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Viterbo - Valentina Bruno ha introdotto l'incontro "Tra jeans stretti e sconti di pena" - Ieri l'appuntamento voluto dal comitato "Non una di meno" - A coordinare anche Anna Maghi

“Le leggi dovrebbero parlare di differenza di genere”

di Maurizia Marcoaldi

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Viterbo - L'incontro "Tra jeans stretti e sconti di pena"

Viterbo – L’incontro “Tra jeans stretti e sconti di pena”

Viterbo - L'incontro "Tra jeans stretti e sconti di pena"

Viterbo – L’incontro “Tra jeans stretti e sconti di pena”

Viterbo - L'incontro "Tra jeans stretti e sconti di pena"

Viterbo – L’incontro “Tra jeans stretti e sconti di pena”

Viterbo - L'incontro "Tra jeans stretti e sconti di pena"

Viterbo – L’incontro “Tra jeans stretti e sconti di pena”

Viterbo - L'incontro "Tra jeans stretti e sconti di pena"

Viterbo – L’incontro “Tra jeans stretti e sconti di pena”

Viterbo - Elvira Federici

Viterbo – Elvira Federici

Viterbo – “Bisognerebbe pensare a leggi che parlino maggiormente di differenza di genere”. Queste le parole di Valentina Bruno che ieri ha introdotto l’incontro “Tra jeans stretti e sconti di pena”. L’iniziativa, che si è tenuta alla sala conferenze della provincia, è stata voluta dal comitato “Non una di meno”, in collaborazione con il Centro di servizio per il volontariato Lazio. 

Insieme a Valentina Bruno anche Anna Maghi per guidare i partecipanti in un viaggio attraverso la lettura di sentenze intorno alla violenza maschile contro le donne. In sala i testi sono stati interpretati da Ada, Michela, Lukusa, Chiara e Elvira, tutte appartenenti al comitato “Non una di meno”. 

“Siamo qui per cercare di capire – ha spiegato Valentina Bruno – come la donna viene vista nell’immaginario penalistico. Si è portati a pensare che nel campo della diritto valga l’uguaglianza, ma non sempre è così. Bisognerebbe pensare a una legge che contempli maggiormente la differenza di genere”.

L’incontro è stato inizialmente scandito da riflessioni tratte da uno studio del 1993 di Marina Graziosi, filosofa del diritto.

“Il concetto a cui più spesso si fa riferimento nell’affermare l’inferiorità giuridica delle donne – è scritto nello studio – è quello di infirmitas sexus (infermità) o di imbecillitas (imbecillità) sexus oppure di fragilitas (fragilità) sexus. Infirmitas è presupposto al divieto, per il sesso femminile, di rivestire cariche pubbliche, di essere giudici, di esercitare l’avvocatura. Inoltre, per quel che riguarda il denunciare o accusare taluni reati, appellarsi all’infermità può rendere dubbia o non valida una testimonianza femminile“.

Marina Graziosi sottolinea come il ruolo riconosciuto alla donna sia soprattutto quello di madre. “La donna, infatti, prima di ogni altra cosa è madre – è scritto nel suo testo – e nella maternità si esprime e si realizza gran parte del destino femminile. Sembra addirittura che negli organi della maternità si spenda gran parte dell’energia possibile, che perciò la forza intellettuale e la razionalità delle donne debbano necessariamente essere minorate. Queste concezioni portano, all’interno del diritto, alle diverse discipline dell’adulterio, all’obbligo di dichiarare il proprio stato di gravidanza, alla creazione per le donne di reati connessi all’aborto e all’infanticidio, al problema del governo della prostituzione e ancora al disciplinamento e regolazione del lutto delle vedove“. 

Poi un passaggio sulla donna come soggetto “tutelato”. “Ad oggi – continua il testo – il diritto concede l’inclusione delle donne e di nuovo prospetta funzioni di tutela. Una preoccupante funzione di tutela. La tutela infatti finisce per ricalcare non il paradigma della differenza- diversità, ma quello della della differenza-inferiorità”. 

E qui il focus dell’incontro. “Più feconda l’ipotesi di un nuovo diritto come diritto di genere – continua il testo – legato al riconoscimento e alla garanzia di diritti fondamentali che dall’appartenenza di genere traggono una parte almeno del loro senso e della loro portata normativa”.

Poi un excursus storico, fatto da Elvira Federici di “Non una di meno”, attraverso le leggi che nel tempo hanno interessato il genere femminile. Tra queste quella del 20 dicembre 1968 che stabilisce “l’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi”e la corte costituzionale dichiara illegittimi due commi dell’articolo 559 del codice penale che discriminano tra uomo e donna in caso di tradimento. Poi la riforma del diritto di famiglia italiano del 1975. E ancora la legge 194 del 1978 sull’interruzione volontaria di gravidanza. 

Parlando di leggi e giurisprudenza la puntualizzazione di Elvira Federici. “Anche nella nostra costituzione – ha specificato – c’è l’utilizzo del genere neutro che occulta la differenza di genere”.

Nel corso del pomeriggio un approfondimento dal tema ‘Dal codice rocco al codice rosa’. Poi anche la lettura di sentenze “vergognose”, come le ha definite Valentina Bruno, che hanno legiferato su alcuni casi di violenza sulle donne.

Particolarmente toccante la proiezione di alcuni video tratti dal “Processo per stupro”, documentario, prodotto da sei giovani donne registe e programmiste della Rai, che riprende lo svolgimento di un processo per stupro, svoltosi nel 1978 al tribunale di Latina. Un documentario dove si può ascoltare come nel corso del dibattimento la colpa si sposti dal presunto aggressore alla presunta vittima di violenze. 


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8 febbraio, 2020

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