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Viterbo - Parla la sorella - Sergio Lanzi è morto il 29 agosto - Era rimasto una giornata al pronto soccorso e dimesso, era stato poi ricoverato - Si indaga per omicidio colposo

“Mio fratello abbandonato a Belcolle”

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Sergio Lanzi

Sergio Lanzi

Viterbo – “Mio fratello è morto sei mesi fa. E io non so ancora niente sull’esito delle indagini”. Daniela Lanzi, al telefono, non trattiene le lacrime. Ha perso il fratello maggiore l’anno scorso: Sergio Lanzi, 62 anni, professione capotreno, abitava a Montefiascone.

Se n’è andato in pochi giorni: il 21 agosto 2019 entra all’ospedale Belcolle. In serata lo dimettono. Torna il 24 al pronto soccorso e viene ricoverato. Il 29 muore. Tutto riportato nella denuncia sporta da Daniela, che fa partire un’indagine per omicidio colposo contro ignoti. Stessa ipotesi di reato per la quale si procede nel caso di Aurora Grazini, 16 anni, morta in casa la mattina del 15 febbraio. 

“Sono solidale con la famiglia di questa ragazza, alla quale porgo le mie condoglianze – continua Daniela Lanzi -. Aurora aveva 16 anni. Mio fratello 62. È un dolore sicuramente diverso. Non c’è paragone. Ma gli sono vicina”. 

Il calvario di Sergio Lanzi comincia ad agosto dell’anno scorso: non riusciva a camminare. Nel 2018 era rimasto una ventina di giorni in ospedale: gli avevano diagnosticato la sindrome di Guillain-Barret, che colpisce il sistema nervoso e provoca debolezza muscolare. “Dopo il ricovero e la convalescenza mio fratello stava bene. Non aveva avuto grossi problemi fino ai primi di agosto 2019, quando ha ripreso a sentirsi debole e affaticato – racconta Daniela Lanzi -. Abbiamo consultato un medico di Diabetologia a Montefiascone, che ha compilato una richiesta di ricovero urgente perché, secondo lui, c’era stata una riacutizzazione della sindrome”. 

Il 21 agosto il 118 lo va a prendere e lo carica in ambulanza, direzione Belcolle. “Io me lo ricordo bene il suo colorito grigio”, dice Daniela. Sulla sua denuncia si legge che Sergio viene “trattenuto fino alla sera intorno alle 20, dimesso senza diagnosi bensì con una richiesta di accertamenti da fare da esterno e non da ricoverato”. “Sono rimasta ad aspettarlo a casa – afferma Daniela -. Ci sentivamo costantemente al telefono: mi diceva che non gli stavano facendo niente. Quando lo hanno dimesso ho chiesto spiegazioni: si erano resi conto che non camminava? E perché non lo ricoveravano? Mi hanno detto che ‘mio fratello non aveva niente’, accusandomi in pratica di aver chiamato il 118 inutilmente. E se non riusciva a camminare e non sapevo come portarlo a casa, dovevo ‘chiamare un’ambulanza privata e pagare’. Nei giorni seguenti ho implorato non so quanti medici di farlo ricoverare: stava male. Lo stesso mese avevo perso mia mamma. Non volevo perdere anche lui”. 

Tenta di portarlo alla clinica Santa Teresa, senza riuscirci. “A dire del medico – continua la denuncia – per la nuova normativa in atto delle case di cura Sergio doveva per forza tornare al pronto soccorso”. Il 24 agosto si aggrava e torna a Belcolle: pronto soccorso e poi trasferimento in medicina. Muore cinque giorni dopo. Da quel momento, sua sorella si pone una domanda, che è il cuore della sua denuncia: “il mancato ricovero del 21 agosto può aver determinato il decesso”? 

“Siamo ancora senza risposte – dice -. Da sei mesi aspetto giustizia, senza avere notizie sulle indagini per la morte di Sergio. Non vorrei che la procura archiviasse: mio fratello è stato abbandonato”. 


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24 febbraio, 2020

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