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Viterbo - Per ottenere dei benefici dalla giustizia - Smascherato dalla polizia penitenziaria

Boss rinchiuso a Mammagialla punta a fingersi pazzo

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Viterbo - Il carcere di Mammagialla

Viterbo – Il carcere di Mammagialla

Viterbo – Boss rinchiuso a Mammagialla punta a fingersi pazzo per ottenere dei benefici dalla giustizia, smascherato dalla polizia penitenziaria. Il Corriere della sera riporta l’episodio avvenuto un anno fa nel penitenziario viterbese e balzato solo in questi giorni alle cronache nazionali e locali. 

“È il 20 maggio 2019 – si legge nell’articolo – , carcere di Viterbo. Un detenuto sta parlando con sua madre nella sala colloqui. Gli agenti di guardia notano ‘un passaggio furtivo e repentino’ di qualcosa fra i due. Quando lei esce viene perquisita ed ecco il risultato: nel reggiseno la signora nasconde ‘due pizzini di carta manoscritti dal detenuto, uno con inchiostro rosso e uno con inchiostro blu’.

Erano le istruzioni che il figlio detenuto aveva scritto per i genitori su come comportarsi per aiutarlo a sembrare matto, confidando, evidentemente, nella pronuncia dell’infermità o seminfermità mentale. E invece è andata male”.

Si legge ancora “Con una sola mossa l’autore — e cioè il camorrista Salvatore Tamburrino, 41 anni, ex affiliato del clan Di Lauro e oggi collaboratore di giustizia — è riuscito a perdere credibilità, a creare i presupposti per una condanna a 30 anni nonostante il rito abbreviato e a diventare motivo di guai giudiziari per sua madre”.
 
Tamburrino, riporta ancora il Corriere, a Mammagialla “c’era finito per l’omicidio di sua moglie Norina, 33 anni: la uccise a colpi di pistola il 2 marzo 2019 nella casa dei genitori di lei, a Melito (Napoli) e poi andò a costituirsi. Le cronache locali raccontarono che nell’ascensore della questura lui rivelò ad alcuni poliziotti il nascondiglio di Marco Di Lauro, rampollo del potente clan di Scampia e Secondigliano, figlio del boss Paolo Di Lauro e latitante dal 2004” e ancora “lui si è ritrovato nel carcere di Viterbo, appunto, per l’omicidio di Norina e dopo nemmeno tre mesi di cella ha escogitato il piano per uscirne alla svelta”.

Ancora: “Uno dei due fogliettini – riporta il Corriere della sera – in particolare dice: “Allora fatemi fare a modo mio. Prossimi colloqui li rifiuto se non c’è Norina. Cioè, voi venite per un paio di volte solo che io rifiuto perché chiedo se c’è mia moglie, poi non venite più finché non ve lo dico io. State sereni, però. Ci vuole un po’ di tempo, stai al mio gioco ok? Mandami mail di conferma che stai al mio gioco”.

Qualcosa è andato storto: “Invece di far valere in aula la sua finta seminfermità mentale Salvatore Tamburrino ha ottenuto il risultato dell’ergastolo malgrado il rito abbreviato scelto per avere lo sconto di un terzo della pena (quasi sempre accordato dal giudice dell’udienza preliminare)”. 



 – Detenuto sputa in faccia a un agente


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16 febbraio, 2020

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