--
    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Viterbo - Cultura - Walter Pagliaro parla di "Spettri", lo spettacolo dal testo di Ibsen che porterà in scena sabato 15 e domenica 16 febbraio in un tearto Caffeina che assumerà per l'occasione una veste nuova

“Il meccanismo sociale è una prigione e nella società capitalistica non c’è speranza di salvezza”

di Paola Pierdomenico
Condividi la notizia:

Walter Pagliaro

Walter Pagliaro

Viterbo – Grande prima nazionale al teatro Caffeina con un caposaldo di Henrik Ibsen, “Spettri“, diretto da Walter Pagliaro. Sul palco, sabato 15 febbraio alle 21 e domenica 16 febbraio alle 17,30, Micaela Esdra, Giorgio Crisafi, Igor Mattei, Fabrizio Amicucci e Dalila Reas. Il teatro di via Cavour assumerà una nuova veste grazie al lavoro dello scenografo-costumista Luigi Perego, uno dei più grandi in Italia.

Ibsen in passato definiva gli Spettri “ogni genere di vecchie morte opinioni e ogni genere di vecchie morte credenze”. Oggi chi sono per lei gli Spettri?
“Sono – dice Pagliaro – tutti quelli che ognuno di noi si è creato nella vita e che vengono principalmente dai rapporti famigliari e sociali. Ognuno di noi ne ha. Lo spettacolo è un omaggio al teatro ed è come avere un teatro intimo, l’intima teater di Strindberg, dove noi abbiamo collocato la storia”.

Come mai?
“Il teatro è il luogo in cui vengono messi a nudo tutti gli orrori della famiglia e della società. Quindi, ci è parso che in un momento in cui il teatro è ritenuto quasi un mezzo di comunicazione superato noi ne riaffermassimo la totale attualità e contemporaneità. Dentro questa piccola platea che abbiamo creato, facciamo un viaggio dall’isola dei vivi, dove pensiamo di essere, a quella dei morti in cui la nostra identità galleggia. Queste isole sono due quadri bellissimi di Böcklin che sono appesi sul boccascena del nostro teatro intimo e segnalano questo percorso dalla vita ala morte che è poi quello di ogni spettacolo teatrale fatto con convinzione, passione e interiorità. Un attraversamento che ne è la struttura portante”.

Si tratta di una prima nazionale che debutta al teatro Caffeina. Cosa l’ha portata a fare questa scelta?
“Perché è diretto da uno staff delizioso, straordinario e appassionato. Ho stabilito un colloquio bellissimo, di solidarietà e comunanza di idee. In mezzo a loro è bello poter far nascere uno spettacolo. Così, io mi sento a casa e poi il teatro è molto carino”.

Per l’allestimento, come sarà trasformato il teatro Caffeina?
“La prima parte della platea sarà praticamente parte della scenografia. Ci sono file di poltrone coperte da teli e sul palcoscenico c’è uno strano riferimento a una specie di sepolcro dove potrebbe essere sepolto il capofamiglia di cui si celebra il valore e ironicamente l’utilità sociale, ma che poi si rivela essere un depravato. Questo è il senso del testo: si sta celebrando l’inaugurazione di un istituto religioso in nome di un personaggio politico che da tutti viene ritenuto un grande uomo, ma che poi durante il testo, scavando dentro la memoria, si capisce che non è così”.

Cosa si dovrà aspettare il pubblico?
“Di ascoltare un testo stupendo che è molto attuale, perché la maggior parte delle famiglie italiane nascondono degli spettri. Tutte le persone che ho conosciuto vivono il dramma famigliare di cui parla Ibsen, ognuno con le proprie differenze. Ibsen poi lancia un messaggio e cioè che all’interno della società capitalistica non c’è speranza di salvezza, per cui anche le persone migliori e quelle che sono culturalmente intenzionate soccombono, perché – conclude Pagliato – il meccanismo sociale è in realtà una prigione”.

Paola Pierdomenico


Condividi la notizia:
14 febbraio, 2020

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR