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Finisce in manette Massimiliano De Santis, l’imprenditore con la passione per lo sport…

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Massimiliano De Santis [3]

Massimiliano De Santis

Massimiliano De Santis [4]

Massimiliano De Santis

Gioco d'azzardo e criminalità - Carabinieri in azione [5]

Gioco d’azzardo e criminalità – Carabinieri in azione

Salvatore Nicitra ieri e oggi [6]

Salvatore Nicitra ieri e oggi

Capranica – Massimiliano De Santis faceva parte “della più stretta cerchia di collaboratori di Salvatore Nicitra”, ex boss della Banda della Magliana. Il gip di Roma Vilma Passamonti lo scrive nell’ordinanza d’arresto che ieri mattina è stata notificata a trentotto persone e che ha messo fine a un’indagine su un’associazione a delinquere, condotta dai carabinieri della capitale. L’Arma, coordinata dalla Dda, ha così smantellato una banda che “negli anni ha monopolizzato l’area a Nord della capitale, assumendo il controllo, con modalità mafiose, del settore della distribuzione e gestione delle apparecchiature per il gioco d’azzardo (slot machine, videolottery, giochi e scommesse online), imposte con carattere di esclusività alle attività commerciali di Roma e provincia”.

Massimiliano De Santis, detto “Chicco”, 41 anni il prossimo 2 giugno, è finito in carcere per associazione a delinquere e per illecita concorrenza con minaccia e violenza. “Con l’aggravante – evidenzia il gip – di aver commesso il fatto utilizzando il metodo mafioso”. Ma è accusato anche di aver “esercitato abusivamente il gioco d’azzardo e le scommesse online, raccogliendo la posta giocata dal cliente e pagando l’eventuale vincita senza concessioni e autorizzazioni”.

L’obiettivo? “Procurarsi un profitto con l’omesso versamento delle somme dovute all’amministrazione finanziaria a titolo di prelievo fiscale, con relativo danno allo stato”.

De Santis, come emerge dall’ordinanza, è un “imprenditore”, nonché “agente della piattaforma di giochi online Planet Win 365” e “gestore di piattaforme di gioco online”. Risulta anche essere general manager di Mamanero, il “brand”, come è scritto sul sito internet, “official partner di Lazio e Viterbese”. Sponsor delle due squadre di calcio, quindi. È da sottolineare che Mamanero nulla ha a che vedere con l’indagine dei carabinieri.

Il 41enne è “uno dei più stretti collaboratori di Nicitra”, in qualità di “dipendente”, “portavoce” e “rappresentante” dello stesso ex boss della Banda della Magliana. In un’intercettazione telefonica è proprio Nicitra a “confermare che De Santis collabora con lui e a illustrare il tipo di collaborazione, correlata all’acquisizione di una sala scommesse della Planet”. “Ha speso il mio nome con la Planet – dice l’ex boss nella conversazione – per farmi dare una parte di sala per mettere le slot”. Ma tra i ruoli di De Santis c’è pure quello “di risolvere questioni societarie o afferenti la gestione del patrimonio finanziario e immobiliare del sodalizio”. “Incondizionata – la definisce il gip – è la disponibilità dei sodali a prestare attività a favore del sodalizio. Tutti i soggetti attivi in seno al clan Nicitra sono pronti a intervenire e a prestare la propria assistenza al fine di salvaguardare gli interessi dell’associazione per delinquere”.

Una banda “composta – continua il giudice – da un nucleo centrale di imprenditori, sodali storici di Nicitra, tra i quali De Santis. Sono risultati contribuire all’attività criminosa tanto quali distributori ad altri di giochi illeciti, tanto quali utilizzatori degli stessi in esercizi commerciali a loro riconducibili. Occupandosi a loro volta di esercitare un attento controllo sugli operatori del settore, impedendo iniziative autonome e diverse”. Il gip definisce il 41enne uno delle “prime sentinelle del gruppo criminale nel controllo del territorio”. Territorio sul quale avrebbe pure “fornito assistenza alle apparecchiature da intrattenimento installate dal sodalizio”.

Ma De Santis avrebbe fatto ancora di più. Avrebbe preso parte a “summit nell’ufficio privato di Nicitra, allestito in una sala giochi sulla Cassia”. Con Nicitra avrebbe girovagato, a bordo di una Fiat 500, “per visionare nuove sale giochi e/o esercizi commerciali dove installare le apparecchiature per il gioco”. Inoltre, a lui Nicitra avrebbe “rivelato la strategia per eludere il fisco italiano, creando dei ‘sottobanco’, ovvero canali di gioco non ufficiali che si collegano a siti internet stranieri”. E sarebbe stato De Santis a consigliare all’ex boss, terrorizzato dall’idea di un’indagine patrimoniale a suo carico, di andare all’estero. “Salvato’ – gli avrebbe detto il 41enne – ma scusa, posso di’ una cosa? Cioè, alla tua età eh, ti vendi tutto qua e te ne vai…”.

De Santis è accusato anche di illecita concorrenza, con violenza e minaccia implicita ed esplicita, verso tre concorrenti. Nei confronti di due “per l’assegnazione delle sale Planet ubicate nell’area sottoposta al controllo dell’organizzazione, al fine di garantire gli interessi economici dell’organizzazione stessa e acquisire una condizione di monopolio nella conduzione del gioco d’azzardo nell’area di Roma Nord”. Nei confronti del terzo, invece, per “impedirgli di commercializzare i suoi dispositivi elettronici per il gioco d’azzardo nell’area territoriale sottoposta al loro controllo criminale”. Il tutto, sottolinea il gip, “con l’aggravante di aver commesso il fatto utilizzando il metodo mafioso”.

Per un periodo Massimiliano De Santis, nato a Roma, è stato residente a Capranica, in via Carlo Alberto Dalla Chiesa. Ma a luglio dello scorso anno si è trasferito a Formello, dove è stato arrestato. Nella Tuscia ieri i carabinieri della compagnia di Ronciglione, nell’ambito della stessa operazione, hanno eseguito una perquisizione in un centro scommesse riconducibile a un altro soggetto. L’esito sarebbe stato negativo. Contemporaneamente, i colleghi del comando provinciale di Roma hanno sequestrato beni per circa 15 milioni di euro perché sarebbero stati per la commissione dei reati o acquisiti con proventi illeciti.

L’operazione, oltre alla province di Roma e Viterbo, ha coinvolto quelle di Terni, Padova e Lecce. Nonché Spagna e Austria. “Le indagini – concludono gli inquirenti – hanno consentito altresì di far luce su cinque cold case, tutti verificatisi nel quartiere romano di Primavalle alla fine degli anni ’80, a eccezione di uno avvenuto all’interno dell’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa, che vedono coinvolto Salvatore Nicitra allo scopo di consolidare il proprio potere criminale nei quartieri romani di Primavalle, Casalotti, Montespaccato, Monte Mario, Cassia e Aurelio”.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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