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Viterbo - Mammagialla - La procura ne ha chiesto il rinvio a giudizio

Detenuto pestato, indagati 10 agenti penitenziari

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Viterbo - Il carcere di Mammagialla

Viterbo – Il carcere di Mammagialla

Viterbo – (s.m.) – Picchiato a Mammagialla, perse l’udito. Per quel pestaggio feroce, Giuseppe De Felice, 32enne rinchiuso nel carcere viterbese, ha sporto denuncia. 

Ne è nata un’inchiesta della procura di via Falcone e Borsellino, culminata con una richiesta di rinvio a giudizio del pm Stefano D’Arma per dieci agenti della polizia penitenziaria. 

Lo riporta il quotidiano “Il Dubbio”, il primo a raccogliere la testimonianza di Teresa, la moglie di De Felice.

La donna raccontò che il marito le aveva detto di essere stato pestato il 5 dicembre 2018 da una decina di agenti penitenziari. “L’ho visto con il volto tumefatto – disse – pieno di lividi e con il sangue all’occhio sinistro. Ho cominciato a urlare, ma mi ha detto di smettere perché ha paura di subire altre ritorsioni”. 

Dopo la denuncia di De Felice, gli inquirenti hanno ascoltato testimoni, eseguito intercettazioni telefoniche e acquisito filmati dalle telecamere di sorveglianza. Il fascicolo è stato aperto per lesioni personali aggravate, falso ideologico e calunnia. Tutti e dieci gli agenti dovranno rispondere di lesioni; falso e calunnia, invece, sono contestate solo a tre indagati, uno sovrintendente e gli altri due assistenti capo coordinatori della penitenziaria. 

Il pestaggio, si legge sulla richiesta di rinvio a giudizio, sarebbe stato commesso “abusando della qualità da ciascuno rivestita di agente del corpo di polizia penitenziaria in servizio presso la casa circondariale di Viterbo, approfittando di circostanze tali da ostacolare la privata difesa (quali lo stato di detenzione della vittima e l’assenza di videocamere nei luoghi in cui si sono svolti i fatti)”. De Felice sarebbe stato preso in disparte e portato sulla rampa delle scale. Una zona in cui non ci sono dispositivi di ripresa. 

Il 32enne, come si legge sugli atti di indagine, riportò un “edema del condotto uditivo destro e trauma costale, con contusione toracica destra”. 

Pestaggio e depistaggio secondo quanto ricostruito dalla procura, che contesta anche il falso e la calunnia per quanto scritto nelle relazioni di servizio a firma del sovrintendente e dagli assistenti capo. Verbali in cui i fatti relativi all’aggressione, come scrive la procura, verrebbero “falsamente rappresentati”, addossando ogni colpa a De Felice.

Un’aggressione che, qualora fosse confermato il racconto del detenuto, assumerebbe contorni agghiaccianti. “Gli hanno perquisito la cella – raccontò la moglie di De Felice al Dubbio, nel dicembre 2018 -, messo a soqquadro tutto e calpestato la foto che ritraeva noi due. Mio marito ha reagito urlandogli contro e prendendoli a parolacce”.

Un agente penitenziario avrebbe poi chiamato il detenuto in disparte, per poi portarlo sulla rampa delle scale. Qui una decina di agenti, coprendosi il viso per non farsi riconoscere, lo avrebbero pestato a sangue con guanti neri e una mazza bianca. Portato in infermeria, non sarebbe stato visitato, ha detto la moglie. Dopodiché sarebbe stato messo in isolamento. 

Sul caso il deputato di +Europa Riccardo Magi presentò un’interpellanza urgente al governo che rispose che il dipartimento di amministrazione penitenziaria, dopo il suicidio del ventenne Hassan Sharaf in cella d’isolamento, aveva inviato gli ispettori a Mammagialla.

Magi ha visitato il carcere viterbese di recente, insieme al consigliere regionale Alessandro Capriccioli. 


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1 febbraio, 2020

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