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Hangzhou - Interviene Giacomo De Angelis, sinologo della Zhejiang university

“Coronavirus, la situazione rimane seria ma la Cina non sta occultando la realtà dei fatti”

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Virus cinese - I medici in ospedale

Virus cinese – I medici in ospedale

Hangzhou – Riceviamo e pubblichiamo – Coronavirus, quando non si sa sarebbe meglio informarsi.

Studiare senza meditare è inutile, meditare senza studiare è pericoloso. Questa frase contenuta nei discorsi di Confucio dovrebbe essere un monito sia per i mass media (ricordiamoci che significa comunicazione di massa), sia per gli utenti.

Quasi sempre in occidente si fa l’errore di non considerare i numeri della Cina, ma soprattutto non si sa realmente come funzionano i sistemi amministrativo e sanitario. A livello di amministrazione tutto converge verso il centro politico del paese: Pechino. Ogni decisione viene presa a livello centrale dopo aver ricevuto e valutato le informazioni che giungono dall’esterno attraverso un percorso gerarchico tra le varie province, prefetture, contee e distretti.

E’ evidente che in un sistema politico come quello cinese assumersi delle responsabilità che non ti competono a livello locale è molto difficile e pericoloso, questo spiega il caos iniziale e il ritardo della risposta per il contenimento del virus nella ormai famosa città di Wuhan.

Un altro elemento da considerare oltre la situazione sanitaria nelle aree rurali che potremmo definire con un eufemismo sufficiente, è soprattutto la non-curanza, spesso per ignoranza, del cinese medio. A proposito di numeri, Wuhan, con circa 10 milioni di abitanti, dista da Pechino più o meno 1200 chilometri, pressappoco come da Roma a Parigi. L’ultima statistica del 2019 sulla popolazione cinese riporta circa 564 milioni di abitanti nelle zone rurali e 813 milioni nelle zone urbane. Wuhan, capoluogo della provincia di Hubei (oltre 57 milioni di abitanti, quasi tutta l’Italia), è una città con un’ottima crescita economica e sviluppo tecnologico, ma è inserita in un contesto provinciale ancora molto rurale e contadino.

L’altra faccia della medaglia di un sistema politico centralizzato è il poter prendere delle decisioni drastiche e veloci, in questo caso più che mai necessarie, come la messa in quarantena di due città e il controllo capillare di una nazione grossa quanto l’Europa con mezzi e misure coercitive e se vogliamo discutibili, ma questo è un altro problema. Il tutto si è complicato per via del periodo conosciuto come chunyun (春运), trasporti di capodanno, quando, per la festa di primavera, tutto il paese si mette in viaggio, dalle città alle zone rurali e viceversa. Per la maggior parte dei cinesi questo periodo di ferie è l’unico di un anno di lavoro. In una stima del capodanno 2018-2019 sono stati calcolati circa tre bilioni di viaggi effettuati dai cinesi durante i 40 giorni di festività.

La combinazione di coronavirus, non-curanza del cinese medio, festività e situazione sanitaria nelle zone rurali spiega le misure di contenimento e prevenzione prese dal governo cinese, ma soprattutto sono i punti chiave su cui riflettere e approfondire le ricerche per dare a tutti una visione corretta del quadro generale Cina-coronavirus, senza giungere a conclusioni affrettate e superficiali, anche in buona fede, che possono trasformarsi in terrorismo mediatico e conseguente panico generale.

Dagli ultimi dati la situazione rimane estremamente seria, inoltre, il periodo di incubazione del virus falsa le stime dei contagi e dei decessi, che andranno inevitabilmente ad aumentare, ma ciò non significa che la Cina stia volontariamente occultando la realtà dei fatti. In una società commercialmente globalizzata come quella attuale che senso avrebbe? Com’è possibile credere o vivere nel dubbio di menzogne dette dalla Cina in un periodo storico in cui certe emergenze per forza di cose devono essere combattute e vinte a livello globale?

Se è vero che l’essere umano per natura ha paura o è diffidente di ciò che non conosce, allora bisognerebbe dedicare meno tempo alle fiction televisive e più alla vera conoscenza, colmando quell’ignoranza dalla quale spesso nascono classismo e razzismo.

Giacomo De Angelis
Sinologo
PhD, Zhejiang university


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15 febbraio, 2020

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