il Trasporto del 3 settembre 2015.

Ma non per strage. In primo grado, il “bombarolo della Macchina di Santa Rosa” è stato assolto dall’accusa più grave, quella di strage, riqualificata nel reato meno grave previsto dall’articolo 435 del codice penale: chiunque, al fine di attentare alla pubblica incolumità, fabbrica, acquista o detiene dinamite o altre materie esplodenti, asfissianti, accecanti, tossiche o infiammabili, ovvero sostanze che servano alla composizione o alla fabbricazione di esse è punito con la reclusione da uno a cinque anni.

Il procuratore generale della corte d’appello, al termine della discussione, ha chiesto la conferma della sentenza emessa otto mesi fa dalla corte d’assise del tribunale di Viterbo presieduta dal giudice Gaetano Mautone. I difensori Comi e Colella hanno chiesto l’accoglimento dei motivi di appello e in subordine che la corte d’assise d’appello rinnovasse la perizia psichiatrica.

“La corte ha però ritenuto di accogliere il motivo sul riconosicmento delle attenuanti e quindi ha ridotto la pena, senza disporre una ulteriore perizia psichiatrica, riformando la sentenza di primo grado col riconoscimento all’imputato delle attenuanti generiche e riducendo la pena a anni quattro di reclusione, riservandosi trenta giorni per le motivazioni”, conclude l’avvocato Comi.


Da “papamaialetto” all’arresto per sospetto terrorismo all’accusa di strage

Niente strage, nonostante l’esaltazione di stragisti su Reddit, Instagram, Facebook e altre piattaforme sulle quali “Illarionov l’internauta” passava le sue giornate solitarie chiuso in casa, pubblicando post, fumetti e video, e facendo proselitismo, lui che fin dall’adolescenza si firmava “papamaialetto” e si professava anticlericale, cercando”adepti” nel mondo social.

L’accusa di strage gli era stata contestata due mesi dopo l’arresto, a maggio 2018, quando un detenuto della stessa sezione ha consegnato un foglio scritto di suo pugno in cui erano annotati gli indirizzi e i nomi delle scuole Tecchi e Egidi di Viterbo, dicendo che glieli aveva detti Illarionov, preannunciandogli dove avrebbe fatto una strage di bambini non appena uscito dal carcere.

“Un teste assolutamente inattendibile. E’ stato smentito da un altro detenuto viterbese, Ermanno Fieno, il quale, sentito il 26 novembre 2018 dagli inquirenti, ha detto che si era fatto dire nomi e indirizzi di scuole di Viterbo con la scusa che voleva iscriverci i suoi figli. Nessuno degli altri compagni di sezione ha mai ricevuto simili confidenze, neanche il suo compagno di cella”, ha insistito il legale, secondo cui la corte d’assise doveva decidere tra il dare all’imputato “la terapia o il veleno”.

L’avvocato Comi aveva anche chiesto la seminfermità mentale per il suol assistito: “Un ragazzino finito in carcere con dei banditi che, secondo la nostra consulente, soffre di un deficit della personalità di disadattamento, di una patologia psicologica che lo ha spinto all’isolamento e a una vita vissuta attaccato a internet. Ha bisogno di essere reinserito, non abbandonato a se stesso e internato in carcere”.

Silvana Cortignani


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26 febbraio, 2020

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