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Come eravamo - Viterbo - Nel 1978 durante la ricognizione del corpo del santo

Quando frate Agostino Mallucci indossò l’abito di san Francesco…

di Silvio Cappelli

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Frate Agostino Mallucci con l'abito di san Francesco

Frate Agostino Mallucci con l’abito di san Francesco

Frate Agostino Mallucci con l'abito di san Francesco

Frate Agostino Mallucci con l’abito di san Francesco

Frate Agostino Mallucci con l'abito di san Francesco

Frate Agostino Mallucci con l’abito di san Francesco

Frate Agostino Mallucci con l'abito di san Francesco

Frate Agostino Mallucci con l’abito di san Francesco

L'abito di san Francesco

L’abito di san Francesco

Viterbo – Quando frate Agostino Mallucci indossò per prova l’abito di san Francesco d’Assisi…

Forse non tutti sanno che, il 25 gennaio 1978, durante gli esami della ricognizione del corpo di san Francesco, frate Agostino Mallucci, francescano che per tanti anni ha ricoperto la carica di parroco della basilica di san Francesco in Viterbo, e che ancor oggi ci onora della sua presenza nel convento viterbese, ha avuto la grazia di vestire la tonaca di san Francesco d’Assisi. Questo per comprovare, attraverso tale reliquia, l’altezza fisica del santo ricavata dagli esami scientifici sulle ossa.

La ricognizione, sul corpo del santo e sugli oggetti a lui appartenuti, venne eseguita per disposizione di Paolo VI nel mese di gennaio 1978. Si trattava di verificare le sembianze in vita del poverello di Assisi e, visto che le misure combaciavano con quelle di frate Agostino, gli fu concesso di vestire l’abito con profondo stato di appagamento, di piena soddisfazione e di emozione da parte sua per il privilegio ricevuto.

Secondo alcuni studiosi, facenti parte del gruppo che ha lavorato anche al restauro della Sacra Sindone, l’abito potrebbe essere stato rattoppato con il mantello di santa Chiara.

Presenti alla vestizione a quel tempo padre Vitale Bommarco, ministro generale dei francescani e padre Bernardino Farnetani, custode del sacro convento in Assisi. La tonaca di san Francesco oggi è conservata nella cappella delle reliquie all’interno della basilica di San Francesco ad Assisi.

Sollecitato a dirci lo stato d’animo che si prova in quei momenti, frate Agostino Mallucci, dopo molte resistenze e nostre continue insistenze ci dice: “È difficile per me esprimere le emozioni di un avvenimento che mi ha segnato nel profondo e che, fino a oggi, ho conservato solo per me nel silenzio più stretto”.

“Nel sacro convento di Assisi, al termine della ricognizione del corpo di san Francesco avvenuta il 3 marzo 1978, il padre Vitale Bommarco, ministro generale dei francescani conventuali – continua Mallucci – decise il restauro della tonaca del Santo, in precario stato di conservazione, esposta nella cappella delle reliquie, nella basilica Inferiore. Il cardinale Silvio Oddi, legato papale, presente in Assisi per la settimana santa, constatando l’umidità della cappella, immediatamente autorizzò le analisi chimico-fisiche necessarie, il restauro ed anche il trasferimento al rinomato Istituto Abegg di Zurigo. Il padre Gerardo Ruf, di lingua tedesca e l’economo padre Agostino Mallucci, cioè io, furono incaricati per le pratiche. In seguito con l’intervento di due operai, venne aperta la teca, e furono constatate le preoccupanti condizioni della reliquia”.

Il frate prosegue: “Il ministro generale e il custode del sacro convento, per vedere che effetto faceva l’abito indossato da una persona di corporatura simile, mi vestirono con la tonaca e il cappuccio del poverello di Assisi, per constatare de visu l’altezza di san Francesco, in relazione a quanto riportato dalle analisi della ricognizione. Vestire la tonaca del Poverello di Assisi, per me fu una cosa semplice e naturale ma molto molto emozionante. E più tardi mi resi conto ancora di più di ciò che era avvenuto, domandandomi il perché del grande privilegio, certo non meritato”.

“Da allora – conclude frate Agostino – tante volte mi son rivisto in quella scena, rabbrividendo di commozione. Voi mi chiedete quale emozione tuttora mi porto dentro? Non so come dire. Forse la mia è l’emozione di un abbraccio inatteso, insperato, certo di un qualcosache mi parla di eterno, e di grande pace”.

Silvio Cappelli


Come eravamo

Con la rubrica Come eravamo pubblichiamo foto d’epoca che ci sono state inviate dai lettori di Tusciaweb.

Lo scopo, oltre a dare visibilità a memorie del passato, è anche quello di raccogliere fotografie o audiovisivi d’epoca, che descrivono luoghi o raffigurano personaggi della Tuscia, o che abbiano attinenza con il nostro territorio, per ricordare come eravamo, per mettere in risalto i cambiamenti e i segni del tempo.

Quello che cerchiamo sono foto di vita vissuta, di luoghi, di eventi.

Un’iniziativa utile anche per costituire un archivio, una memoria storica audiovisiva collettiva, che tutti potranno vedere e consultare on-line.

Per partecipare all’iniziativa basta inviare le proprie foto a Tusciaweb (indirizzi email:  redazione@tusciaweb.it e redazione.tusciaweb@gmail.com oppure via whatsapp al numero 338/7796471) con nome e cognome della/e persona/e ritratta/e nella/e foto e una breve descrizione dello scatto.

Chiediamo anche il nome e cognome di chi invia le immagini, specificando se si vuole essere citati nell’articolo, facendo riferimento all’iniziativa “Come eravamo”.

Va inserito un proprio contatto telefonico (preferibilmente cellulare) che, ovviamente, non sarà reso pubblico. Sugli scatti sarà apposta la dicitura ‘tusciaweb copyright’.

Il nostro obiettivo futuro, se l’iniziativa funzionerà, è di organizzare una raccolta di immagini viterbesi, una collezione pubblica, di considerevole valore storico-culturale, salvaguardata, valorizzata, catalogata e digitalizzata.

Un modo piacevole per rivivere insieme ai lettori i momenti più belli di come eravamo nel nostro territorio e nella nostra provincia.

Un caro ricordo, rimasto per anni nel cassetto, può essere rivissuto, così, pubblicamente attraverso le vostre foto, i vostri disegni e i vostri video inviandoli a Tusciaweb.

Puoi riprodurre le tue foto con un po’ di attenzione anche con il tuo telefonino.

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15 febbraio, 2020

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