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Tribunale - Cuce la bocca alla moglie con le spille da balia - Madre e sorella difendono l'imputato agli arresti da quasi un anno

“Mio figlio è pluripregiudicato ma è un buono e tra le vittime di mafia viterbese”

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Il tribunale

Il tribunale

Viterbo – (sil.co.) – Una su tutte, il marito le avrebbe letteralmente cucito le labbra con due spille da balia per zittirla. Ma la suocera dice che la nuora voleva farla pagare al figlio perché la tradiva. Prima con una ballerina di night e poi con un’altra: “Forse perché profumavano, visto che la moglie puzza sempre di alcol”.

Un’udienza durissima per la presunta vittima, accusata di essersi inventata tutto per vendetta dalla suocera e anche dalla cognata.

“Si ubriacava già a 15 anni. Aveva sempre una bottiglia di alcolici nella borsa. Beveva di tutto: amaro, sambuca, vino”, hanno detto le due testimoni della difesa. “Abbiamo cresciuto noi i due figli della oppia, perché lui era sempre in carcere e lei non era in grado”, hanno spiegato al giudice Gaetano Mautone. 

Tutto falso, tutte bugie. Perfino avrebbe messo su i figli minorenni per far credere di essere stata schiavizzata e brutalizzata per anni dal marito-padrone. 


“Un buono, tra le vittime di mafia viterbese”

Suocera e cognata sono state citate dall’avvocato Remigio Sicilia, che assiste il pregiudicato viterbese 39enne finito a Mammagialla alla fine di marzo 2019 con l’accusa di maltrattamenti in famiglia, lesioni e sequestro di persona. 

Adesso l’imputato ha ottenuto i domiciliari a casa della madre, una donna di 63 anni, che parlando del figlio ha detto: “Lui si sa chi è, è un pluripregiudicato, non ha mai lavorato, non si è occupato mai dei figli, assumeva droghe e anche lui una volta beveva, ma è un buono”.

Ha portato ad esempio quando l’imputato, tra le 47 parti offese di mafia viterbese (ma non parte civile al processo), nonostante fosse stato picchiato selvaggiamente dalla banda di criminali italo-albanesi, nel maggio 2018, abbia rifiutato il ricovero in ospedale: “Fa sempre di capoccia sua, aveva paura, era terrorizzato, ma ha rifiutato di farsi ricoverare”. 


“Si è presa a padellate per rompersi un braccio e avere l’infortunio sul lavoro”

Hanno negato tutto ciò che di agghiacciante ha raccontato in aula la presunta vittima, una 37enne che solo a febbraio 2019 avrebbe trovato il coraggio di denunciare un calvario che sarebbe durato 18 anni, dal 2001 alla primavera scorsa. Un’infinita serie di violenze, sevizie, soprusi, crudeltà che avrebbe subito da quando è andata a vivere con lui a 19 anni.

Quindi madre e sorella hanno rilanciato: “La moglie, pur di incassare i soldi dell’infortunio sul lavoro, una volta che facendo le pulizie le è caduto addosso un pannello di un controsoffitto, è tornata a casa con una padellona enorme e voleva che le rompessi il braccio a padellate. Siccome ho detto no, ci ha provato da sola, ma non le è riuscito. Ma che padellate che si è data”, ha detto la suocera. 


– Bruciata col ferro da stiro e colpita in faccia con la mazza da baseball


“E’ caduta dal motorino, si è buttata dal balcone per non farsi vedere ubriaca”

Hanno negato, la suocera e la cognata, che lui l’abbia rinchiusa per giorni nel cassettone del divano, che l’abbia costretta a stare nuda sul balcone in pieno inverno, che l’abbia incatenata al letto, bruciata col ferro da stiro, obbligata a bere il ragù dalla pentola e naturalmente che le abbia mai cucito la bocca con le spille da balia. 

“Non l’ha picchiata, è caduta dal motorino. La notte tra il 27 e il 28 luglio 2016 non si è buttata dal balcone perché lui voleva menarla, ma per non farsi trovare ubriaca dal marito”, hanno detto in merito ai due ricoveri più eclatanti tra i tanti al pronto soccorso di Belcolle. 

Non le avrebbe puntato una forchetta al collo e intimato di portargli 150 euro entro venti minuti sennò l’avrebbe uccisa. “Se aveva bisogno di soldi, li chiedeva a me”, ha detto la sorella. “Ho venduto un terreno e gli ho dato i soldi, perché volevo che mio figlio si godesse la vita ora che è giovane”, ha detto la madre, negando che avesse costretto la moglie perfino a rubare per la sua continua smania di denaro. 

L’udienza si è chiusa col rigetto da parte del giudice della richiesta di perizia medico-legale delle cicatrici sul viso e una mano della vittima, imputate dalla 37enne alle spille da balia e al ferro da stiro. La difesa si è riservata di sentire come testimone, in foma protetta, la figlia minore della coppia, mentre l’imputato sarà sentito in primavera prima della sentenza. 


Tusciaweb ha deciso di non rendere pubbliche le generalità e il luogo di residenza dell’uomo arrestato, a tutela della convivente e dei figli minorenni. Ulteriori particolari sull’uomo renderebbero, inevitabilmente, riconoscibili anche la donna e i bambini, già vittime di fatti assolutamente gravi.


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12 febbraio, 2020

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