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Tribunale - Crac del Perfidia - Parla per la difesa il commercialista Maurizio Rubini - L'ex consigliere comunale è a processo per la bancarotta della discoteca aperta a Ponte di Cetti nel 2009 e fallita nel 2012

“Chicco Moltoni gestore lampo di una società decotta”

di Silvana Cortignani
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Chicco Moltoni

Chicco Moltoni

L'avvocato Samuele De Santis

L’avvocato Samuele De Santis

Viterbo – “Chicco Moltoni gestore lampo di una società decotta”. Non ha dubbi il perito di parte della difesa, sentito ieri alla ripresa del processo all’ex consigliere comunale Francesco Moltoni, 59 anni, accusato di bancarotta per il fallimento del Perfidia, la discoteca sulla Cassia Sud inaugurata nell’ottobre 2009 a Ponte di Cetti e dichiarata fallita il 5 dicembre 2012.

Parte civile la società Piano Alto srl con l’avvocato Marina Bernini, mentre l’imputato è difeso dall’avvocato Samuele De Santis. Al suo attivo, al netto dei pagamenti ai creditori, circa 50mila euro, mentre il passivo ammonta a circa un milione e 100mila euro. Una gestione lampo quella di Moltoni, durata fino a maggio 2012, dopo di che è stata presentata istanza di fallimento. L’era Moltoni si è chiusa il 17 maggio 2012 con la messa in liquidazione. 

Ieri davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei è stato sentito per la difesa il commercialista Maurizio Rubini, secondo il quale Moltoni nulla avrebbe potuto fare per evitare una decozione già irreversibile quando, tra dicembre 2011 e marzo 2012, è stato nominato amministratore e ha potuto effettuare operazioni bancarie presso i quattro istituti di credito cui la società si appoggiava. 

Moltoni sarà ascoltato il prossimo 20 ottobre quando, conclusa con l’esame dell’imputato l’istruttoria, a distanza di otto anni dal crac del Perfidia, è prevista anche la discussione e la sentenza. 

“Al più Moltoni avrebbe potuto recarsi in procura e sporgere denuncia”, ha detto il professionista, parlando della contabilità “fantasma” del locale, venuta alla luce solo il 17 gennaio 2012 da una relazione del predecessore Alessandro Del Canuto, 48 anni. Del Canuto è uscito dal processo patteggiando davanti al gup una condanna a un anno e otto mesi, mentre è stata archiviata una terza posizione, quella di Alessio Sacconi, imprenditore di 39 anni, nonostante l’opposizione di Moltoni. 

“La discoteca, dopo l’avvento di Moltoni, è stata aperta solo due domeniche di gennaio e il giorno dell’Epifania”, ha spiegato Rubini. 

Moltoni e Del Canuto sono stati amministratori della società in periodi diversi. Del Canuto dall’aprile 2009 al dicembre 2011. Moltoni ha preso il suo posto fino al maggio 2012. 

“Il 17 gennaio 2012 Del Canuto ha presentato una relazione non  supportata da documentazione, che mi ha lasciato basito, sulla contabilità parallela del Perfidia nel triennio precedente, riepilogando entrate e uscite. Entrate che secondo la stessa commercialista Alessandra Basile, curatore della Piano Alto srl, erano superiori rispetto a quelle dichiarate”, ha proseguito il consulente, facendo riferimento al cosiddetto “Protocollo Perfidia”.

Per gli investigatori, i due indagati avrebbero distratto e occultato gli incassi della gestione del “Perfidia” per tre anni: 724mila 924 euro dal 2009 al 2010; 807mila 491 euro dal 2010 al 2011; 324mila euro dal 2011 al 2012. Un milione 856mila 452 euro, più almeno altri 14mila euro dalla cassa contanti.

“Una distrazione da parte di Moltoni sarebbe stata impossibile. Non era l’amministratore, semmai il liquidatore. A fine 2011 il rapporto per pagare i passivi era di 13 su 100, il che vuole dire insolvenza totale e decozione irreversibile della società.Ben poco poteva fare al di là della vendita dei beni e della riscossione di crediti che non c’erano, trattandosi di una discoteca quindi di un esercizio di vendita al dettaglio”, ha sottolineato Rubini. 

Riguardo ai 24 prelievi in contanti effettuati all’inizio del 2012, per somme attorno ai 900 euro ciascuno: “Moltoni ha depositato le sue firme presso le quattro banche tra il 27 gennaio e il 16 marzo. Solo da febbraio ha potuto effettuare operazioni bancarie”. Al saldo cassa non sarebbero stati riconsegnati 27mila euro, il saldo sarebbe stato di 57 euro. 

La curatrice della Piano Alto srl, Alessandra Basile, sentita il 3 luglio 2018 nelle vesti di parte offesa, disse: “La società nel frattempo aveva fatto un ‘accordo di non concorrenza’ con un’altra società che gestiva un’altra discoteca, dalla parte opposta della città, in base al quale il Perfidia avrebbe ricevuto seimila euro per ogni serata che sarebbe rimasto chiuso in concomitanza con l’apertura del Theatrò. L’accordo prevedeva quattro serate, per una somma complessiva di 24mila euro, tra fine gennaio e febbraio, con la possibilità di reiterare. Ma finì lì, forse perché nel frattempo il Theatrò aveva fidelizzato la clientela e non aveva più interesse a pagare un’altra discoteca perché stesse chiusa”. 

Silvana Cortignani


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19 febbraio, 2020

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