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Gioco d'azzardo e criminalità - È quanto emerge dall'ordinanza che ha portato all'arresto di 38 persone

Il clan di Nicitra voleva fare una valanga di soldi…

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Capranica – Quella messa in piedi da Salvatore Nicitra, ex boss della Banda della Magliana, sarebbe stata una “associazione dedita ad attività illecite con modalità imprenditoriali”, che avrebbe avuto “come obiettivo primario quello del profitto”. Un “gruppo – scrive il gip nell’ordinanza che ha portato all’arresto di trentotto persone – capace di produrre reddito illecito e di riciclarlo con costanti reimpieghi e investimenti in attività apparentemente lecite, inserendosi nell’economia legale attraverso l’acquisizione della gestione di attività imprenditoriali”. Insomma, un “sodalizio che dispone di risorse economiche”.

Salvatore Nicitra e Massimiliano De Santis

Il “padrino” o “capo dei capi”, come i suoi sodali lo definiscono, “gestisce – riepiloga il giudice – sale gioco e video slot per interposta persona, con prestanome operanti con regolare licenza, e ha acquisito il controllo della distribuzione di congegni elettronici, predisposti con alterazioni del software del gioco lecito, con cui è possibile il gioco vietato”. Inoltre, si sarebbe circondato di “imprenditori collusi che garantiscono alla congrega ingenti risorse economiche”. Tra questi, secondo gli inquirenti, ci sarebbe stato pure Massimiliano De Santis: Chicco, il 41enne che fino a quest’estate viveva a Capranica e che con il suo brand Mamanero Caffè sponsorizzava le squadre di calcio Lazio e Viterbese. Avrebbe fatto parte “della più stretta cerchia di collaboratori di Nicitra” e gli sarebbe stato “assegnato il ruolo di distribuzione dei giochi illeciti”, ma anche di “imprenditore a sua volta utilizzatore di tali slot machine nei suoi locali”.

Gioco d'azzardo e criminalità - L'operazione dei carabinieri

Tra i “metodi utilizzati da Nicitra per fidelizzare gli imprenditori collusi – spiega il gip – ci sono quello della buona entrata e quello di offrire loro assistenza legale nel caso in cui abbiano subito sanzioni amministrative e/o penali. Il metodo della buona entrata – continua – è utilizzato per ottenere, con l’elargizione di cospicue somme di denaro, l’installazione, presso gli imprenditori del settore, di slot machine fornite da società riconducibili a Nicitra”. Non solo assistenza legale, però. L’ex boss della Banda della Magliana nei confronti di sodali in difficoltà, anche detenuti, e dei loro familiari “non fa mancare l’appoggio economico” e la sua “protezione”.



Quella di Nicitra, essendo una banda con “obiettivo primario il profitto”, “considera tra i rischi di perdite anche quello di possibili e temuti sequestri di beni”. E, terrorizzato all’idea di un’indagine a suo carico, arriva a comunicare ai suoi l’intenzione di fugire. “Ma io vado a Lugano – dice in un’intercettazione -, prendo e me ne vado. Sparisco per due anni. Continuerò a fare la vita che faccio. L’unica cosa è che sto levando tutti i soldi dalla società, sto a leva’ 10/20 mila euro al giorno. Sto a leva’ un po’ tutto, in maniera che se si inventano qualcosa… Però voglio dire… comunque sono soldi che ho sudato regolarmente pagando le tasse…”. Insomma, sembrerebbe che l’ex boss stia pensando di adottare misure per eludere eventuali misure patrimoniali. “Quello che posso salvare – continua nell’intercettazione -, salvo. Mo sto a mettere in vendita la casa. Mo mi vendo tutto vaffanculo, e mando tutto all’estero”.

Gioco d'azzardo e criminalità - Carabinieri in azione

Ad agitare Nicitra a un certo punto arriva pure l’inchiesta Mondo di Mezzo, che tra dicembre 2014 e giugno 2015 porta all’arresto di oltre 70 persone. Tra queste l’ex Nar Massimo Carminati e l’ex Ras delle cooperative rosse Salvatore Buzzi, ritenuti ai vertici di due organizzazioni criminali operanti nella Capitale a partire dal ’99. “Nicitra – evidenzia il gip – è allarmatissimo, e perciò si dota di utenze intestate a terze persone, estranee al clan, e dedicate esclusivamente alla realizzazione del programma criminoso”. In realtà, l’ex boss “da sempre – sottolinea il giudice – è solito utilizzare un linguaggio convenzionale per parlare di argomenti riservati nonché nomi e/o appellativi di fantasia. Da numerosi interlocutori e addirittura dalla convivente, si fa appellare come Sergio e non con il suo nome di battesimo. Sergio lo utilizzava durante la sua latitanza, che è durata circa 12 anni”. Perché Nicitra è stato uno dei capi della Banda della Magliana, dopo essere entrato come referente del boss Enrico De Pedis per i quartieri romani di Primavalle, Casalotti, Montespaccato, Montemario e Aurelio. “Oggi – aggiunge il gip – i più stretti collaboratori lo chiamano solitamente ingegnere, senza che ovviamente abbia alcuna laurea in ingegneria”. Anche i sodali sono appellati con nomi di battaglia: come Massimiliano De Santis, detto Chicco.

Gioco d'azzardo e criminalità - Carabinieri in azione

Gli inquirenti hanno rilevato pure “l’utilizzo di un predefinito linguaggio convenzionale noto agli affiliati per indicare, ad esempio, i giochi vietati (‘i virtuali’) o i luoghi d’incontro oppure la vittima dell’usura e/o dell’estorsione da convocare al cospetto di Nicitra”. E ancora: “Salvatore Nicitra e i suoi sodali, oltre a usare un linguaggio criptico e allusivo, quando devono parlare di affari particolarmente delicati, rimandano il tutto a conversazioni de visu e, nella quasi totalità dei casi, invitano i propri interlocutori a recarsi in luoghi ritenuti sicuri”. Insomma, “l’uso dei telefoni è sempre molto circospetto. È fatto divieto di parlare al telefono”. Il tutto viene inasprito dopo aver subito un controllo da parte delle forze dell’ordine. “Nicitra – conclude il gip – ha subito messo in atto una serie di contromisure cautelari. Tanto per le soffiate di appartenenti alle forze di polizia collusi e tanto per la consapevolezza della propria caratura criminale, si sente, così come i suoi sodali, nel mirino e sono cauti e guardinghi in ogni comunicazione”. “Sospettando di essere soggetto a indagini, è risultato disporre un controllo per l’eventuale apposizione di dispositivi, rientrante in una sorta di periodo di bonifica”. Intercettato afferma: “Devo controllare se m’hanno riempito di cimici…”.


Articoli: Il gip: “Un clan violento e pericoloso, con Salvatore Nicitra capo indiscusso” – Finisce in manette Massimiliano De Santis, l’imprenditore con la passione per lo sport… – Criminalità, tra i 38 arrestati anche un 40enne di Capranica – Criminalità: 38 arresti, operazione dei carabinieri anche a Viterbo


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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14 febbraio, 2020

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