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Ambiente - In un'intervista ad Adnkronos il responsabile biodiversità Wwf Ferrari: "I cacciatori non risolvono il problema perché l'hanno creato loro"

Cinghiali, in Italia popolazione raddoppiata in 10 anni

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Una famiglia di cinghiali

Una famiglia di cinghiali

Viterbo – Da 500mila esemplari a oltre 1 milione in appena dieci anni. I dati Ispra sull’incremento della popolazione di cinghiali in Italia creano allarme, in particolare tra gli agricoltori, che sempre più spesso vedono le loro coltivazioni devastate da branchi di ungulati.

In un servizio di Adnkronos, il responsabile del servizio coordinamento Fauna Ispra Piero Genovesi analizza le cause del fenomeno. “La crescita dei boschi, l’abbandono delle campagne, la maggior regolamentazione della caccia e la creazione di aree protette hanno creato più ambienti idonei alla fauna e al cinghiale in particolare – dice -. Ma ci sono anche altri fattori, come le immissioni di cinghiali a scopo venatorio, ora vietate, e le ibridazioni col maiale domestico, che sono ancora più prolifici del cinghiale selvatico”.

Franco Ferrari, responsabile agricoltura e biodiversità Wwf, sostiene che “per ridurre la popolazione dei cinghiali il rimedio non è la caccia: si è aumentato il numero delle giornate di caccia e il numero di animali prelevabili, ma gli animali sono continuati ad aumentare”.

“I cacciatori non possono risolvere il problema, perché sono coloro che l’hanno creato – continua Ferrari -. Bisogna invece coinvolgere gli agricoltori, attraverso le tecniche delle catture attraverso i corral, recinti che consentono di catturare interi branchi di cinghiali”.

“Sarebbe opportuno per tutti – torna a parlare Genovesi – che l’enorme quantità di carne messa a disposizione dal prelievo venatorio rientri in una filiera correttamente valutata dal punto di vista sanitario, anche per valorizzare questo tipo di risorse”.

Il problema, infatti, è che in Italia i macelli autorizzati a trattare il selvatico sono pochi, quindi spesso la carne di cinghiale venduta negli esercizi commerciali proviene dall’estero o non è certificata.

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13 febbraio, 2020

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